Grazie alle grandi interpretazioni su tutta linea e a una storia socialmente rilevante, Mudbound risuonerà a lungo anche dopo i titoli di coda.

Mudbound è un film ambientato durante un periodo burrascoso della storia, che trova delle similitudini preoccupanti negli eventi del nostro tempo. Qualcosa che, tristemente, abbiamo fin troppo spesso sentito negli ultimi mesi. Dalle brutali azioni della polizia e le rivolte razziali di Detroit, agli egoistici intrighi politici di The Death of Stalin, alcuni dei più ripugnanti aspetti del XX secolo sono disgraziatamente vivi e vegeti nel 2017. La cornice storica di Mudbound è il Mississippi del 1940, ed è il racconto di due famiglie. Una bianca, i McAllan, e una nera, i Jackson. Henry McAllan (Clarke) ha abbandonato la vita cittadina per mandare avanti una fattoria per la coltivazione del cotone.

Si trasferisce in una casupola di campagna accompagnato dalla moglie Laura (Mulligan), i due bambini e suo padre, Pappy (Banks). Hap (Morgan) e Florence Jackson (Blige) hanno cinque figli, il maggiore dei quali, Ronsel (Mitchell), è partito per la guerra in Europa. È un autentico cast corale, con sei distinti membri al servizio del racconto. I vari rumour sugli Oscar puntano attualmente i riflettori sulla Blige; ma va detto che davvero nessun membro prevale sul resto del cast. Tutti sono eccezionali: naturali e sobri, riescono a comunicare moltissimo anche quando i loro personaggi lasciano necessariamente molto al non detto. La gerarchia sociale dell’America degli anni ‘40 impone che le due famiglie, nel momento in cui si incontrano, sappiano immediatamente qual è la loro posizione.

mudbound, dee rees, carey mulligan, garrett hedlund, recensioneNon appena arriva, Henry ha bisogno che qualcuno lo aiuti a smontare le valigie dal suo furgone, e per questo assume Hap: “Ci serve che la roba venga scaricata, e accendere un fuoco prima che faccia buio, okay”. Non è una richiesta, e neppure un ordine, c’è solo un tacito accordo. Tuttavia Henry non è esplicitamente ostile. Pappy, al contrario, è crudele nel suo pregiudizio, rifiutandosi di sedersi accanto a Hap su un camion, e costringendo fisicamente un uomo di colore a uscire da un negozio passando dalla porta sul retro. Ed è intorno a questo razzismo manifesto che si sviluppano i risvolti narrativi più drammatici del film. Appena la guerra finisce, entrambe le famiglie possono riabbracciare i loro rispettivi membri: Ronsel fa ritorno a casa, e così pure Jamie (Hedlund), fratello di Henry. Traumatizzato dall’esperienza della guerra, nel momento in cui Jamie fa la conoscenza di Ronsel non vede la razza, ma uno spirito affine che ha, a sua volta, assistito agli orrori di un conflitto armato.

Benché il loro incontro avvenga a metà film, è la loro amicizia a lasciare il segno più forte, mentre tutti gli altri si ritirano sulle linee laterali. Per tutte le difficoltà che gli altri personaggi sopportano – e ne sopportano, eccome! Stiamo parlando della campagna del profondo sud degli anni ‘40 – questi due condividono una sofferenza che nessun altro può comprendere, e che li unisce in un’epoca in cui la segregazione era ancora la legge, e l’odio razziale imperversava. Considerata l’importanza di entrambi questi personaggi per l’epilogo del film, all’inizio sembra molto strano che essi rimangano in disparte così a lungo. Ma alla fine il regista Dee Rees ha realizzato un film che parla di persone e di luoghi, del modo in cui il Mississippi, con le sue leggi e il suo sistema di convinzioni, influenza le vite di queste due famiglie, e tutto questo è importante. Mudbound è un’istantanea su un’epoca; ma oltre a questo, in modo ancor più pertinente, con le forze suprematiste bianche che di nuovo marciano per le strade d’America, è un potente avvertimento del fatto che non ci siamo del tutto lasciati alle spalle gli antichi orrori.

Jonathan Pile

4

Buono

Average User Rating
0
0 votes
Rate
Submit
Your Rating
0