Shazam! è un passo in avanti sostanziale in casa DC. David F. Sandberg offre una regia che utilizza i canoni dell’horror e non rinuncia a prendere spunto dai classici del cinema su misura per ragazzi come Jurassic Park. Spicca un’interpretazione convincente di Zachary Levi, che per come è stato costruito il personaggio, riesce davvero a renderlo convincente e allo stesso tempo spassoso.

Ad alcuni è necessario una lenta mutazione genetica. Ad altri un lungo investimento economico e intellettuale. Pochi però possono diventare un supereroe grazie a una parola magica che ha il sapore di un’onomatopea: Shazam!. In un lampo hai addosso un costume folgorante e delle capacità sovraumane racchiuse solo nei bordi dei fumetti che hanno accompagnato la propria infanzia. Se poi si è nel pieno della fase adolescenziale, urlando quel nome si acquista direttamente un’età adulta, con tutti i benefici (e le responsabilità) che tutto questo comporta. Vi ricorda qualcosa? Il primo pensiero va infatti a Penny Marshall, la regista che in Big ha portato in scena un giovane Tom Hanks, la versione adulta di un dodicenne che di punto in bianco si trova ad avere le fattezze dei suoi genitori, e tutto questo solo per aver espresso un desiderio di non rimanere un bambino.

Il punto di contatto tra questo e il nuovo film di David F. Sandberg è che è l’elemento “straordinario” (in entrambi i casi un mago) a cambiare in un istante l’“ordinario” di una persona comune, con la sua vita e i suoi problemi. Ovviamente i canoni sono diversi. Da un lato abbiamo una commedia, dall’altro un film fantascientifico che mantiene comunque i tratti dark che sono la base dei lungometraggi DC. Da Aquaman in avanti qualcosa però è cambiato. Come è accaduto nel film di James Wan, in Shazam! i modelli narrativi usati sono duplici. Il film parte subito con un tono cupo, descrivendo una situazione critica che potrebbe determinare una serie di eventi catastrofici per il destino della Terra. Il mago Shazam non ha più le forze per impedire che i Sette Peccati Capitali, e per questo va alla ricerca di un campione puro in grado di ereditare questo enorme fardello.

Che succede se a riceverlo è un ragazzino? Ciò che emerge in questo film è la naturale conseguenza di fronte a questo cambiamento. I primi gesti sono di scoperta dei propri poteri, che in mano a un giovane in alcuni non vuol dire usarli a fin di bene, ma per dimostrare di esistere in quanto tale. In questo modo intervengono le nuove tecnologie, come le riprese amatoriali dove si sperimenta il suo essere “super”, e che amplificano la nascita del nuovo Rocky di Philadelphia, anche lui nato nei sobborghi cittadini (e, a questo punto, il lizza per diventare un personaggio DC). Billy Batson non è Bruce Wayne, anche lui un orfano ma con alle spalle delle persone che lo assistono e un impero economico che lo sosterrà nel contrasto al crimine di Gotham. Billy non ha nulla, se non una bussola, un oggetto che, oltre a essere un ricordo della madre, è fondamentale per lui nella lunga ricerca del suo vero legame familiare.

In effetti lui ha cercato sempre di scappare da tutti quei tentativi d’integrazione, persino quando si trova davanti a delle persone che hanno il suo stesso passato, come la famiglia Vasquez. E a contribuire a questo continuo distacco ci pensa, paradossalmente, questo nuovo potere, che anziché essere una virtù, viene percepito inizialmente come un privilegio di uno nei confronti di altri, che non sembrano minimamente essere toccati da tale vantaggio. Shazam!ha molti demeriti, come ad esempio la scelta di accelerare alcuni punti nevralgici della storia e la presenza di sketch non proprio riusciti (ma li hanno tutti, anche i cugini di casa Marvel), ma ciò che colpisce non è solo la schiettezza verso alcuni temi trattati, ma anche la scelta di non banalizzare e rendere tutto scontato, come l’idea stessa di famiglia e le sue diverse sfumature.

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