A Different Kind of Blue

A Different Kind of Blue

Originale, eclettica, divertente e imprevedibile. The Tick è una delle serie tv più carismatiche nel panorama degli show odierni. Prodotta e distribuita da Amazon (la versione doppiata in italiano è disponibile in esclusiva su Amazon Prime Video dal 13 Ottobre), la serie narra le avventure di Arthur Everest, un contabile senza poteri che si accorge che la sua città è dominata da un super cattivo, ritenuto morto da molto tempo. Empire Italia ha intervistato Valorie Curry (The Following), tra i protagonisti della serie nella quale veste i panni di Dot, la coraggiosa e premurosa sorella del protagonista.

Parlaci del tuo personaggio nella serie…

Interpreto il ruolo di Dot Everest, la sorella di Arthur. È il personaggio più capace di tutto lo show. In fondo non avrebbe nemmeno bisogno di essere un supereroe perchè salva già tante persone ogni giorno come paramedico. Dot ha passato tutta la vita a occuparsi di Arthur e a fargli da genitore dato che loro due hanno perso il padre da piccoli. Naturalmente, Arthur è uscito distrutto da questa perdita, e la madre non era in grado di fare fronte alla situazione. Dot è stata quindi costretta a prendersi cura di lui e a metterlo sempre al primo posto. Dunque nella serie il suo dilemma è: “Arthur avrà ancora bisogno di me oppure no?”. Insomma, è una di quelle persone che hanno bisogno di essere indispensabili e alle quali serve sempre avere qualcosa da fare. Cosa le succederebbe nel momento in cui non dovesse più essere indispensabile? È quello che lei stessa scopre nel corso della prima stagione.

Cosa differenzia questo ruolo dagli altri che hai interpretato in passato?

Prima d’ora non avevo mai vestito i panni di un paramedico. È stato un vero e proprio cambio di passo per me. Ero elettrizzata all’idea di interpretare Dot, perchè spesso mi capita di interpretare personaggi sopra le righe. Ho sempre addosso qualche specie di parrucca, oppure mi devo tingere i capelli, e c’è sempre di mezzo qualcosa di cupo, di oscuro. Questo naturalmente mi piace molto, ma al tempo stesso mi intrigava l’idea di calarmi in un personaggio più realistico, umano e capace di empatia in un modo che sentivo fortemente mio. Per farlo ho dovuto cambiare ritmo, come flettere un muscolo e mantenerlo in tensione costante piuttosto che lanciarsi tutto il tempo in combattimenti forsennati. È tutto molto diverso, si è trattato di un grande salto ma è stato anche un esercizio gratificante.

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Pensi che questa versione live action di The Tick sia fedele al fumetto originale?

Penso che questa serie sia assolutamente fedele all’intento originale perchè il suo creatore è Ben Edlund, lo stesso che ha scritto i fumetti. Per questa versione, Amazon ha concesso all’autore una grande libertà creativa e questo gli ha permesso di trattare i personaggi con grande serietà, cura e rispetto. E questo si è tradotto in un mondo più realistico e dettagliato, popolato da personaggi che possono esprimere un ampio range di emozioni e qualità umane. Tutto questo senza rinunciare a quell’inconfondibile tocco di humor che rappresenta il marchio di fabbrica di Ben.

The Tick è considerato da alcuni una parodia dei supereroi. Concordi?

È improprio chiamarlo parodia. In una parodia i personaggi mancano di profondità, esistono semplicemente per rappresentare un commento a qualcos’altro, e non è certo questo il caso di The Tick. Questa serie a volte fa satira sui supereroi, è vero, ma ciò che differenzia The Tick in generale, e di sicuro questa nuova versione, è che abbiamo a che fare con persone reali, persino i personaggi più assurdi e surreali hanno tantissime sfaccettature. Tutti loro devono evolversi, fare i conti con il cambiamento e prendere atto della propria vulnerabilità. Ci sono storie e archi di trasformazione dei personaggi con cui il pubblico può instaurare un rapporto, identificandosi e proiettandovi le proprie emozioni. Penso che questa serie ci riporti a un’età dell’oro dei supereroi in cui essi esistono per assolvere a una funzione morale. In questo senso, The Tick riporta in vita le idee che animavano grandi supereroi come Superman, Spiderman e Batman. Supereroi che tutti noi conosciamo e amiamo e che in anni recenti sono stati fatti a pezzi. The Tick, Arthur e tutti gli eroi dello show sono persone buone, autentiche e divertenti. È qualcosa che non vediamo da molto tempo.

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Pensi che ci sia una specie di saturazione di supereroi nel mondo dell’entertainment moderno? Oggigiorno ci sono così tanti prodotti incentrati sui supereroi… secondo me il merito di The Tick è avere un approccio fresco al genere, il che potrebbe contribuire alla sua longevità. Sei d’accordo?

Sì, penso che mai come ora ci sia bisogno di The Tick. Ormai siamo letteralmente inondati di contenuti sui supereroi, prodotti che cercano di differenziarsi gli uni dagli altri ma finiscono inevitabilmente con il risultare l’uno la fotocopia dell’altro. Si tratta dell’occasione perfetta, per The Tick, di saltare fuori all’improvviso e far scoppiare, con gioia e allegria, questa bolla di sapone.

Daniela Sarnacchiaro

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