Animali Fantastici – i crimini di Grindelwald è un film che scalda il pubblico in preparazione di ciò che accadrà nei successivi capitoli. La storia pecca invece su alcune scelte sia nella definizione dei percorsi di alcuni personaggi, sia nell’impianto narrativo complessivo che si rivela su alcuni punti discontinuo. Resta il buon lavoro del regista David Yates, e l’interpretazione mai eccessiva di Johnny Depp.

Ah… Parigi. La città che ha ispirato artisti da tutto il mondo. Le strade, i quartieri, i colori, le luci, hanno reso possibile la crescita d’inestimati talenti nella Belle Époque. Questo… nel mondo dei non maghi. L’altra Parigi sarà invece irriconoscibile. Colpa di Gellert Grindelwald? Possibile. Ma non sarà certo l’unica causa di una società messa a dura prova da uomini incapaci di comprendere gli eventi futuri. C’è chi sa per certo da che parte stare (nel bene o nel male), e chi invece si trova nel momento decisivo di dover prendere una decisione sul proprio futuro.

Il nuovo capitolo di Animali Fantastici, dopo lo scoppiettante e rocambolesco primo episodio, rappresenta la quiete dopo una mostruosa tempesta che ha invaso lo schermo insieme a quelle creature leggendarie descritte da Newt nel suo libro. Non che non ci sia nulla di rilevante in questo film. I fatti particolarmente significativi emergono come i più preziosi dei tesori, raffinando sempre di più il fiuto verso il sapere. D’altronde, uno dei pregi di J.K. Rowling sta proprio nel incanalare temi piuttosto spinosi come la diversità, in un racconto accessibile con diverse chiavi di lettura. Nel secondo dei cinque episodi fissati in calendario lo sguardo dei ragazzi e degli adulti cresciuti con la saga di Harry Potter viene pienamente appagato da una fitta serie di riferimenti ai libri e ai film precedenti.

L’esperienza visiva, dai testi alle immagini, è mantenuta sempre viva grazie a un continuo aggiornamento di informazioni che riguardano i personaggi del film. Basti pensare che il libro a cui questo nuovo franchise si ispira altro non è che un manuale scritto dallo magizoologo Newt Scamander. Questo per far capire che ogni piccolo frammento, anche quello più futile, può nascondere qualcosa di speciale se si considerano i fini di una storia. Animali Fantastici – i crimini di Grindelwald estende il proprio spazio offrendolo direttamente ai lettori e spettatori più esperti, che non hanno più a che fare con mondi inesplorati o esseri cupi. Davanti a loro ci sono persone conosciute come Albus Silente (giusto per dirne uno), un giovane professore di difesa contro le arti oscure che torna al centro della scena chiedendo a Newt di intervenire dopo che Grindelwald si è liberato (metaforicamente, essendo invisibili) dalle catene del Ministero della Magia degli Stati Uniti d’America.

Quel gesto è di per sé la metafora su cui ruota il film. Sciolto dai vincoli imposti dall’alto, il personaggio, interpretato con dedizione da Johnny Depp, mette subito in chiaro le sue vere intenzioni: uccidere i non maghi. Detto in questi termini, è facile condannare in maniera netta il pensiero del soggetto. Eppure non è il “cosa” il punto centrale, ma il “come”, perché a emergere in Grindelwald è il carisma e la retorica, elementi assolutamente utili al suo scopo. Persino i maghi non sono immuni alla demagogia, soprattutto se questa tocca la parte emotiva della vita umana. Tutto questo, benché sostenuto da una regia vistosa di Yates che restituisce al pubblico una storia che soddisfa gli occhi e la mente dell’appassionato, si affievolisce purtroppo nella fase finale. A influire sono i tagli nella fase montaggio che hanno compromesso di fatto la solidità del film, che risulta vacillante e disunito nelle parti cruciali, vittima di quella legge che impone, non si capisce il perché, di spiegare tutto ad ogni costo. Alla faccia della magia, e dei suoi interpreti.

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