La ragazza che gioca con il fuoco

In uscita a dicembre su Netflix con il thriller Bright, l’attrice spiega perché ama prendere di petto le proprie paure.

La ragazza che gioca con il fuoco

Testo Hayley Campbell

Noomi Rapace siede in una grande poltrona indossando perle e un abito in pelle, un incrocio tra Madonna del periodo Truth or Dare e un disegno di Tom of Finland. Nessuno si aspettava che la Rapace, una mora naturale, si presentasse al servizio fotografico di Empire con un casco di capelli biondo platino, ma ovviamente è quello che ha fatto: la 37enne svedese è ogni volta imprevedibile, sempre attratta dal rischio e sempre pronta a sollevare un vespaio. Ogni volta che incontri Noomi Rapace, lei ha già cambiato radicalmente aspetto.

Nel ruolo della svolta, come Lisbeth Salander nella versione originale del film svedese Uomini che odiano le donne e nei successivi sequel, era tatuatissima e punk. Nella sua prima pellicola in lingua inglese, Sherlock Holmes – Gioco di ombre di Guy Ritchie interpreta un’affascinante ragazza di origine rom. Dopodiché è stata una delle poche persone sopravvissute in Prometheus, riprendendo in seguito il ruolo della scienziata Elizabeth Shaw in Alien: Covenant (“È una piccola parte, ma non è certo il mio film” è tutto quello che ha da dirci in proposito). Se questa selezione non vi sembra abbastanza eclettica, sappiate che i prossimi ruoli in cui potremo vederla in azione includono la moglie di Enzo Ferrari, Linda, in Ferrari di Michael Mann e nei panni di Amy Winehouse in un possibile biopic sull’artista inglese in corso di definizione. Ma Empire questa volta l’ha incontrata per discutere di Codice Unlocked, un nuovo thriller in cui interpreta un’agente della CIA che tenta di sventare un attacco terroristico biologico.

Forse per un estremo senso di preparazione al ruolo, ha comprato casa a Londra, quattro anni fa. “Possiede un’energia così creativa e liberatoria” dice entusiasta della città. Tira fuori uno smartphone per mostrare il corvo imbalsamato che pende dal suo soffitto di vetro, impegnato in un volo perenne (i volatili fanno parte del suo immaginario da sempre: ha anche deciso di cambiare il suo cognome da Norén a Rapace nel 2001). E poi comincia a sfogliare centinaia di altre foto, dal figlio tredicenne alle prove di abiti per film ancora da girare. Mentre comincia a riflettere su avventure passate e future, tira fuori qualcosa a cui dà un morso abbondante. Non è una mela ma un peperoncino rosso fuoco. Chi mangia un peperoncino piccante crudo? Noomi Rapace. Ve l’avevo detto che è imprevedibile.

Al di là del resto del cast – Michael Douglas, John Malkovich, Orlando Bloom – cos’è che ti ha convinto a recitare in Codice Unlocked?

Sono una fan sfegatata di Jason Bourne e ho sempre desiderato poter interpretare una sua versione femminile. È stata un po’ questa l’idea. È un film duro, autentico, dove capisci davvero cosa significa crollare sul pavimento. Fa davvero male graffiarsi le ginocchia. Fa male essere presi a pugni. [Il mio personaggio] Alice è una combattente che si allena duramente e ha rabbia e fantasmi del suo passato che la rendono capace nel suo lavoro.

Per il tuo ruolo in Uomini che odiano le donne ti sei fatta davvero i piercing sul viso. Niente di altrettanto speciale per questo film?

Mi sono rotta il naso! È stato un incidente durante una scena d’azione. Mi è arrivato il gomito di Orlando Bloom dritto in faccia. La sua reazione è stata: “Oh mio Dio! Sono davvero mortificato! L’ho colpita, maledizione! L’ho colpita!”. Ho sentito il mio naso fare crack. Ho messo sopra del ghiaccio e poi con il make up l’hanno fatto sembrare dritto. Dopo le riprese mi sono detta: “Cavolo! Ha un aspetto orribile!” così sono andata da un dottore che mi fa: “Hai una frattura e avresti dovuto farti vedere immediatamente. Ora è troppo tardi”.

Non è certo il modo in cui reagirebbero molti attori davanti a un naso fratturato. Ti consideri una persona forte?

No, non credo. Penso che ci convinciamo di essere quello che abbiamo bisogno di diventare. Ho imparato a pensare a me stessa da molto giovane e ho lasciato la mia famiglia molto presto. Sono così. Penso che se cado, non ci sarà nessuno a tirarmi su. Devo stare in piedi facendo affidamento sulle mie forze. Penso che se ci si mostra per quanto si è vulnerabili, non si sopravvive facilmente in questo mondo. Non sono così forte: è solo un mettersi nell’ordine d’idee di non esser disposti a fare la vittima. Probabilmente è anche una cosa di noi svedesi. Non ci sono molte primedonne in Svezia.

 

Giri tu le tue scene d’azione?

Sempre! Le scene con le auto e i salti mortali non mi permettono di farle per questioni assicurative, ma cerco sempre di lavorare il più possibile in prima persona.

Non hai paura di farti male? Metti il caso, essere colpita accidentalmente in pieno viso da Orlando Bloom…

Ho paura di tante di quelle cose, ma tendo sempre ad affrontare le mie paure piuttosto che evitarle. C’è una scena in Codice Unlocked in cui sono appesa al dodicesimo piano di un palazzo: potevo vedere la troupe laggiù in strada a riprendere la scena. Io sono terrorizzata dalle grandi altezze e loro sembravano minuscoli, come piccoli insetti. Il mio cuore batteva all’impazzata ma non potevo dire a nessuno che ero spaventata perché a quel punto la mia paura sarebbe andata fuori controllo. Di solito devo fare finta di niente per riuscire a sconfiggerla. Hai presente quando senti la testa che ti pulsa? Io non riesco a pensare, mi sembra che stia per esplodere. Non sono poi così sicura che mi piaccia. La gente crede che sia coraggiosa ma non lo sono.

Sei al corrente che puoi farlo fare a qualcun altro vero?

Ma dopo che lo fai è come avere una ricompensa! Sto cercando di essere più responsabile e di non assumermi più rischi inutili. Prima ero il tipo da ‘dai! Buttiamoci!’, ora sono più per il ‘possiamo riprovarla ancora una volta?’. Credo che sia perché ho imparato dai miei errori. L’ultimo giorno di riprese c’era una scena in cui fuggo da una finestra e atterro su una recinzione. Avevo i tacchi alti e sono atterrata con tutto il peso del mio corpo su un piede, ho sentito come qualcosa scoppiare. Era come se il piede fosse diventato un cuscino gigante, doloroso. La cosa è andata avanti per cinque mesi. Sospiravo: “Sono stanca di essere sempre dolorante…”

Hai dovuto sospendere le riprese per riprenderti dall’infortunio?

Di solito hai una scena d’azione e poi circa una settimana di pausa per le scene di recitazione più classiche. Ma in questo film ogni giorno ce n’era una. In una scena in una stanza d’albergo prendo la testa di uno a ginocchiate. Ho dovuto girarla qualcosa come trenta volte da diverse angolazioni. Alla fine il polpaccio si è infiammato e non ho potuto alzare la gamba per settimane. E poi mi sono stirata un muscolo addominale. È arrivato questo dottore russo sul set per farmi delle iniezioni. Ho visto un ago gigantesco entrare nella mia pancia mentre il medico diceva [fa un accento russo]: “Ora sarai a posto per quattro ore”. Quattro ore dopo urlavo dal dolore. È stato piuttosto intenso, ma divertente.

C’è anche una scena dove sei in mezzo a un fiume in piena notte. Quella non dev’essere stata una situazione piacevole.

Era novembre e faceva freddo. È stato davvero spaventoso. L’acqua di notte mi terrorizza.

Che cos’altro ti terrorizza?

I ragni.

Gireresti una scena con un ragno vivo e vegeto?

L’ho fatto! In Rupture [del 2016] interpreto una donna che viene rapita e portata in una struttura. La sua più grande paura sono i ragni ed è con quelli che scelgono di torturarla. L’idea alla base è che se riesci ad affrontare la tua paura più grande puoi migliorare te stesso e accedere a un nuovo livello di conoscenza. Quindi sono legata su una barella, mani, collo e piedi – non posso muovermi – e mi appoggiano un ragno gigante sul braccio. È stato terribile! [Ride] Quella volta non ce l’ho fatta. Sono andata nel panico e il ragno ha iniziato a muoversi, perché sentono la paura.

Non l’hai scaraventato dall’altra parte della stanza?

Non potevo! Mi avevano legata! Nella maggior parte dei film che interpreto affronto una delle mie paure, anche se è interiore.

Sembra quasi una forma di terapia.

Lo è, in un certo senso. Ma il film deve sempre avere la precedenza. Anche rispetto alla vanità personale. A volte mi riguardo e penso: “Oh cielo! Ho un aspetto davvero orribile”. Devo provare a non pensarci.

C’è un film in particolare in cui ti sei ritrovata a fare questo tipo di osservazione?

Mi capita quasi sempre. In un sacco di scene di Codice Unlocked ho un aspetto terribile, ma mi piace perché è verosimile. Se avessi passato quello che Alice ha dovuto affrontare, sarebbe stato l’aspetto giusto. Iniziamo con il make-up e lo togliamo piano piano fino a quando non acquisisco un aspetto più ruvido. Uno degli ultimi giorni di riprese il direttore della fotografia è venuto da me e ha detto: “Non ho mai fotografato una protagonista femminile dall’aspetto così malconcio”. Al che ho risposto: “Ok! Dammi il cinque”.

Anche Orlando sembra particolarmente ruvido in questo film.

Penso che sia arrivato a un punto in cui si è stancato di fare il bello della situazione. Fare ogni volta la parte dell’innamorato è così scontato. Qui ha veramente messo tutto se stesso. [Nella scena ambientata in un ascensore con due rottweiler] ha detto: “Lascerò che il cane mi attacchi”, io gli ho risposto: “Sei matto? Che succede se il cane ti punta alla gola?”. Il cane doveva azzannargli il braccio e poi dimenarsi in modo controllato, essendo ammaestrato. Ma è pur sempre un cane. Che succede se gli stai antipatico?”

Sei un’amante dei cani?

Sono cresciuta in una fattoria e il mio migliore amico era il mio cane. Era grande e nero, abbastanza aggressivo con la maggior parte delle persone ma affezionatissimo a me. Mi seguiva dappertutto e poi un giorno è stato investito da un’auto. Volevo morire anch’io. Avevo 12 anni, mi si spezzò il cuore e non l’ho mai superato. Mi sono ripromessa di non affezionarmi mai più così a un cane e non l’ho fatto. Credo davvero che morirei se dovessi perderne un altro. È come se il mio corpo avesse una cicatrice interiore di cui son ben consapevole.

Oltre a infortunarti regolarmente, cosa fai per prepararti a un ruolo?

Faccio sempre delle playlist di musica. Ho ascoltato un sacco di musica upbeat questa volta: Eminem, tanto hip-hop old school e One More di Elliphant. Abbiamo anche fatto quattro music video nel mio camper del trucco – eravamo io, la mia assistente, la ragazza del make-up e il terzo aiuto regista. Eravamo una piccola gang.

È vero che hai un amico profumiere che crea apposta per te una fragranza per ogni personaggio che interpreti?

Sì! Il profumo pensato per Alice è mascolino, sexy al punto giusto ma non certo una fragranza dolce. Ne ho fatto fare uno per Chi è senza colpa, con Tom Hardy, e poi entrambi siamo andati direttamente a recitare in Child 44 – Il bambino numero 44. Li conservo in alcune bottiglie e per errore, erano le 5 del mattino, ho messo quello sbagliato. Sono arrivata alla sala trucco e Tom sbotta: “Ehi, che stai facendo? Così mi fai confondere, hai il profumo di Nadia!”. Era completamente uscito di testa perché avevo addosso il profumo sbagliato. È uno strumento incredibilmente potente. È stato un po’ un casino quando ho recitato in Seven Sisters [un thriller prodotto da Netflix di prossima uscita] perché interpreto sette personaggi diversi e ho selezionato sette profumi differenti. Dovevo lavarli via ogni volta, per non mischiarli tra loro. È stato un vero delirio. Adesso sto lavorando al profumo che utlizzerò per girare Stockholm.

È un film che girerai insieme a Ethan Hawke, giusto?

Esatto, è una love story tra un rapinatore di banche e il suo ostaggio, basato su una storia vera. È da qui che è nata la definizione ‘sindrome di Stoccolma’. Per quattro giorni intrappolata in una banca.

Come ci si prepara a un film dove si è tenuti in ostaggio in una banca?

Ho letto molto su cosa volesse dire essere una donna nel 1973. Non andavano in palestra allora, per cui sto cercando di perdere massa muscolare e dimagrire.

Fai molta palestra di solito?

Non riesco a smettere di fare esercizio, credo che probabilmente impazzirei – ho troppe cose che mi passano per la testa, sto facendo un sacco di pesi leggeri e ripetizioni ma mai con quelli pesanti perché sembrerei un pitbull; il mio corpo adora mettere su massa muscolare. Quindi l’obiettivo è quello di perdere un po’ di muscoli. Voglio avere un aspetto più fragile.

Reciteresti mai una parte dove devi diventare muscolosa?

Presto reciterò in questo film che tratta di una donna bodyguard. È basato sulla storia di una donna di nome Jacquie Davis che ha scritto un libro intitolato The Circuit. Sarà un’esperienza totale, estrema. E il regista è una donna! Sono esaltatissima.

Hai mai lavorato con un regista donna in passato?

Pernilla August in Beyond. Amo lavorare con le donne.

In cosa è un’esperienza differente?

Non lo è, in realtà. È una questione di persone. Alcuni uomini hanno un’indole più tendente al femminile e alcune donne più maschile. Dipende se riesci a creare un legame con qualcuno. Comunque penso che molti film finiscano per avere una prospettiva soprattutto maschile sulle cose e per me, da donna, la cosa diventa un po’ noiosa. Sono dell’idea che quando lavori con una regista donna, lei riesca ad aver una visione di te più completa. Potrebbe essere qualcosa che ha a che fare con l’avere un terreno comune su come interpretiamo il mondo e come affrontiamo la vita.

Se decidessi un domani di diventare una regista, reciteresti nei tuoi film?

Non credo. Apprezzo l’essere diretta nel ruolo e non credo che riuscirei a spingermi fin dove vorrei, da sola. Quando recito, sono molto concentrata su me stessa. Se dovessi andare a riguardarmi per correggermi, non credo funzionerebbe.

E ti servirebbe anche un profumo diverso per quando fossi dall’altro lato della macchina da presa.

Esatto! Ci vorrebbe davvero troppo tempo. “Stop! Devo fare una doccia!

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