Come le stagioni precedenti, anche la terza stagione continua a “spaccare” e tenere i fan col fiato sospeso, sempre in ansia di sapere cosa succederà nella prossima puntata, nell’attesa che Claire e Jamie si ritrovino una volta per tutte.

Dopo i 16 episodi della prima stagione, seguiti dai 13 episodi della seconda stagione, ecco arrivarne altri 13 per la terza. Stiamo parlando dell’attesissimo Outlander 3, che negli Stati Uniti è iniziato con diciannove giorni di anticipo rispetto alla data di debutto italiana. Sul canale Starz, infatti, è in onda dal 10 settembre 2017. Claire Randall/Fraser, interpretata da una fantastica Caitriona Balfe, è una viaggiatrice nel tempo pronta a regalarci, anche in questa stagione, tante emozioni. Ispirato al romanzo Voyager, il terzo capitolo della saga di romanzi firmati da Diana Gabaldon, Outlander 3 ci coinvolge in una trama che attraversa il tempo e lo spazio in modo più ampio e profondo di quanto abbiamo mai visto finora.

Invece di aprire la prima puntata della stagione vent’anni nel futuro, il creatore Ronald D. Moore ci trasporta in mezzo agli eventi che seguono il ritorno di Claire, facendo sperimentare ai telespettatori il dolore e le difficoltà che lei e Jamie (quest’ultimo interpretato dallo scozzese Sam Heughan, intenso e coinvolgente nella parte) devono affrontare l’uno senza l’altra. A separare gli sfortunati amanti sono infatti ben due secoli e migliaia di chilometri: lui è rimasto nella Scozia del XVIII secolo e deve fare i conti con le conseguenze della Battaglia di Culloden, nella quale il suo clan è stato letteralmente spazzato via dai nemici; lei invece è incinta del suo bambino ma intrappolata nella Boston del 1948, dove è costretta a vivere con il marito Frank (Tobias Menzies).

Outlander 3, recensione, caitriona balfeChe relazione a lunga distanza! Già dall’inizio della stagione, la serie non lesina suspense e angoscia, ponendo allo spettatore una serie di pressanti quesiti: come possono Frank e Claire continuare a vivere questo matrimonio-purgatorio dove il vero amore non esiste? Come può Claire andare avanti in una società misogina nella quale la donna è asservita, incolta e non può nemmeno iscriversi a università come Harvard? E infine, come possono Claire e Jamie ritrovarsi se sono così lontani l’uno dall’altro (in più di un senso)? Intrecciando, come suo solito, amore, guerra e viaggi nel tempo, Outlander 3 rischia a tratti di voler strafare e di generare nel pubblico un po’ di confusione, ma il creatore Ronald D. Moore è riuscito in fin dei conti ad armonizzare tutti gli elementi piuttosto bene, sfornando un’altra serie intensa e coinvolgente.

Tenendo il ritmo giusto, gli episodi ci fanno passare da un secolo all’altro mostrandoci i due protagonisti, uno intrappolato fisicamente e l’altra intrappolata psicologicamente. In entrambi i mondi si avverte chiaro lo struggimento e la nostalgia che i due amanti provano l’uno per l’altra, un sentimento che la regia di Brendan Maher amplifica grazie a inquadrature sempre più anguste e opprimenti. Entriamo così in una ‘tana di coniglio’ dalla quale non si può fuggire, almeno finché l’amore non sarà capace di oltrepassare il tempo e lo spazio.

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