La Vedova Winchester: Il nostro incontro con Helen Mirren a Roma | FOTO

La Vedova Winchester: Il nostro incontro con Helen Mirren a Roma | FOTO

Helen Mirren è una delle più grandi attrici shakespeariane e abbiamo avuto il piacere di incontrarla a Roma per la presentazione de “La Vedova Winchester”, il ghost movie dei fratelli Michael e Peter Spierig in uscita il prossimo 22 febbraio con Eagle Pictures. Helen Mirren può contare su una delle carriere più longeve del panorama hollywoodiano, capace di passare da grandi produzioni come il film di prossima uscita della Disney “Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni” a film più autoriali come il road movie di Paolo Virzì “Ella e John” presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

In questo ghost movie Helen Mirren si avvicina per la prima volta nella sua carriera ad un horror, seppur la stessa interprete abbia più volte ribadito che per lei un ghost movie è diverso dal più terrificante dei generi cinematografici. Oltre ad essere un film scenograficamente sbalorditivo “La Vedova Winchester” ha il pregio di raccontare una delle storie vere più inquietanti d’America, ossia quella di Sarah Winchester vedova del fondatore della nota azienda produttrice di armi.

Credits foto: Gianluigi Barbieri

Nella cornice della Casa del Cinema di Villa Borghese l’attrice premio Oscar ha iniziato proprio parlando di questo film e delle motivazioni che l’hanno spinta ad accettare:

“Non penso sia un film horror, credo che sia un film di fantasmi. È una cosa molto diversa per me, l’horror non mi piace e questo è un film di narrazione classica. Girano da migliaia di anni le storie di fantasmi e credo siano parte integrante dell’esperienza umana, la decisione di accettare il ruolo è stata la combinazione di più elementi. In primo luogo mi piace lavorare con giovani registi con Un energia particolare. A questo si è aggiunta la storia vera, Sarah Winchester è realmente esistita ed ha costruito questa cosa ancora oggi visitabile. Mi piaceva che questa storia avesse radici nella realtà, era una donna che si era andata a chiudere come un eremita in questa vada. Erano sorte delle leggende e una di queste era che costruisse questa casa per placare l’anima delle persone uccise dai fucili winchester”.

Helen Mirren ha parlato del suo rapporto con i fantasmi e del lavoro fatto per approfondire la figura di Sarah Winchester:

“Non credo nei fantasmi, crederò nei fantasmi nel momento in cui ne vedrò uno. Credo però nel potere dell’immaginazione umana, credo nel credere. Un essere umano deve fare un lungo viaggio e siamo solo all’inizio nello scoprire gli aspetti del cervello. Sono agnostica, aspetto di vedere prima di credere. Ho visitato la vera casa Winchester ed è un edificio straordinario, dopo due minuti lì dentro ti senti completamente perso. Al contempo è molto dolce trovarsi lì perché Sarah era una persona minuta e quindi hai la sensazione di entrare in una casa delle bambole. Ho riflettuto molto su di lei, va tenuto conto però che non abbiamo molte informazioni dato che si è ritirata dalla vita alla morte del marito un po’ come la regina Vittoria. Aveva il velo nero che la nascondeva, la copriva, ma era una donna con una grandissima energia creativa. Credo fosse un personaggio estremamente affascinante dal punto di vista psicologico da tentare di capire ed interpretare. Per quanto cerchi di capirla e di analizzarla c’è comunque un mistero, opere molto meno note e conosciute di cui cerchi di capire il significato, ma questo ti sfugge. Un po’ come Riccardo II e ve lo dico io che sono una shakespeariana”.

Impossibile in un film che parla del perenne rimorso di Sarah Winchester di aver contribuito alla morte di tante persone con i fucili prodotti dalla sua azienda non parlare della lobby delle armi in America, ma non solo:

“In realtà credo che non sia un discorso solo dell’America, ma anche in molti altri paesi c’è la cultura delle armi. Non vedo una fine di questa cultura, ma non c’è neppure una giustificazione per continuare a portarla avanti. In tutto il mondo sono molti i paesi colpevoli, inclusi Gran Bretagna, Italia, Francia che vendono armi ai paesi instabili in via di sviluppo arricchendosi grazie ai signori della guerra. Siamo tutti colpevoli di questo, è facile puntare il dito contro gli Stati Uniti ma tutti i paesi devono esserne consapevoli. Più di un mese fa ho letto di bombe fabbricate in Italia sganciate su bambini dello Yemen, tutti siamo colpevoli. Non vuole essere un film intellettuale, ma racconta la storia di queste armi e di persone uccise in modo violento che continuano a vivere con noi. Ogni volta che sento parlare di attacchi terroristici penso a questo”.

Helen Mirren però ci tiene a precisare che questo sia un film d’intrattenimento che non si pone come primo obiettivo il lanciare un messaggio importante:

“Io credo che il film sia fantastico perché può essere qualcosa di intrattenimento, educativo, informativo, arte pura, amo lavorare nel cinema. Questo film in particolare è un film di intrattenimento e ha l’obiettivo di spingere la persona ad aggrapparsi a chi ha al suo fianco. Se può spingere a delle riflessioni siamo contenti, ma credo che siano altri i film che spingano ad una riflessione filosofica più profonda”.

Credits: Gianluigi Barbieri

L’attrice ha spiegato di non ritenere le persone pazze pericolose, ma di guardarsi le spalle dai manipolatori:

“In realtà la parola pazzo mi piace, sono divertenti, mi piace l’idea di mandare qualcuno in giro con un tutù giallo. Quello che mi spaventa non sono i pazzi, sono i calcolatori e i manipolatori. Sto facendo una terribile è orrenda generalizzazione, anche se le detesto. Penso che alcune delle più grosse menti creative venivano definite pazze”.

Helen Mirren ha parlato anche della mancata nomination all’Oscar per il film di Paolo Virzì “Ella e John”:

 “È un film di cui sono molto orgogliosa, la ragione per cui non c’è stat ala candidatura è la tempistica di uscita. Questo è molto importante per il business di Oscar. Dal momento che abbiamo ritardato l’uscita a marzo forse siamo stati penalizzati. Tu lavori ad un film per il piacere, non per la speranza di essere candidato”.

Inevitabile per una grande donna, prima che grande attrice, parlare del clamore suscitato dal movimento Time’sUp che lotta contro la violenza sulle donne:

“La domanda da porsi è perché ci è voluto così tanto e non so darmi una risposta, forse il cambiamento culturale richiede una generazione. C’è da chiedersi di guardare alle cose con una prospettiva più allargata, la differenza tra la posizione delle donne durante la seconda guerra mondiale e oggi. Hanno subito un profondo cambiamento e secondo me è un qualcosa che ha richiesto tantissimi anni. È un ribollire del magna sotto la crosta della cultura che va avanti forse da più di un centinaio di anni, 200 anni fa non avevano alcuna possibilità e ora il magma sta fluendo dal vulcano. È meglio che si scansino dal magma ora che sta arrivando”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*