Dal salento con amore: intervista a Cristel Caccetta

Guardando ad Anna Magnani e a Penelope Cruz. L’attrice leccese Cristel Caccetta è tra i protagonisti di Vengo Anch’Io, brillante commedia “scorretta” del noto duo comico Nuzzo-Di Biase che approda in sala l'8 marzo, distribuita da Medusa. Empire Italia l’ha intervistata per saperne di più su questa giovane attrice emergente e sul suo ruolo in questa pirotecnica pellicola che promette non solo risate ma anche una delicata e toccante lezione morale sulla diversità.

Dal salento con amore: intervista a Cristel Caccetta

Cristel Caccetta. Photo Credit: Rabboni

Un aspirante suicida, un’ex carcerata, un ragazzo con la sindrome di Asperger e una giovane atleta salentina. Sono i protagonisti dell’insolita, sorprendente ed esilarante commedia Vengo Anch’io del celebre duo comico Nuzzo-Di Biase. Bastonati dalla vita, e stanchi di mettersi in gioco perché oramai assuefatti alla sconfitta, i protagonisti di questa commedia “politically incorrect”, per uno strano scherzo del destino saranno costretti a intraprendere un viaggio insieme che li porterà a confrontarsi con il proprio passato, a lottare con i propri demoni e a uscire dalle proprie solitudini. Empire Italia ha intervistato in esclusiva la giovane attrice Cristel Caccetta che interpreta nel film il ruolo di Lorenza.

Come ti sei avvicinata al ruolo di Lorenza?

Sono stata contattata da Maria e Corrado e ho sostenuto tre provini nei quali si sono dimostrati molto esigenti. In ogni provino mi è stato chiesto di mettere in gioco tutta la mia emotività, spesso anche in modo forte perchè nonostante questa sia una commedia, il mio personaggio ha un lato caratteriale molto particolare e difficile: viene infatti da un forte periodo di delusione, una specie di depressione. Quello dei provini è stato un lavoro lungo e intenso e mi ha confermato la loro serietà e professionalità. Sono davvero felice di aver potuto lavorare con loro.

Qual è il messaggio che emerge dal film?

Vengo anch’io racconta un’idea di famiglia diversa dalle altre e questo è il suo punto di forza. Penso infatti che il pubblico sia più propenso a provare empatia verso una realtà in cui le cose non sono disegnate alla perfezione ma sono vere, autentiche e dunque “imperfette”. In fondo, nella vita di tutti i giorni siamo tutti dei piccoli antieroi, e così è pure nel film. I nostri personaggi partono tutti da situazioni che sono “al limite”, e siamo anche scorretti, ma l’arco narrativo che compiamo durante il film ci porta a diventare persone migliori, ci fa capire che l’unione di una famiglia, qualunque essa sia, o di un gruppo, ci fa crescere e migliorare.

Il film è girato nello splendido Salento, la tua terra…

Sì, e stavo proprio pensando al fatto che inizialmente il mio personaggio doveva essere connotato da colori chiari e perfino essere in sovrappeso, caratteristiche che sono a me diametralmente opposte. Ho pensato “A meno di non mettermi a mangiare e tingermi i capelli tutto in un colpo, non andrò certo bene per la parte!”. E invece con Maria e Corrado abbiamo riadattato insieme il personaggio, e poi provato per un intero mese prima di cominciare a girare. Un’esperienza fantastica che ricordo con grande piacere.

Hai dovuto apprendere abilità specifiche per il tuo personaggio?

Sì, ho dovuto frequentare lezioni di canottaggio per oltre un mese, perchè il mio personaggio è specializzato in quella disciplina.

C’è un momento che ricordi in modo particolarmente divertente?

Ci sono tante situazioni ma senza dubbio mi fa ancora ridere ripensare quando, in una scena che rappresenta una gara che il mio personaggio deve affrontare, la troupe non aveva dato uno stop e io mi sono trovata, per schivare un’imbarcazione che mi stava venendo addosso, a dovermi tuffare in acqua, tutta microfonata dalla testa ai piedi. (Ride) Sul momento è stata una cosa un pò scioccante, ma a ripensarci ora mi viene un sacco da ridere.

Cosa ti hanno insegnato sul set Nuzzo e Di Biase?

Ho imparato molto da loro, e continuo a ripetere che secondo me sono non solo dei grandi comici ma anche dei fantastici attori a tutto tondo. Maria poi mi ha insegnato  la leggerezza. Anche se il mio personaggio è spiccatamente drammatico, lei mi ricordava spesso che stavamo girando una commedia. Io ovviamente ho cercato di assorbire e “rubacchiare” da loro il più possibile: i loro tempi comici, il loro modo di stare sul set e sul palco, la loro filosofia artistica…

Quali sono i tuoi attori modello?

Anna Magnani è il mio mito, la metto al primo posto. Mi piace molto anche Penelope Cruz, in particolare quel modo che ha di rendere ogni sua interpretazione molto tangibile. È come se vivesse veramente quello che interpreta, le situazioni. In Non ti muovere, per esempio, è incredibilmente convincente nel ruolo della zingara. Questo mi ha insegnato che, nonostante io abbia studiato recitazione per 10 anni, frequentando anche l’accademia, la cosa fondamentale è in realtà “dimenticarsi” quello che è il proprio bagaglio formativo per mettersi completamente al servizio del copione ed essere veri e autentici. Ogni volta che devo recitare, io mi impongo di prendere il bagaglio di esperienza del mio personaggio e fonderlo con il mio per creare qualcosa di vero e originale.

Certe volte bisogna insomma dimenticare ciò che si è studiato per trovare la naturalezza?

Sì. Io per esempio ho studiato anche danza, a lungo, e so che se vuoi “rompere” dei passi, delle sequenze, prima devi conoscerli benissimo a livello tecnico. È quello il presupposto, altrimenti ti farai solo male.

Secondo te il tema della diversità è trattato in modo diverso a seconda che ci si trovi al Nord o al Sud?

Avendo vissuto a Roma, Torino e a Lecce penso di poter dire che il tema non è tanto Nord, Centro o Sud, quanto piuttosto il fatto che ci si trovi in una città grande o in una realtà più piccola. Nelle grandi città tutto è un pò più disperso e rarefatto, e questo coinvolge anche le reti di solidarietà. È certamente più difficile, in una grande metropoli, educare e formare sul tema della diversità, c’è molta confusione. Detto questo, il Nord è certamente molto organizzato e aperto, io per esempio ho vissuto a Torino che è una città molto europea, con tante associazioni e realtà che si impegnano su questi temi. Al Sud c’è meno organizzazione ma per certi versi si ritrova una maggiore sensibilità, il che ti aiuta ad essere aperto verso il diverso.

Qual è la tua serie tv preferita?

In questo momento sto seguendo con passione La casa de papel, una serie spagnola in onda su Netflix. Il fatto che anche l’Europa, oltre agli Stati Uniti, si stia dimostrando in grado di creare prodotti televisivi di tale qualità mi fa pensare che presto riusciremo a farlo anche noi in Italia. Qui da noi c’è un sacco di qualità, ma serve anche la volontà di investire in giovani e in nomi e volti nuovi.

E il tuo film preferito del momento?

Tre Manifesti Fuori Ebbing, Missouri. Mi ha fatto pensare al fatto che la nostra vita è spesso governata da vere e proprie reazioni a catena. Se fai del bene, le persone dopo di te cercheranno di fare del bene, se invece fai del male, qualcun altro a sua volta farà del male.

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