Gauguin a Tahiti: il paradiso perduto – al cinema il 25, 26, 27 marzo

Gauguin a Tahiti: il paradiso perduto – al cinema il 25, 26, 27 marzo

 “Verrà un giorno, e presto, in cui mi rifugerò nella foresta in un’isola dell’Oceano a vivere d’arte, seguendo in pace la mia ispirazione. Circondato da una nuova famiglia, lontano da questa lotta europea per il denaro. A Tahiti, nel silenzio delle notti tropicali, potrò ascoltare il ritmo dolce e suadente del mio cuore in armonia con le presenze misteriose che mi circondano. Libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare, morire”

Le parole sono quelle che Paul Gauguin rivolge alla moglie Mette. Potrebbe bastare questo a riassumere lo scontro interiore dell’artista, dalla ricerca di qualcosa di autentico, naturale, al suo continuo allontanamento da una società secondo lui troppo conformista. In realtà è praticamente difficile, se non impossibile, sintetizzare in mezzo paragrafo la vita di Gauguin, ma Claudio Poli, assieme a Marco Goldin (soggetto) e Matteo Moneta (soggetto, sceneggiatura), ci prova con il documentario Gauguin a Tahiti: il paradiso perduto,  che rientra nell’appuntamento “Grande Arte al Cinema” creato da Nexo Digital per le sale. In tre giorni il pubblico potrà avventurarsi nella mente e nelle opere dell’artista di Parigi, passando per i vari musei dove sono presenti i suoi dipinti, ma soprattutto andando a conoscere i luoghi dove lui ha sostate per una buona parte della sua vita.

Se è vero che l’arte già trasmette quel senso di meraviglia e di bellezza grazie ai tocchi unici dei suoi fautori, è altrettanto vero che volgendo lo sguardo verso gli ambienti dove lui ha creato quei caporali è sicuramente un grosso vantaggio per comprendere al meglio le sue opere inestimabili, custodite al  Metropolitan Museum di New York, al Chicago Art Institute, al National Gallery of Art di Washington, e al Museum of Fine Arts di Boston. Eppure non sarà un percorso semplice, avendo a che fare con un autore come Gauguin che si sentiva in conflitto con se stesso. Come si fa a comporre un dipinto contrario alle convenzioni dell’epoca se lui stesso si trova a vivere in una città simbolo dell’Occidente come Parigi, e a pensare come l’uomo moderno, con i suoi vizi e le sue ambizioni? Questo dilemma lo accompagnerà sino alla morte, nonostante lui abbia deciso di abbandonare quei luoghi dirigendosi a il Thaiti primo aprile del 1891.

Paradossalmente i suoi quadri sono esposti proprio nei posti che lui ha cercato si sbarazzarsi, ma ciò nonostante è innegabile il suo contributo alla crescita e al progresso dell’arte, come spiegheranno poi alcuni esperti che accompagneranno le immagini del film: Mary Morton, curatrice alla National Gallery of Art di Washington, Gloria Groom, curatrice all’Art Institute di Chicago, Judy Sund, docente della New York City University, Belinda Thomson, massima esperta di Gauguin, David Haziot, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin.

Gauguin a Tahiti: il paradiso perduto uscirà nelle sale il 25, 26 e 27 marzo distribuito da Nexo Digital, con la colonna sonora originale di Remo Anzovino ce on la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini.

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