Il film è da vedere. Sia per i nostalgici, che usciranno dalla intavolando annose discussioni sulla verosimiglianza o meno con il romanzo e le differenze con la prima serie tv. È da vedere per chi invece non ha né letto né visto altro, ma che ben sa chi è Pennywise e quando vede un clown sa già che non c’è proprio niente da ridere.

Ho atteso l’uscita di IT con la stessa trepidazione di un concerto rock e vi dico subito che il film mi è piaciuto per alcuni aspetti molto, per altri molto meno. Andiamo con ordine. Per chi come me ha letto il romanzo di Stephen King alla sua uscita in Italia, sa che cosa significa provare il fascino del vero terrore indotto, quello che ti fa voltare pagina con un tremore convulsivo perché davvero temi di leggere cosa accadrà nel paragrafo successivo. Ho amato molto quel lungo, lunghissimo racconto, per tanti motivi: perché mi ha fatto diventare una lettrice accanita di tutti, o quasi, i romanzi del Re dell’Horror (anche se poi ha allargato il genere al thriller), perché ne ho apprezzato lo stile narrativo, perché, pur essendo una storia di paura, è anche una sorta di romanzo di formazione di un gruppo di ragazzi, che per molti versi ricorda i protagonisti di Stand by Me, altro racconto di King – da cui fu tratto l’omonimo film e che ha ispirato altre pellicole focalizzate sugli adolescenti.

Va anche detto che da allora non sono mai più riuscita a guardare un clown con la stessa spensieratezza di prima, ma tant’è. Dal 1986 sono trascorsi ben oltre quei 27 anni in cui abitualmente Pennywise il Clown Ballerino se la dorme in letargo dopo essersi saziato sbranando i bambini di Derry, nel Maine. E in questo lungo lasso di tempo, sono uscite decine di pellicole più o meno dell’orrore, che hanno preso spunto, in maniera esplicita o più velata, dalle idee allora innovative e assolutamente originali del grande scrittore americano. Mettere assieme, in un’unica storia naturale e soprannaturale, tanti ingredienti emozionali, come il susseguirsi di mostri cannibali e zombie, sangue che sgorga ovunque, bulli psicopatici, padri violenti e colpi di scena inaspettati sono ormai operazioni che spesso affollano persino molte recenti serie tv.

it, recensione, Andrés Muschietti, Bill Skarsgard, recensioneMa mai nessuno, prima di allora, era riuscito a creare un romanzo in cui convivessero tutti questi aspetti in una miscela perfetta e armoniosa, dove i personaggi sono ‘reali’, costruiti a tutto tondo. La doverosa premessa serve per spiegare perché è difficile che IT convinca la generazione dei più giovani, ormai abituata a vedere sullo schermo di tutto e dove i sobbalzi sulla poltrona sono ormai merce rara. Il centro del film è sicuramente Pennywise, interpretato a meraviglia da Bill Skarsgård, che diventa il centro focale: tutto è legato a lui, al punto che la sua oscura presenza già viva nel passato, viene svelata quasi subito. Nella prima parte del romanzo invece, quella affrontata in questo primo capitolo filmografico, i protagonisti sono i ragazzini, la loro amicizia, i loro silenzi, i litigi, le scoperte di un’estate indimenticabile sotto molti punti di vista, seppur adombrata da scomparse, morti e la scoperta dell’entità IT.

Muschietti ha scelto quindi di mettere un po’ in secondo piano il rapporto tra i ragazzi e puntare maggiormente sull’horror: scelta che però a tratti stride con il rischio del ‘già visto’ in tanti film che, come detto, dal romanzo originario attinsero a piene mani. La paura c’è, abbastanza: alcune situazioni – mescolate a un buon numero di jump scares – sono abbastanza inquietanti, e comunque ben congegnate e rese bene da effetti speciali che non scadono – troppo – nello splatter. In definitiva non si tratta mai di solo orrore. C’è sempre quel qualcosa di più, legato all’essere un adolescente, all’essere solo o il componente di un gruppo, alla costruzione della nostalgia di un breve periodo che conduce verso l’età adulta e che è rimasta uguale alla fine degli anni ’80 (quando uscì il romanzo) e anche alla fine dei ’50 (quando è ambientato il romanzo), fatta di sputi, parolacce, insulti, promesse, litigi, abbracci, risate, confessioni, sguardi, mani che si stringono e i primi baci. E di sangue, almeno in questo caso.

Arianna Pinton

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