Sou Abadi è paladina di tolleranza e comprensione, pone in rilievo pregi e difetti di qualsivoglia credo e convinzione assiologica, da Maometto a Victor Hugo la pellicola accosta mostri sacri e antitetici con naturalezza, senza sbavature. Due sotto il Burqa fa ridere, ridere a crepapelle, di cuore, senza meschino sarcasmo con dolce autoironia. Imperdibile.

Sou Abadi è regista di lungometraggi e documentari, ha origini iraniane, vive in Francia. “L’idea di questo film – racconta Abadi anche autrice e montatrice – nasce dal mio passato. In Iran ho vissuto la nascita della Repubblica Islamica, i divieti, la trasformazione della religione in una legge spietata che pretendeva di stabilire delle regole sulla nostra vita quotidiana, individuale, privata. Ancora ragazzina ho lasciato il paese per vivere in una società lontana da queste forme di violenza, ma qualche anno dopo questi stessi temi si sono riproposti anche in Francia. Nonostante le tragedie recentemente vissute però non credo che i francesi si lasceranno mai spingere verso l’estremismo”. Il cinema francese sa essere frivolo à sa façon, illustra tematiche scabrose e largamente dibattute nell’attualità con piglio vivace e disinvolto.

Due sotto il Burqa è una pietra miliare della commedia, suscita fragorose risate nel pubblico, pur camminando su un terreno minato, quello dell’integralismo musulmano, del despotismo e dell’intolleranza. Mahmoud è un giovane fedele ad Allah, si appiglia all’autorità del dogma successivamente alla morte dei genitori; al fine di riscoprire l’autentico significato dell’Islam, emigra da Parigi, città in cui è cresciuto pur avendo origini mediorientali, a Sana’a. Dopo un periodo di preghiera e ascetismo il ragazzo rientra in Francia. Angolatura realistica quella di Abadi nel raccontare un avvicinamento incondizionato alla fede in un momento di disperazione e insicurezza. A rintuzzare la tesi secondo la quale certi risvolti estremistici delle dottrine religiose vengono perseguiti da soggetti deboli, manipolabili. Mahmoud è un fondamentalista, cocciuto, fermo sulle proprie posizioni, non ammette il confronto con la sorella, portatrice di valori di integrazione e multiculturalismo.

Una volta a Parigi rifiuta che Leila frequenti un infedele, la mette sotto chiave, la tratta alla stregua di una bimba capricciosa. Il ragazzo potrebbe venire superficialmente compreso nella categoria dei personaggi odiosi, questo non accade. Abadi non è interessata a instillare odio e incomprensione, il film non nutre preconcetti, nel modo elegante in cui si sofferma su certi temi diviene bandiera di comprensione e accettazione del diverso. Mahmoud mostra una delicatezza infinita nel porsi nei confronti di Sheherazade. Quest’ultima figura è l’elemento più spassoso della pellicola, la donna pia musulmana, coperta integralmente dal niqab, è in realtà Armand, giovane innamorato di Leila, condannato a nascondere la propria identità, per liberare la ragazza e fuggire insieme a lei negli States. Da Plauto a Shakespeare le commedie degli equivoci hanno da sempre attratto le platee.

Nel travestimento Armand asseconda certe usanze musulmane, astenendosi dal giudicarle. Il suo non è un mero atteggiamento esteriore, Sheherazade nasce da uno studio attento delle leggi coraniche, ciò rende il personaggio meno caricaturale e più genuinamente divertente. Due sotto il Burqa bandisce i cilché, le voci protagoniste non sono approssimate e prevedibili, i dialoghi possiedono un je nesaisquoi di persuasivo e intelligente, il film in un aggettivo è lodevole. L’opera di Sou Abadi non intende essere antislamica e tantomeno a favore del cristianesimo, si promette di narrare una storia di vita. Non accetta repliche soltanto nell’ostinarsi a non ammettere che ci si esprima senza conoscere. Armand in prima linea è portavoce di istanze di rispetto e tolleranza, quando si reinventa musulmano/a, lo fa con cognizione di causa e geniale attitudine metamorfica. La comicità di Due sotto il Burqa è nel suscitare un riso onesto, sincero, nella freschezza delle situazioni. I personaggi sono minuziosamente delineati, gli attori credibili e efficaci, da citare la bravura dei genitori di Armand, rivoluzionari del Maggio Francese, lei femminista sfegatata, lui timido comunista.

Chiara Negri

4

Buono

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