La morte corre sulle rotaie

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Un cast all-star. Cineprese a 65mm. I più grandi baffi del mondo. Kenneth Branagh sta dando tutto per il suo adattamento del romanzo di Agatha Christie, “Assassinio sull’Orient Express”. Ma riuscirà a far sembrare nuovo il vecchio?

Testo Ian Freer

 

Quando pensate ad Agatha Christie, cosa vi viene in mente? La libreria dei vostri nonni? Un pessimo teatro di provincia? Il palinsesto notturno di qualche canale locale? Se è così, il regista nonché produttore nonché protagonista Kenneth Branagh ha intenzione di rimettere i vostri pregiudizi sui binari. Assassinio sull’Orient Express, basato sul capolavoro della letteratura poliziesca, scritto dalla Christie e pubblicato nel 1931, vede il detective belga Hercule Poirot (Branagh) interrogare 13 sospetti in seguito all’omicidio del losco uomo d’affari Samuel Edward Ratchett (Johnny Depp), avvenuto a bordo del lussuoso treno. È una storia vecchia come le Alpi – Sidney Lumet ne aveva già fatto una trasposizione decente con un cast di vecchie glorie nel 1974 – ma Branagh ne sta realizzando una versione più grande e audace, che riesce ad essere classica e contemporanea allo stesso tempo. Come Poirot ma senza i suoi titanici mustacchi, Empire mette sotto torchio Branagh e il cast del 2017 per risolvere il mistero: come si riesce ad adattare un romanzo vecchio di 83 anni per il pubblico abituato all’IMAX?

Il detective

Kenneth Branagh (Hercule Poirot/regista): avendo interpretato il commissario Wallander, ero davvero interessato a vestire i panni di un detective che, al contrario, era felice. Il fatto di essere associato ai crimini violenti esige un prezzo, ma Poirot possiede l’assoluta determinazione di abbandonare quel mondo in qualsiasi momento lo ritenga opportuno, per poter prosperare nei suoi piaceri a base di viaggi e torte. Ho la sensazione che, se nella sua vita non gli toccasse risolvere l’ennesimo crimine, ne sarebbe entusiasta.

Willem Dafoe (il guardingo professore Gerhard Hardman): come Poirot, Ken conduce le indagini. E come regista, conduce le riprese. Il parallelismo è piuttosto evidente.

Penélope Cruz (la missionaria spagnola Pilar Estravados): vederlo passare dalla finzione alla realtà e viceversa almeno un migliaio di volte al giorno è stata un’esperienza sconvolgente. Era lì per te al 100% come Poirot e al 100% come tuo regista.

Branagh: non somiglio per niente a Poirot. Sono quel genere di persona che non indovina mai chi è l’assassino finché qualcuno non glielo dice. Sono convinto che i lettori di Empire ci siano arrivati molto prima di me con I Soliti Sospetti: “Ha letto tutto su quella fottuta lavagna!”. Ricordo quei momenti in cui viene svelato l’enigma come estremamente piacevoli, ma non sono mai il più veloce dei registi.

Il delitto

Branagh: al centro della storia serviva una figura che rendesse plausibile l’idea che qualcuno volesse ucciderla. Per cui Johnny Depp nel ruolo di Edward Ratchett diviene in tal senso un elemento utile alla narrazione, una vera e propria personalità da star. Questo è un personaggio veramente capace di creare un sacco di spazio intorno a sé. È uno che prende molto ossigeno.

Josh Gad (il segretario personale Hector MacQueen): MacQueen e il maggiordomo di Ratchett, Masterman (Derek Jacobi), vedono cose spesso discutibili e cercano di proteggere la sua immagine. C’è sempre la sensazione che tutti su questo treno sappiano più di quello che vogliono far credere.

Cruz: il film è molto avvincente, ma dentro ciascun personaggio si annidano strati di autentico dolore. Pilar è una missionaria rimasta profondamente turbata da qualcosa avvenuto nel suo passato. Vive con il senso di colpa, ma ciò fa di lei un’omicida? Il film pone questa ipotesi: si può giustificare la vendetta? Quando i film sono validi, riescono a suggerire degli interrogativi interessanti.

I sospetti

Gad: nel 1934 il treno aveva un feeling eurocentrico molto specifico. Ma Ken ha buttato tutto via, perciò nella nostra versione c’è molto più di quello. Ci sono persone di differenti etnie e fedi religiose.

Branagh: seleziono il cast un passo per volta, una persona alla volta, e alla fine salta fuori il totale. Ho iniziato dalla principessa. Sapevo di voler Judi per quella parte.

Judi Dench (l’autoritaria gran dama Principessa Natalia Dragomiro): la Principessa Dragomiro ha due cani veramente, ma veramente deliziosi.

Gad: la prima volta che ho incontrato Judi, ho pensato: “Lascia perdere ‘Signora Judi Dench’ – piuttosto è ‘ Oh signore, Judi Dench!’”.

Branagh: quindi cominci con lei e poi pensi: “Mi serve qualcuno in grado di condividere lo schermo con Judi Dench”. Olivia Colman ha avuto un tale momento di grazia nel corso degli ultimi quattro o cinque anni, che ho sentito istintivamente che sarebbero state una coppia meravigliosa. E sono andato avanti così.

Michelle Pfeiffer (la sfacciata vedova Caroline Hubbard): Caroline sta viaggiando da sola, ed è un tipo molto curioso, forse un po’ troppo. Secondo i pettegolezzi sarebbe a caccia di un marito. Lauren Bacall l’ha interpretata nella versione del 1974. Ho chiesto a Ken se riteneva potesse essere utile guardare quella versione; ha risposto di sì, ma alla fine abbiamo preferito non farlo.

Daisy Ridley (la governante Mary Debenham): Mary è in viaggio per Baghdad. Mary Debenham è un nome così bello. L’estate scorsa ero in vacanza, qualcuno mi ha fermato per domandarmi se fossi Daisy Ridley e ho risposto: “No”. Poi ho dovuto pensare rapidamente a un nome. Allora ho detto “Linda Debenham”. Avevo letteralmente ottenuto la parte.

Leslie Odom Jr (il rispettabile veterano di guerra Dr. Arbuthnot): il mio personaggio è un veterano della Prima Guerra Mondiale, ed è sufficiente dire che è per amore che si trova sul treno.

Gad: penso che in questo film siano presenti tante idee assolutamente attuali con quello che vediamo nel mondo oggi. Nel personaggio di Willem Dafoe si può riscontrare l’idea del pregiudizio nei confronti dello straniero. La nascita del nazionalismo. A quell’epoca si assisteva alla nascita del fascismo, e penso che purtroppo si possano riscontrare riflessi di quel passato nel nostro presente. Ne eravamo molto consapevoli anche perché, durante le riprese, ci sono state la Brexit e l’elezione di Trump. Diventa parte del tessuto della storia che stai raccontando.

Dafoe: il mio uomo è un professore austriaco di ingegneria che si sta recando a Torino per presentare una relazione sugli usi militari della bachelite. È un tipo piuttosto teso e nervoso. Se stessi guardando questo film, sospetterei quasi subito di lui.

Olivia Colman (la cameriera della Dragomiro, Hildegarde Schmidt): mio marito non sapeva chi fosse il colpevole. Gli ho rovinato tutto.

Il treno

Branagh: sapevo di volergli dare un certo margine di manovra. Quando mi hanno coinvolto nel progetto, ho detto: “Non limitiamoci solamente a un ammasso di neve, scateniamo una valanga. Facciamo sì che rimangano bloccati e abbandonati in questo posto”. L’assassino non va da nessuna parte. Volevamo rendere minacciosi gli spazi aperti, in modo da far capire al pubblico il bisogno primitivo di rimanere in un luogo caldo. Che però si rivela anche essere un luogo pericoloso.

Ridley: c’era un intero treno costruito sopra un’impalcatura per la valanga, ed era qualcosa di stupendo!

Branagh: un autentico treno in cima a un vero viadotto, con tutti questi attori che vi salivano a bordo, ha permesso alla produzione di toccare livelli qualitativi da brividi! Stavo girando con le ultime quattro cineprese Panavision a 65mm rimaste al mondo, per condurre la gente in un’avventura ambientata nell’Epoca d’Oro dei viaggi. La profondità del colore e la qualità della definizione dell’immagine sono qualcosa di veramente straordinario! Ho preso parte a Dunkirk [nei panni di un comandante della Marina] e io stesso avevo già usato tale formato in passato [Hamlet, 1996], per cui sapevo bene che era proprio questo a rendere il cinema un evento! Oggi ci sono così tanti polizieschi in tv, che volevo che questo sembrasse diverso.

Tom Bateman (il direttore della ferrovia Monsieur Bouc): c’era una locomotiva da 22 tonnellate pienamente operativa, con in più il carro di scorta e quattro carrozze, che procedeva lungo un miglio di binari costruiti presso i Longcross Studios. Le corsie rigogliose del Surrey sono diventate l’ex Yugoslavia: l’impatto è stato veramente straordinario! Se non avete mai provato a servire champagne alle persone a bordo di un treno in movimento, vi avverto che non è facile.

Branagh: per il paesaggio che si intravede fuori dai finestrini, ci siamo recati con una seconda unità in Nuova Zelanda e in Svizzera, e abbiamo girato ore di riprese. Queste poi sono state assemblate digitalmente e riprodotte su [2.500] schermi LED avvolti intorno a ciascuna carrozza. Il sistema idraulico e i soffietti pneumatici montati sotto le carrozze creavano l’illusione del movimento.

Gad: era quasi troppo realistico. Ti trovi su un treno che si muove e in più sei letteralmente circondato da queste immagini in movimento. All’inizio è una sensazione molto strana. Ma è anche una risorsa davvero incredibile.

Derek Jacobi (l’impeccabile maggiordomo Masterman): la prima volta che hanno fatto partire le immagini a scorrimento, ci stava venendo un po’ da vomitare.

Branagh: una volta, mentre stavamo girando, c’è stata una piccola interruzione, tuttavia gli schermi continuavano ad andare. Allora sono sceso fino a una delle estremità
del treno solo per vedere lo scenario scorrere, esattamente come avrebbe fatto chiunque su un treno vero. Ho trovato buffo il fatto che avessi reagito così, ma non ero stato il solo. Si è creata immediatamente una situazione coinvolgente.

Gad: Ken ha mostrato una volontà di ferro nella sua decisione di non confinare l’azione
sul treno. Penso che parte del suo amore per questa storia risieda nel senso di claustrofobia. Ma alcune delle vedute che stavamo girando possedevano una qualità di immagine alla David Lean. È un modo di fare cinema che non si vede più da nessuna parte – quello di prendersi il tempo per effettuare una ripresa squisita. L’impressione è che Kenneth riesca a prendere ciò che è vecchio e a rinnovarlo. Non si prova la sensazione che sia antiquato.

Branagh: un film che mi ha certamente influenzato è stato L’Età dell’Innocenza di Scorsese. Dopo averlo visto mi sono sentito rapito, e provavo la sensazione di essere stato nella New York del XIX secolo, di averne conosciuto l’arte, annusato il profumo dei fiori. Ho anche tenuto presente Sentieri Selvaggi di John Ford. Ero sempre preso a rimuovere cose e a riordinare. Molto probabilmente troverete più ordinato il nostro Orient Express rispetto a quello autentico.

Gad: ho appena fatto un viaggio sul vero Orient Express. A bordo c’è un pianoforte, il cibo è stellato Michelin, c’è un pulsante di chiamata, ogni cabina è provvista di maggiordomo. Bisogna fare la fila per il bagno, ma non si deve mai aspettare. L’unico problema è che mancano le docce, quindi è meglio essere preparati.

I baffi

Branagh: sapevamo che i baffi sarebbero stati fondamentali perché lo erano per la Christie. Davvero, ognuno dei suoi personaggi reagisce alla vista dei mustacchi di Poirot. Ci sono all’incirca 15 citazioni facili da scovare che esprimono l’ammirazione della Christie per i baffi, spesso definiti ‘immensi’, ‘magnifici’ o ‘maestosi’. Ed è l’unica cosa che lei e suo marito trovarono deludente nella versione del ‘74.

Colman: il Poirot con il quale siamo cresciuti – David Suchet – aveva dei baffi neri piccoli e sottili. Ora tutto ciò che vedo è Ken. Penetranti occhi blu e un paio di enormi baffi a manubrio: ecco l’unico vero Poirot, per me.

Lucy Boynton (la misteriosa nobildonna Contessa Andrenyi): li abbiamo visti sui volti dei manichini a bordo del furgone del make-up, ed erano decisamente notevoli. Poi li vedi addosso a Ken, e l’impatto è ancora più potente.

Pfeiffer: all’inizio distraevano un po’. Mi sono detta: “Uooh! Ok! Fanno sul serio un certo effetto!”. Ma poi ti abitui. Lui poi li maneggiava in una maniera assolutamente credibile e molto sexy.

Branagh: Poirot può nascondersi dietro i suoi baffi. Inoltre, quando la gente li deride o li ignora, in realtà stanno sottovalutando lui; e questo rende il suo lavoro di detective molto più facile.

Marwan Kenzari (il capotreno Pierre Michel): a volte capitava che Ken scoppiasse
a ridere durante una scena, e allora lo vedevi che si sforzava di smettere per non rovinare i suoi meravigliosi mustacchi. Da quel momento trovare il modo di farlo ridere è diventato il nostro tormentone.

Cruz: all’inizio della giornata mi sono messa a ridere per circa dieci minuti. Quando è arrivato ho praticamente lanciato un urlo: “Waaaahh!” o una cosa simile. Mi disse che aveva una roulotte solo per i suoi baffi. Ogni giorno era così divertente. Prima vedevi entrare i suoi baffi; e a seguire, lui.

Il tempo libero

Dench: la cosa veramente straordinaria è che eravamo tutti quanti insieme. Non era uno di quei film in cui ci si trova in diversi frammenti.

Colman: il treno era il nostro camerino. Potevamo scendere solo quando lo permettevano.

Pfeiffer: Josh Gad è esilarante. Ha iniziato a fare l’imitazione di Penélope Cruz. Poi si è messo a imitare Javier [Bardem, il marito della Cruz].

Gad: era come stare in campeggio. Tutti avevano questo spirito leggero e allegro. Mi ricordo Ken che ci faceva queste domande su Shakespeare. Ovviamente Derek e Judi hanno messo al tappeto tutti quanti. Mi sentivo così ignorante, loro erano in grado di citare Shakespeare! Ma io so citare i Goonies. E Ken, Judi e Derek non conoscono la battuta di Sloth: “Sloth vuole bene a Chunk!”.

Ridley: io ho imparato a giocare a backgammon. Derek ogni giorno si metteva a fare il suo cruciverba; è un vero campione.

Cruz: ho mostrato all’intero cast come si gioca a Wherewolf. Io ho una squadra a Madrid e una a Los Angeles, dove il nostro leader è Leonardo DiCaprio. Il gioco si svolge all’interno di un villaggio, e ognuno deve fare un discorso con cui spiega di non essere uno dei licantropi che attaccano e uccidono tutti gli abitanti del villaggio durante la notte. Bisogna essere furbi, mentire e manipolare gli altri
per salvare se stessi. Penso sia stato un ottimo esercizio rispetto a ciò che accadeva sul set.

Boynton: c’è stato un ultimo match a Wherewolf a cui ha partecipato J.J. Abrams in maniera piuttosto bizzarra. È stato Josh a organizzare questa specie di trappola finale per strappare delle informazioni a Daisy.

Gad: ho iniziato a perseguitare Daisy non appena è stato svelato il titolo de Gli Ultimi Jedi, nel periodo delle riprese. Ho pensato che sarebbe stato divertente tormentarla. Sui social media, per esempio, tutti quanti hanno domande da fare. Io invece pensavo di portare la cosa a un livello ulteriore. Ho trasformato la sua vita in un inferno in terra. Poi è diventato un giochino divertente coinvolgere tutte quelle persone. È stato un fantastico pezzo d’ensemble! Spero torneremo a lavorare tutti insieme a un nuovo progetto.

Jakobi: penso che dovremmo fare l’intero catalogo dei romanzi di Agatha Christie. Diventare così una compagnia di repertorio.

Branagh: parte della gioia è stato lavorare con un gruppo di attori di tale livello. Saranno interessanti i crediti: esiste una teoria secondo la quale l’assassino è sempre il sesto nome accreditato. È un’idea che suona molto plausibile. Stavo pensando di mettere un po’ in disordine i nostri crediti – devo parlarne con gli avvocati della Fox, o saremo scoperti.

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