Stranger Thing

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Nonostante il budget modesto e un romanzo vecchio di trent’anni, lo spaventoso clown dell’horror IT è riuscito a provocare il più grande fermento del 2017.

Testo Tom Ellen

Il 29 marzo 2017 è stato per Andrés Muschietti un giorno molto particolare. Il regista argentino di It era immerso fino alle cosce nel gelido fango canadese, mentre preparava il volo radente di una telecamera-drone nello spazio aereo sopra di lui. Il panorama catturato dal drone doveva essere la ripresa finale dell’adattamento realizzato da Muschietti del leggendario romanzo del 1986 di Stepen King – nel quale un folle clown soprannaturale di nome Pennywise tormenta i bambini i una piccola città – prima che il regista si ritirasse in una sala montaggio di Los Angeles che al confronto sembrava un posto di gran lusso. In quel momento gli si accese il telefono. Sua sorella Barbara ( che si dà il caso sia anche la sua produttrice) stava chiamando. Di nuovo e ancora.

“È stata una cosa un po’ folle, – racconta ridendo Muschietti – all’inizio è stato: ‘Abbiamo appena raggiunto tre milioni di visualizzazioni in appena 15 minuti’. Ma poi la cosa ha continuato ad andare avanti, e avanti e ancora avanti…” La ‘cosa’ in questione è la sconvolgente reazione con la quale è stato accolto il trailer di debutto di It, alla sua uscita il 29 marzo. Il teaser, della durata di due minuti e 33 secondi e che dava al mondo il primo vero assaggio del Pennywise interpretato da Bill Skarsgård, è riuscito a conquistare 197 milioni di visualizzazioni in 24 ore, frantumando comodamente il record del trailer più visto in un singolo giorno. Il suo concorrente più vicino – Fast & Furious 8 – si è fermato nel giro di poco tempo a 60 milioni di click. “Non esiste un altro film horror in quella top ten,” spiega Muschietti, all’apparenza ancora un po’ incredulo mentre si prende una pausa dalla supervisione della post produzione del film in quella saletta di montaggio a LA. “Voglio dire, l’intera lista è composta quasi esclusivamente da grandi blockbuster…” Apre la bocca nel tentativo di spiegare quello che è successo, ma s’accorge di non riuscirci. Quindi semplicemente qual è il segreto di It? Il fattore nostalgia è l’unica spiegazione plausibile; dopotutto è stato quello ad accendere uno o due motori al franchise di Star Wars, e il trailer de Il Risveglio della Forza occupa una modesta sesta posizione nell’elenco appena citato da Muschietti.

E mentre i pagliacci inquietanti sono diventati di moda, grazie all’ondata di avvistamenti tuttora inspiegabili che ci sono stati l’anno scorso, dal Canada alla Nuova Zelanda, davvero anche loro possono da soli scatenare tutto questo traffico su internet? Il produttore Seth Grahame-Smith – che lavora al progetto da prima che Muschietti salisse a bordo – ha una teoria che potrebbe reggere. “Siamo diversi dagli altri film horror, – dice – il nostro obiettivo è molto più grande, e anche il tono ha una portata più ampia. Non siamo un film da 100 milioni di dollari (il budget di IT non è stato reso pubblico, ma sembra che si aggiri introno ai 30 milioni di dollari) ma in termini di set, stunt ed effetti visivi quello che stiamo facendo è estremamente ambizioso. Ci sono momenti che ricordano Stand By Me, altri che richiamano I Goonies, poi ci sono altri momenti che inducono spaventi molto, ma molto forti. Il modo migliore che ho per descriverlo è definendolo ‘un horror di formazione’. In parole povere: se il trailer ha dimostrato che i film dell’orrore riescono ancora a suscitare isterismo di massa, il film stesso ha la missione di provare che possono anche avere dimensioni epiche.

IT Empire Italia

Agosto 2016, otto mesi prima che Pennywise facesse a pezzi internet, quando Empire arriva sul set dei Pinewood Studios di Toronto. Invece del solito tesserino ci vengono consegnati un paio di robusti stivali di gomma e una piccola ma potente torcia elettrica. “Buona fortuna,” ci dice Muschietti con un gran sorriso, mentre seguiamo prudentemente i suoi passi verso il soundstage. “Spero non ci rimaniate secchi”. A quanto pare ci stiamo addentrando nelle viscere di Derry, Maine; l’umida distesa della rete fognaria che funge da territorio prediletto di Pennywise, nonché teatro di alcune delle principali – e più terrificanti – scene del romanzo. Mentre seguiamo un labirinto di oscuri ed echeggianti condotti, immersi in venticinque centimetri di acqua stagnante, finalmente emergiamo all’interno di una vasta camera, il regno di Pennywise, al centro della quale svetta un imponente totem fatto di oggetti appartenuti a bambini morti: cavalli a dondolo, go-kart e scarpe da ginnastica insanguinate, che si estendono fin dove la vista lo consente.

Per la sua estensione e meticolosa ricostruzione, questa non è la tipica scena da horror medio. Però i tre enormi set occupati da It qui a Pinewood rappresentano solo una goccia nella fogna. Per la creazione della Derry di superficie, il film ha preso possesso dell’intera città di Port Hope, Ontario, trasformando le sue strade, i negozi e gli edifici municipali. Dal momento che il periodo di riferimento copre gli anni 1988-’89, il cartellone del cinema locale è occupato dalle locandine di Batman e Arma Letale 2. Inoltre è stata eretta nel parco la gigantesca statua di Paul Bunyan (un easter egg per i fan del libro, che ricorderanno con gioia il ruolo che svolge nel corso degli eventi). Se la riscostruzione del mondo è impressionante, altrettanto colossale risulta il lavoro sugli effetti speciali, dal momento che Pennywise scatena un carnevale degli orrori nel tentativo di nutrirsi delle paure delle sue giovani vittime. “C’è più CGI che effetti meccanici, – ammette GrahameSmith, – ma stiamo realizzando un sacco di materiale concreto.

La scena in cui il sangue sprigiona fuori dal lavandino l’abbiamo girata dal vero, ed è stato… grottesco. Grottesco ai livelli dell’ascensore di Shining. La povera controfigura è rimasta distrutta”. Tutti quelli che hanno visto la mini serie di It uscita nel 1990 troveranno familiare quella famosa scena. Tuttavia sia il cast sia la troupe sono desiderosi di prendere le distanze dalla tanto amata ( e temuta) versione per il piccolo schermo, e che ha visto Tim Curry traumatizzare un’intera generazione con il suo Pennywise dal vivace accento newyorkese. “Non consideriamo questo un ‘remake’ o un ‘reboot’ o un ‘proseguimento’, – spiega Grahame-Smith – è semplicemente il primo film in assoluto di It. Quindi non ci saranno cameo o riferimenti alla serie. Nel senso, volevo davvero che a Derry comparisse un ristorante chiamato Tim’s Curry, ma l’idea è stata bocciata praticamente subito”. Per quanto riguarda la trama, la storia originale di Stephen King è ancora saldamente al potere. Un gruppo di disadattati conosciuto come Il Club dei Perdenti unisce le forze dapprima da bambini, poi di nuovo da adulti, per combattere un antico male mutaforma (It) che infesta la loro piccola città. L’unica significativa differenza è nella struttura: mentre il romanzo di King abbraccia un periodo che va dagli anni ‘50 agli anni ‘80, la storia di Muschietti sarà divisa in due film distinti: il primo dedicato ai Perdenti in versionepreadolescenti alla fine degli anni ‘80, il secondo (box office permettendo) alle loro controparti cresciute nel 2016. È un progetto ambizioso e colossale: mentre pianificare un film in due parti sugli Avengers è una cosa, fare la stessa cosa con attori relativamente sconosciuti e solamente un clown che vive nelle fogne come leitmotiv della storia è tutta un’altra faccenda.

“L’idea dei due film era già sul tavolo quando ho firmato, – dice Muschietti – la cosa non mi dava nessun problema. Anzi, in realtà mi piaceva. Abbiamo un grosso cast, e così tanto materiale da raccontare. È difficile riuscire a concentrare tutto in due ore”. All’inizio, ovviamente, la questione di come sintetizzare le bizzare 1.300 pagine di King per il grande schermo non è stata affidata a Muschietti. Nel 2012 la Warner Bros reclutò il creatore di True Detective, Cary Fukunaga, perché prendesse in mano le redini dell’adattamento, ma il regista abbandonò il progetto nel 2015, citando il solito vecchio adagio delle ‘divergenze creative’ (“So bene che l’avete sentito dire spesso – ride GrahameSmith – ma in questo caso è stato davvero così…”). Al suo posto fu chiamato Andrés Muschietti, il cui film d’esordio del 2013 La Madre, dove a un certo punto un fantasma dotato di spirito materno scatena una tempesta di falene, aveva impressionato i produttori. In un’intervista a Variety Fukunaga ha speso parole poco felici sulla rottura: “Quello che stavo cercando di fare era un film horror di livello alto con personaggi reali… Loro invece volevano archetipi e spaventi”. Di opinione diversa è invece Muschietti: “La sceneggiatura di Cary non era molto interessata al fatto che Pennywise fosse un mutaforma,” spiega a Empire. “Stava prendendo una direzione quasi iper-realistica, sentivo che mancava qualcosa del lavoro originale [di King]”. Non che Muschietti sia rimasto religiosamente inchiodato al materiale originale di King. “Ci siamo assicurati di mantenere i cardini emozionali principali [del romanzo] – dice – tuttavia il libro mette in scena le paure dei bambini cresciuti negli anni ‘50, quindi ho pensato che questa fosse per noi l’opportunità di aggiornarlo.

IT Empire Italia

Quando Stephen King era piccolo, i bambini avevano paura di quello che vedevano nei film, per cui ‘It’ si trasforma in un lupo mannaro, una mummia, la creatura della Laguna Nera. Ma il mio istinto mi ha detto che queste cose non sono più spaventose. Ho iniziato a prendere in considerazione paure che fossero più stratificate, più profonde e personali per ciascun membro del Club dei Perdenti”. Fortunatamente, se i vecchi pilastri dell’horror possono aver perso il loro smalto terrificante, i pagliacci sembrano conservare inalterato il loro fascino inquietante. “Non li ho mai trovati spaventosi,” afferma il quattordicenne Jaeden Lieberher, che interpreta il leader balbuziente del Club dei Perdenti, Bill Denbrough, “Ma dopo aver lavorato a questo film…” scuote la testa lentamente e lascia che il suo compagno perdente Jeremy Ray Taylor a metterla giù in maniera molto ambigua: “La prima volta che ho visto (Skarsgard) con indosso il costume, volevo scappare via urlando”.

Il che ci porta alla vera star del film, e la prediletta incarnazione del mostro di Derry: Pennywise, il Pagliaccio Ballerino. Le sue apparizioni nel libro tendono a funzionare da segnale di partenza per le sezioni più memorabili, e come giustamente sottolinea Grahame-Smith: “Qual è la cosa che la gente ricorda della serie tv? Solo l’interpretazione di Tim Curry”. Nonostante la convinta retorica anti-reboot sostenuta dalla troupe, Muschietti riconosce che si avvertiva una gravosa pressione rispetto al fatto di dare seguito alla roboante rappresentazione del clown assassino fornita da Tim Curry. “Si è trattato di un momento cult del cinema horror, – ammette – ha fatto cagare sotto un’intera generazione”. Il metodo del regista nel fronteggiare questa pressione era di dare vita a una versione completamente diversa di Pennywise. Invece dello psicopatico di mezza età col doppio mento e strombazzante interpretato da Tim Curry, voleva un clown col ‘volto da bambino’ e un’aria quietamente sinistra. Muschietti ha incontrato parecchi giovani attori prima del casting del ventiseienne Skarsgård. “Ho avuto questo bellissimo incontro con Will Poulter, – ricorda il regista – ma alla fine ho avuto la sensazione che non fosse preso totalmente dall’idea di fare Pennywise. Sarebbe stato fantastico; ha un grandissimo talento, e soprattutto ha… quella faccia”.

Si produce in un angosciante sorriso – tutto sopracciglia e denti – poi torna normale, e scoppia a ridere. “Ma ci sono dozzine di attori che avrebbero potuto interpretare Pennywise. Ci sono le scelte più scontate – qualcuno alla Willem Dafoe. Ma poi ho trovato Bill. E Bill è… incredibile”. Sul set di Toronto, Skarsgård è pienamente operativo. Dopo essere finalmente riemerso dalle fogne, il gruppo di Empire viene liberato degli stivali e condotto verso un’irrilevante striscia di terra, dove la bianca figura spettrale di Pennywise diventa piano piano visibile attraverso gli alti canneti. Se ne sta seduto lì, mezzo nascosto come un orribile uccello esotico, borbottando in maniera folle mentre mastica il braccio amputato di un bambino come se fosse una coscia di pollo. Con la sua faccia incipriata, la parrucca in stile Regency e l’abito tutto pizzi e merletti, sembra una versione da incubo del principe George della serie tv Black Adder III. Abbiamo domande. Ma sfortunatamente devono aspettare; ci viene detto che non parleremo con Skarsgård oggi, perché gli devono lavare via ‘il sangue di bambino’ dal mento. Questa è onestamente la migliore scusa per non parlare con Empire che abbiamo mai sentito. E non abbiamo nessuna intenzione di iniziare una discussione.

Quasi un anno dopo, il ventiseienne è finalmente pronto a parlare. Salta fuori che il nuovo Pennywise ha ancora la paura nella sua testa. “Perché questo film sia all’altezza del libro e della serie, devo terrorizzare un’intera generazione, – spiega Skarsgård – perciò sì, c’erano timori nel prendere questo ruolo. C’erano fantasmi che infestavano la mia mente. Ma ho dovuto avere fiducia in me stesso, e così pure in Andy [Muschietti] per rendere il personaggio nella maniera corretta”. Il suo clown è selvaggio e imprevedibile. “La mia idea era che Pennywise funzionasse in maniera molto semplice. In termini di quello che gli passa per la testa, non succede molto, è brutale e istintivo”. Al di là delle sue labbra straordinariamente umide, la sua principale fonte generatrice di panico è la voce estremamente inquietante. “Passavo da registri altissimi a toni molto bassi, – racconta Skarsgård – in certi momenti suonava ridicolo. Penso che abbiamo finito per trovare una via di mezzo.

Ma è stato molto intenso. È sempre così quando devi interpretare un personaggio talmente diverso da te stesso. Non volevo davvero parlare con nessuno durante le riprese”. Praticamente surclassando Jared Leto nel seguire il ‘metodo Jared Leto’, per settimane di fila l’attore, con addosso il trucco, si rintanava in giro per i set del film. Il suo livello di intensità è confermato dal tredicenne co-protagonista Jack Dylan Grazer, che interpreta l’asmatico membro del Club dei Perdenti Eddie Kasprak, e ricorda che Skarsgård “si aggirava per le stanze, dando di matto, producendo suoni pazzeschi” tra una ripresa e l’altra. Mentre ci ripensa, Skarsgård ridacchia: “Le risate e le urla erano solo un modo che avevo per mantenere l’essenza maniacale del personaggio. Ricordo che un bambino del gruppo delle comparse trovò la cosa molto opprimente. Non appena dissero ‘Stop’, iniziò a piangere. Ho dovuto dire tipo: ‘Va tutto bene, sono Bill, è solo trucco!’”

IT Empire Italia

 

Può essere che questa storia non abbia esattamente conciliato il sonno di quel bambino in particolare, ma è una prova inequivocabile che i creatori di It hanno centrato il segno. Così come la reazione febbrile al trailer. E per Muschietti, la ciliegina su questa spaventosa torta è stato il riscontro proveniente dall’uomo che ha dato origine a tutto questo, Stephen King, che sta avendo un 2017 d’oro grazie a questo, La Torre Nera e due nuove serie tv: The Mist e Castle Rock. “Mi ha scritto una mail dichiarandosi veramente felice,” dice il regista con un sorriso. “L’ho ringraziato per aver permesso tutte le libertà che mi ero preso creativamente, e con mia grande sorpresa ha elogiato una creatura in particolare, proveniente dagli incubi della mia infanzia anziché dal libro. Perciò è stato fantastico”. It è una novità: un film horror con rating R intriso di sangue, con ragazzini eroici che dicono parolacce e il valore di una produzione blockbuster.

Per le medesime ragioni, è anche un rischio al botteghino. Finché non saprà se gli sforzi verranno ripagati, Muschietti terrà le labbra sigillate sul soggetto del secondo film, che si concentrerà sul ritorno dei Perdenti adulti a Derry per un altro scontro con Pennywise. Tuttavia rivela che stanno attualmente buttando giù una trama, e che “tutti vogliono farlo il prima possibile perché siamo tutti quanti profondamente innamorati del primo film”. Beh, forse non proprio tutti. Per quanto abbia apprezzato la sua parte, Skarsgård ha dei sentimenti un po’ contrastanti sul fatto di indossare nuovamente la spaventosa parrucca rossiccia. “È divertente – dice – terminate le riprese sono tornato a Stoccolma, e ogni notte per due settimane ho avuto questi strani e ricorrenti sogni dove c’era Pennywise. Ero io, ma in qualche modo mi trovavo nella scena sbagliata. Mi sentivo sconvolto perché la gente poteva vedere la mia faccia. Una cosa surreale. Non riesco a spiegarla”. Noi invece possiamo: i clown sono assolutamente terrificanti.

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