Gramigna è un film dalla forte vocazione educativa che, grazie anche alla straordinaria prova attoriale del protagonista Gianluca Di Gennaro, ci mette a confronto con una toccante parabola di crescita, lotta e riscatto. Una storia nella quale molti possono riconoscersi e dalla quale tutti possiamo trarre una lezione di coraggio e speranza.

Educazione di una canaglia. Impossibile non pensare al titolo della famosa autobiografia del rapinatore americano Eddie Bunker mentre si guarda Gramigna, film di Sebastiano Rizzo che racconta la storia e il riscatto di Luigi Di Cicco, figlio di uno dei più potenti boss della malavita campana. Al netto delle enormi differenze geografiche, temporali e perfino culturali fra le due opere, ad accomunarli e a fare riflettere è proprio quel termine, ‘educazione’, che ci fa pensare alla vita criminale come a un fattore ambientale, un’impostazione culturale che viene insegnata e tramandata di padre in figlio e coltivata in famiglia come una gramigna dura a morire. Nel caso di Eddie Bunker, cresciuto a Los Angeles in una famiglia problematica, con due genitori alcolizzati che lo trascurano e non hanno interesse per lui, l’educazione comincia quando, in tenerissima età, gli si aprono le porte di vari riformatori e carceri minorili.

Una spirale regressiva che lo conduce, soltanto diciassettenne, alla galera vera e propria (sarà la persona più giovane ad aver mai messo piede dietro le sbarre del carcere californiano di San Quintino). In questo modo, Bunker subisce un’educazione che lo porta a trasformarsi, da adulto, in un vero e proprio veterano delle rapine a mano armata, delle truffe e delle estorsioni. Per Luigi Di Cicco, il richiamo della vita criminale è una costante della realtà nella quale si trova immerso per tutti gli anni cruciali della crescita, un mondo che si divide tra bene e male e in cui lui deve fare i conti con l’influenza negativa di molti tentatori (ricchi e persuasivi malavitosi, amici sbandati, cattive compagnie) e gli sforzi per proteggerlo di pochi angeli custodi (la madre Anna e Vittorio, l’amato allenatore di calcio). Il padre, che non ha mai visto fuori dal carcere, sta scontando l’ergastolo.

Gramigna, recensione, gianluca di gennaro, sebastiano rizzo, recensioneEd è proprio lui a metterlo in guardia dai rischi del malaffare e a spronarlo a studiare e a lavorare, facendogli capire il valore della famiglia, della serenità e, soprattutto, della libertà. Mentre Eddie Bunker ha purtroppo subito l’influsso venefico dell’ambiente criminale in cui si è trovato a crescere, sviluppando così un’educazione da canaglia che lo ha costretto a entrare e uscire dai penitenziari californiani per gran parte della sua vita prima di uscire in libertà condizionata e diventare uno scrittore di successo, Luigi di Cicco ha rigettato i dogmi malavitosi che un certo ambiente cercava ripetutamente di inculcargli.

Dopo una dura lotta interiore, ed essere perfino passato attraverso l’umiliazione del carcere, è divenuto un commerciante e oggi si dedica con grande entusiasmo al civile. In particolare, la sua attenzione è rivolta a quei commercianti che, più volte, aveva visto umiliati e feriti non solo nel corpo ma anche nella dignità, dalla sua stessa famiglia. “Ci sono ragazzini dalle vite così complicate che da grandi sognano solo di avere una vita normale” spiega lo stesso Di Cicco, sintetizzando in una frase l’enorme difficoltà e le sofferenze interiori che molti ragazzi cresciuti in terre di malavita devono affrontare per sfuggire all’educazione criminale e al destino malavitoso che molti adulti cercano di imporgli. Il film rappresenta un grido di speranza diretto proprio alle loro orecchie.

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