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Vivono con lo smartphone in mano e condividono tutto sui social, ma sono a caccia di emozioni vere e non transigono sulla purezza e l’importanza di sentimenti come l’amore. Ecco i giovanissimi celebrati dal film Succede di Francesca Mazzoleni.

Testo Matteo Guizzardi e Alessandro Scola

Ogni generazione ha i suoi pregi e i suoi difetti I suoi riti e i suoi miti. I suoi angeli e i suoi demoni. Ma quella che si riconosce e identifica nel volto pulito ed espressivo della youtuber Sofia Viscardi è una generazione che si differenzia dalle altre per un elemento: l’urgenza, mai così evidente, di comunicare – tutto, in presa diretta, senza filtri – nonché la straordinaria varietà di mezzi a disposizione per farlo. In primis naturalmente “il Tubo”. E a seguire Instagram, Snapchat, Facebook e così via. Era naturale che prima o poi questa generazione, che ci spiazza e stupisce per la disinvoltura con cui riesce ad affidare i pensieri più intimi, le paure più riposte e le fragilità più inconfessabili allo spazio pubblico e vulnerabile di un post su Snapchat o di una Storia su Instagram, venisse celebrata sul grande schermo. È toccato a una giovane regista del Centro Sperimentale di Roma, Francesca Mazzoleni, portarne in scena le istanze, la voglia di raccontarsi, di sfatare miti e cliché che li ingabbiano. Con Succede, film tratto dal romanzo bestseller di Sofia Viscardi (la youtuber milanese che è un po’ la miccia e la protagonista di questo fenomeno generazionale), vedremo di che pasta è fatta questa generazione abituata a vivere con lo smartphone in pugno. Scritto da Paola Mammini, Francesca Mazzoleni e Pietro Seghetti, realizzato con la collaborazione di Show Reel, il film ha come protagonisti i giovanissimi Margherita Morchio (Meg), Matteo Oscar Giuggioli (Tom), Matilde Passera (Olly). Nel cast anche Brando Pacitto (Sam) e Francesca Inaudi. Empire ha incontrato la regista e il cast per farsi raccontare tutti i retroscena e i segreti della pellicola.

 

FRANCESCA MAZZOLENI – regista

Succede è il tuo esordio al lungometraggio. Come ti sei approcciata alla realizzazione?
Mi sono avvicinata innanzitutto al libro poi ho cercato di trovare i temi e gli elementi che risuonassero anche a me e alla mia generazione. Il primo approccio è stato cercare l’universalità nel racconto, e non è stato difficile: l’adolescenza è qualcosa di universale a prescindere. Da lì sono entrata nella struttura della sceneggiatura ed è partito tutto.

Qual è stata la sfida più difficile da superare?
Uscire dalla patinatura e dalla finzione di alcuni approcci ai teen movie: l’adolescenza per me è l’essenza dell’imperfezione, e per questo i ragazzi per me dovevano essere questo. Non mi importava la buona dizione, ma la verità che può avere un accento, un modo di dire, o di fare. Ho cercato di preservare questo. E di lavorare sulle emozioni e non sulla forma. In questo senso per me è stata importante come influsso Andrea Arnold, regista donna che lavora spesso con i ragazzi in modo molto vero. Con il mio direttore della fotografia Valerio Azzali abbiamo fatto in modo che molte scene che dovevano essere girare come delle storie di Instagram potessero essere girate direttamente dagli attori stessi… Penso che questo approccio abbia creato un’enorme intimità.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza sul set?
I quattro mesi di casting, il mese intensivo di prove in cui abbiamo vissuto insieme dalla mattina alla sera, accompagnati anche dall’attrice Claudia Coli con cui abbiamo fatto questa preparazione bellissima: sono tutti momenti parte di un’esperienza indimenticabile. I ragazzi sono speciali, hanno dato tutto loro stessi lavorando sulle loro vite, sulle loro emozioni, sulle improvvisazioni, sul testo. Un lavoro di preparazione del personaggio che non si riesce spesso a fare in questi termini. E un prezioso lavoro di squadra fatto con grandi professionisti come Paki Meduri per le scenografie e molti ex studenti del centro sperimentale: da Andrea Cavalletto per i costumi a Valerio Azzali per la fotografia, da Andrea Campus per il suono allo sceneggiatore Pietro Seghetti. Si è insomma creata un’atmosfera molto magica e una passione enorme nei confronti del progetto e dei ragazzi da parte di tutti.

Come ti sei confrontata con Sofia Viscardi?
Naturalmente ci siamo incontrate, e lei mi ha lasciato un’enorme libertà sia nella parte iniziale di approccio al libro, sia una volta che testo e sceneggiatura erano fatti e abbiamo iniziato a lavorare con gli attori. Io le ho chiesto il più possibile di passare, di venire, anche per avere un confronto e per capire se la lingua risuonasse pure a lei, è venuta un pò di volte durante le prove, sulle scene, un po’ di cose le abbiamo sistemate insieme, le ho chiesto degli spunti anche a livello di gestione dei social. È stata una bella collaborazione.

Hai un’immagine particolare di qualcosa accaduto sul set che porti sempre con te?
Ricordo un momento nella fase di preproduzione: una giornata particolare in cui ci siamo conosciuti per la prima volta con tutto il cast e abbiamo fatto degli esercizi un po’ all’americana che vengono praticati spesso dagli attori professionisti per allentare tensioni e resistenze e calarsi nell’atmosfera giusta. Si chiamano ‘esercizi della sedia’. Ci siamo seduti in cerchio e abbiamo cominciato a fare pratica di respirazione, e nel frattempo tutti, a turno, ci siamo raccontati le emozioni che provavamo in quel momento, le paure e le aspettative, in modo libero e spontaneo. Questa condivisione ci ha fatto diventare subito amici, abbiamo legato immediatamente usando come pretesto un banale esercizio da actor studio. E non dimenticherò mai quella giornata e la coesione che si è creata tra noi.

Ci sono dei film che hai preso a modello durante le riprese?
Per quanto riguarda l’adolescenza venivo da un immaginario un po’ diverso ma che porto sempre con me, in particolare il cinema americano indipendente di Gus Van Sant e Larry Clark. Adoro il naturalismo e l’autenticità che questi registi pongono nel lavorare coi ragazzi. Mi sono ispirata anche a nuove serie tv come Stranger Things e The End of The Fucking World, anche qui più per l’approccio con gli attori giovanissimi che per i temi specifici. In generale ho cercato di capire quale linguaggio piacesse a me e anche ai ragazzi che dirigevo sul set.

In Succede anche la musica ha un ruolo…
La musica nel film è fondamentale! C’è stata una enorme ricerca nel campo dell’indierock e nell’elettronica contemporanea, e ho tenuto molto ad avere un concerto live nel film, di una band di giovanissimi che sta crescendo molto in questi anni, si chiamano Birth, anche la cantante è una giovanissima artista. La colonna sonora di questo film riserverà molte sorprese: abbiamo brani di autori contemporanei e un bellissimo lavoro di colonna sonora di Lorenzo Tomio, compositore di musica elettronica dagli influssi di Jon Hopkins, Cliff Martinez, Arcade Fire e tanti altri.

Da regista romana costretta a girare un film ambientato a Milano, come hai riscoperto la città attraverso lo sguardo della cinepresa?
Prima di girare Succede ho trascorso molti anni lontana da Milano, e tornarci per realizzare il film mi ha dato un impatto totalmente nuovo. Mi sono fatta sommergere dalle sue atmosfere, camminandola per ore in lungo e in largo. Sono rimasta folgorata da questa Milano nata da pochissimi anni che ha già creato nel cinema un immaginario molto europeo. In Succede ho voluto raccontarla nei suoi luoghi più dinamici – da piazza Gae Aulenti e CityLife – e nel modo in cui i giovani ci si trovano, socializzano, trascorrono il tempo insieme. Il risultato è un viaggio dalle strade davanti ai centri sociali fino alle nuove aree appena edificate dove non ti sembra nemmeno di essere in Italia ma in un luogo astratto e incredibilmente contemporaneo.

 

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BRANDO PACITTO – attore

La tua esperienza di attore è cominciata con la fortunata serie tv ospedaliera Braccialetti Rossi. Cosa ti è rimasto in termini di bagaglio attoriale?
Braccialetti Rossi è stata un’esperienza incredibilmente formativa: è durato sette anni e ha trattato tematiche importanti che non è certo comune affrontare per ragazzi tra i 13 e 18; un’età in cui se non sei dentro quelle realtà non hai idea di cosa accade negli ospedali o cosa vive un malato di cancro. Una simile esperienza ti cambia, ti arricchisce, ti rende più consapevole di molte cose. A me è successo proprio questo, lo considero il mio primo ruolo importante e duraturo.

E poco dopo la fine della serie ti sei ritrovato a recitare sul set per Gabriele Muccino…
È stato un sogno: io amo molto quello che faccio, e ritrovarmi appena diciannovenne a girare un film con Gabriele è stato qualcosa di indescrivibile, tanto che all’inizio ero molto in soggezione. Poi però lui riesce a farti essere completamente libero, a non farti sentire sovrastrutture, ad andare in completa libertà verso il tipo di recitazione che ha in testa. Essere diretto da lui è una delle cose più belle che mi siano mai capitate.

Come ti sei avvicinato al copione di Succede?
Ho conosciuto Francesca e ci siamo trovati subito in sintonia per gusti e visione delle cose, lei è giovanissima, e avevamo tanto da dirci.

E Sofia Viscardi, la conoscevi già?
No, devo dire che il mondo degli youtuber, delle star del web, non mi era molto familiare, non ne sapevo nulla, come tanti della mia generazione uso i social network ma non sono mai stato un fissato di internet. Succede mi ha dato l’opportunità di saperne un po’ di più e mi ha tolto un po’ di pregiudizi. Quello degli youtuber è un ambiente che viene visto come superficiale ed effimero, ma ho capito che è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, c’è anche qui chi veicola cose diverse e interessanti, argomenti generazionali che hanno un senso, come fa appunto Sofia.

E con Francesca Mazzoleni come ti sei trovato?
Sapeva benissimo quello che voleva sul set e non aveva problemi a dirigerci con grande autorevolezza. Al tempo stesso però il fatto di essere diventati amici e di avere un linguaggio in comune ha reso il nostro rapporto molto semplice e stimolante. La sera, con il cast, uscivamo tutti insieme a berci la birretta post-set e chiacchieravamo e ridevamo come un normale gruppo di amici, proprio come i personaggi del film.

Ci parli di Sam, il tuo personaggio?
È un ragazzo di Roma che si trasferisce a Milano dopo una vicenda familiare tortuosa. Lì incontra Meg e da lì nascono tante cose. Sam è un tipo di personaggio che è molto nelle mie corde: è un timido che si fa coinvolgere dalle situazioni, ha anche una leggera balbuzie, caratteristiche che ritrovo molto in me.

Hai degli attori modello?
Un attore che mi illumina ogni volta che lo vedo è Joaquin Phoenix, lo trovo il più talentuoso della sua generazione. Gli basta lo sguardo per recitare, è davvero incredibile. Di recente ho ammirato anche il lavoro che Stefano Accorsi ha fatto in Veloce come il Vento, incredibile la sua trasformazione fisica, qualcosa che di solito siamo abituati a vedere oltreoceano.

E un regista con cui ti piacerebbe lavorare?
Sparo in alto ma dico Paul Thomas Anderson. Mi piace il fatto che lasci gli attori molto liberi nei suoi film, riuscendo a tirarne fuori performance incredibili. Mi piace il modo in cui gira, l’orchestrare regia, musiche e attori in quella maniera è una cosa rarissima e davvero magica.

Quale supereroe interpreteresti al cinema se ne avessi la possibilità?
Sono sempre stato un fan di Batman e di quel mondo lì, ma di recente ho visto al cinema Deadpool e sono impazzito. È incredibile, molto innovativo rispetto allo standard dei supereroi al quale siamo abituati. Sceglierei lui.

In Succede c’è anche tanta musica. E tu, che musica ascolti?
Di tutto, dal punk americano dei Dead Kennedys o quello inglese di Joy Division e Kinks alla musica classica.

Che reazioni ti aspetti dal film?
Penso che Francesca abbia creato un gioiello e spero che questa cosa venga recepita. C’è un cinema italiano che sta crescendo sempre di più, basta vedere quello che hanno fatto di recente Gabriele Mainetti e Matteo Rovere. Spero che in futuro, a questo tipo di cinema, dagli attori ai registi, vengano date sempre più possibilità.

 

MARGHERITA MORCHIO – attrice

Come sei entrata nel cast di Succede? Hai fatto un provino?
Sì. Ho visto l’annuncio del provino grazie alla mia scuola di teatro e ho mandato un video di presentazione alla casting director, così, per provare, per divertimento e per capire un po’ come funzionava. Poi la casting director mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo fare un provino, dove avrei recitato una scena del film. Poi mi hanno continuato a chiamare e, a fine luglio se ricordo bene, mi hanno detto che avrei interpretato Meg.

Quando te l’hanno detto cosa hai pensato?
Ho avuto una reazione strana, ero molto felice ma ero anche un po’ nel panico. Nel senso che non sapevo cosa fare. Non che non fossi preparata, però sapevo che mi avrebbe scombinato un po’ tutti i piani. È stato molto strano, ma ero felicissima.

In questo film hai lavorato con degli attori più o meno tuoi coetanei e con una regista molto giovane ma comunque un po’ più grande di voi. Questa differenza di età ha influito in qualche modo?
Devo dire che è stato un po’ un sollievo lavorare con dei miei coetanei, e soprattutto con delle persone che erano debuttanti come me. È stato bello affrontare un’esperienza del genere con gente che stava provando le mie stesse emozioni e che non aveva mai visto un set. Francesca [Mazzoleni, la regista, ndr.] è stata un po’ la fortuna di questo film, perché secondo me è riuscita a raccontare la storia in modo estremamente sincero. Questo probabilmente è dovuto al fatto che sia così giovane. Relazionarsi con lei è stato estremamente facile. È riuscita a costruire un rapporto molto stretto tra noi attori. Anche quando ci dava le direttive ci capivamo subito, molte volte bastava uno sguardo. Sicuramente il fatto che fosse così giovane ha aiutato molto, ma è proprio una bellissima persona, quindi comunicare con lei era veramente facile.

Un fenomeno del cinema di questi tempi è il genere dei supereroi, e ora più che mai anche i personaggi femminili ne stanno diventando protagonisti. Se ne avessi l’occasione ti piacerebbe interpretarne uno?
Mi piacerebbe moltissimo. Mi piacerebbe in generale fare un film d’azione dove è richiesto un certo livello di sforzo fisico. Io guardo i film di supereroi e mi piacciono davvero tanto, quindi sì, sarebbe molto bello fare questo tipo di esperienza.

Come mai questa passione per un cinema così “fisico”?
Perché il corpo secondo me è una componente essenziale per l’attore, ed è una cosa che ho sempre usato abbastanza, insieme alla voce: amo tantissimo usarla.

C’è un qualche aneddoto, qualcosa successo sul set di particolarmente divertente che ti piace ricordare?
Ce n’è uno che è particolarmente divertente per me, non saprei per gli altri, ma è molto stupido. Stavo girando una scena con Brando Pacitto, e la regista ci ha detto di iniziare la scena ridendo. Prima del ciak, Brando si gira verso di me e mi dice: “Io il giovedì mangio i broccoli.” [Ride] Io non so perché, ma per il contesto e per tutto il resto mi ha fatto veramente ridere. Credo di non essere neppure riuscita a finire il ciak.

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MATTEO OSCAR GIUGGIOLI – attore

Come sei stato coinvolto nel progetto?
La mia partecipazione al primo provino per il film è nata un po’ per caso, perché quando la mia agenzia mi ha chiamato per farlo ero impegnato in un altro progetto, quindi avevo la testa in quest’altra cosa. Era un periodo in cui ero molto stanco, in cui avevo molte cose per la mente, quindi a dire la verità non avevo neanche voglia di andarci. Ricordo che mia madre era venuta a prendermi in macchina a scuola, e dovevamo decidere se andare a fare questo provino o meno, che sarebbe stato un’ora o un’ora e mezza dopo. Mia madre mi ha spronato ad andare, e alla fine l’ho fatto. Dopo svariate callback mi hanno preso.

Definiresti Succede un film sull’amore? E, se sì, come pensi che siano cambiati questo tipo di sentimento e il modo di comunicarlo nell’era dei social?
È assolutamente un film sull’amore, ma in tutti i sensi, non solo quello classico. Quindi anche l’amicizia, il rapporto tra una madre e un figlio… quest’ultimo si vede nell’interazione tra Tom e Ginevra, cioè tra il mio personaggio e quello di Francesca Inaudi. L’avvento dei social ha sicuramente cambiato per certi aspetti il modo in cui manifestiamo l’amore, a volte in positivo e a volte in negativo. Penso che al giorno d’oggi molti giovani sostituiscano un abbraccio virtuale a uno reale. Forse questo è l’aspetto negativo. Un “ti amo” detto faccia a faccia è diverso da uno scritto via messaggio.

Hai un film preferito in generale?
Non ne ho uno solo, ma uno dei miei preferiti, parlando di cinema italiano, è La Pazza Gioia di Virzì. Tra quelli stranieri citerei la trilogia de Il Signore Degli Anelli, Quasi Amici, Interstellar, L’Ultimo Samurai, The Wolf Of Wall Street.

E per quanto riguarda le serie tv?
Breaking Bad.

Ci sono attori o attrici che ti piacciono particolarmente?
Uno dei miei attori preferiti è Pierfrancesco Favino, ma ci sono anche Leonardo DiCaprio, Meryl Streep, Carlo Verdone, Judi Dench…

Nel cinema un elemento molto importante è la colonna sonora, ma anche nella vita di tutti i giorni può esserlo. Qual è la colonna sonora di una tua giornata tipo?
Una colonna sonora che mi accompagna spesso nelle mie giornate è quella di Colazione Da Tiffany. Mi piace perché è molto spensierata. Non so se potrei vivere senza musica, ne sono sempre circondato e la suono anche. Sono nato in mezzo agli strumenti musicali, a casa li abbiamo tutti, dal pianoforte alla batteria, dal basso al sax…

Tornando a Succede, è un film che consiglieresti anche agli adulti?
Assolutamente sì, anche perché credo che chiunque possa ritrovarsi in Tom, Meg o Olly. È anche questo il bello di Succede: non è una storia che devi andarti a cercare, che difficilmente potrebbe accadere. È una storia che può capitare a chiunque, un po’ come i vecchi film di Aldo, Giovanni e Giacomo: facevano ridere perché le loro vicende potevano capitare a tutti. Potrebbe far ritornare gli adulti in certe dinamiche e in un mondo che magari si sono scordati e che quindi forse fanno fatica a capire. Oltre alla possibilità di ritrovare le emozioni di quei momenti della giovinezza.

 

 

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