Fuori dall’ombra

christina ricci, intervista, z: the beginning of everything, distorted, la famiglia addams

Dal successo di Z: The Beginning Of Everything, alle riprese di Distorted il passo è stato breve. Il grande ritorno in scena di Christina Ricci ha subito negli ultimi mesi una accelerazione strepitosa. Prima il silenzio, ora anche una pellicola dove la nostra recita al fianco di John Cusack, in un thriller psicologico dove la nostra recita a fianco di John Cusack, in un thriller psicologico. L’enigmatica attrice racconta ad Empire come sia riuscita a sopravvivere a una fama che dura da sempre.

Testo Hayley Campbell e Gianni Finucci

È ancora presto a New York City, e Christina Ricci è terrorizzata all’idea di parlare con la stampa. Non nel senso che è terrorizzata adesso, ovviamente – non per vantarci, ma ci assicura che Empire è ‘fantastico’ – ma le prossime settimane sì, essendo ritornata nel tritacarne mediatico dopo il successo della serie prodotta da Amazon Studios: Z: The Beginning of Everything ed ora per il ritorno sul set cinematografico in Distorted, prodotto dalla Minds Eye Entertainment.

Nel nuovo film, ora in produzione, Ricci interpreta la parte di un’artista che soffre di disturbo bipolare scatenato dalla perdita del proprio bambino. I suoi ricordi atroci la spingono a traslocare in un palazzo hi-tech, gestito da un proprietario manipolatore e ombroso (Brendan Fletcher).

Aveva appena nove anni quando fece Sirene con Cher; l’anno successivo interpretava Mercoledì Addams ne La famiglia Addams. Sebbene negli ultimi anni non sia stata più sotto i riflettori, in genere limitandosi ad accettare ruoli di supporto e rilasciando poche interviste, è tuttavia una veterana del gioco e sa bene cosa sta per succedere. “Rimarresti scioccato dalla quantità di cose offensive che la gente è capace di dirti in faccia, e che poi ti chiede di commentare – afferma ridendo – è come dire ‘Vaffanculo!’ E io dovrei continuare ad essere gentile con te?!”

La sua rinascita è datata gennaio 2017, quando la Ricci ha dato vita ad un proggetto totalmente suo: è stata la star principale nonché la produttrice di Z, una serie tv sulla vita di Zelda Fitzgerald, scrittrice, ballerina, donna di mondo e moglie di Francis Scott. Attualmente Zelda è molto in voga, visto che sia Scarlett Johansson sia Jennifer Lawrence sono in ballo per interpretare questa icona degli anni ‘20 in due distinti biopic, ma la Ricci è arrivata prima. Non è difficile capire i motivi per cui questa particolare storia dovrebbe esserle congeniale: la storia di una donna straordinariamente famosa ancorché enigmatica, e le sfide che deve affrontare per vivere la celebrità senza esserne travolta.

Quand’era una bambina, la Ricci non parlava mai con i suoi compagni di classe delle sue esperienze sui set di film giganteschi, temendo che non l’avrebbero accettata se l’avessero considerata diversa. Oggi, a 36 anni, sposata e madre di un bimbo di due anni, mostra quel genere di cautela che possiede chiunque si sia abituato a dover parlare con i giornalisti da quando era un bambino. Chiede scusa quando le sue risposte risultano un po’ grossolane, ma ad essere onesti questa è la prima volta che parla ampiamente della sua seconda esperienza da protagonista in una serie tv (dopo che Pan Am è stato cancellato). “Torna qui fra cinque interviste, all’incirca, e l’avrò memorizzata tutta – dice – ma al momento la sto costruendo strada facendo”.

Cos’è che ti affascina di Zelda Fitzgerald?

A volte è molto più interessante andare in profondità ed esplorare davvero la vita di qualcuno nei suoi dettagli più piccoli, soprattutto quando l’altra faccia della sua vita è ammantata da un alone di leggenda, di mito – nella sua storia, nel suo essere e nel suo carattere. Penso che tendiamo a minimizzare la vera esperienza umana in favore della sete di successo. Come se non ci fosse realizzazione nel crescere un figlio, ma solo nel diventare una star del cinema.

È stata una delle prime persone a diventare famosa praticamente senza un motivo, grazie all’uomo con cui era sposata.

Esattamente! E non credo che la gente veramente comprenda come ci si sente a diventare così famosi all’improvviso. Voglio dire, è come una droga. Se la offri a qualcuno in fretta e senza alcuno sforzo, immagina quello che sarà il resto della sua vita, una ricerca continua di quella sensazione. È come sviluppare una tossicodipendenza. E penso anche sia qualcosa che può davvero fare impazzire le persone.

La fama ti ha fatto impazzire?

Ero troppo giovane, per cui non ricordo il prima e il dopo. Però mi ricordo lo sballo: quando pensi che tutta la tua vita sarà così intensa, eccitante e selvaggia. E ricordo bene anche quella sensazione di aspettativa che viene proiettata su di te, per cui se tutte queste persone ti stanno dedicando tutta questa attenzione, allora è meglio che tu faccia qualcosa.

Alcune star bambine crollano a causa della forte pressione. Tu sei riuscita ad evitare tutto questo, e a proteggere la tua vita privata. Come ci sei riuscita?

Non so se ho mai fatto veramente qualcosa che potesse essere materia di scandalo da dare in pasto ai tabloid. Non ho sposato una celebrità e ho vissuto a Brooklyn quand’ero incinta, quindi non ho cercato di evitare la stampa – semplicemente non c’erano paparazzi in giro da quelle parti. Sono molto casual rispetto ai grandi eventi della mia vita e non ho l’abitudine di fare annunci, perché la considero una cosa strana. Trovo sia anormale annunciare al mondo che sei incinta. Cosa ti fa credere che alla gente interessi? Semplicemente penso sia molto presuntuoso credere che alla gente importi davvero qualcosa di te.

christina ricci, intervista, z: the beginning of everything, distorted, la famiglia addams

Gli altri bambini si comportavano in maniera strana con te a scuola?

All’epoca ero abbastanza intelligente da capire immediatamente che non sarei stata accettata dai miei coetanei se avessi raccontato della mia carriera quando fossi tornata a scuola, perciò non ne ho mai parlato. Per me era importante ignorare ed evitare l’argomento. Riuscivo a mantenere un livello alto di concentrazione e disciplina tale da lasciare presumibilmente sorpresi gli altri, dal momento che è una caratteristica che non si riscontra molto spesso nei bambini. Ma a parte questo credo di essere stata una bambina piuttosto normale.

Sei stufa che la gente ti faccia ancora domande su La Famiglia Addams? L’ho appena fatto. Mi dispiace davvero.

No! [Ride] È una cosa fantastica, sono fortunata ad aver partecipato a qualcosa che ancora interessa alle persone. Vengo da quella scuola di pensiero che promuove la longevità, il fatto di produrre un impatto, quindi per me è qualcosa di cui andare fiera, il fatto che sia sopravvissuto così a lungo e che la gente ne sia ancora affascinata.

Chi è la tua attrice preferita?

Ne ho molte. La mia attrice classica preferita – non ‘classica’; Dio, cos’ho che non va? A volte parlo ancora come un’adolescente – è Elizabeth Taylor. Il mio film preferito è Chi ha Paura di Virginia Woolf? Adoro guardarla.

L’hai mai vista ne La Scogliera dei Desideri (in originale Boom!)?

No!

È il film preferito di John Waters. Dice che se lo vedi e non ti piace, tu e lui non potrete mai essere amici. Nel cast c’è anche Richard Burton ed è terribile.

Non è quello dove sono bloccati insieme all’aeroporto?

No, quello è International Hotel. Ne La Scogliera dei Desideri interpreta una miliardaria che all’inizio odia Richard Burton, poi finiscono per innamorarsi. C’è un punto in cui Richard Burton guarda giù da una scogliera e dice ‘Boom!’

Oh mio Dio, sono già elettrizzata! Lo guarderò immediatamente.. Com’è lo spelling del titolo? [Scrive il titolo del film] Grazie per il consiglio.

Prego. Guardando indietro alla tua carriera, c’è un film che ritieni sia stato un momento cruciale per te?

Credo che il primo film che ho fatto e che si avvicinasse un po’ più al mio gusto sia stato Tempesta di Ghiaccio. Per me quello è stato un grande momento di svolta, perché da lì in poi si sono susseguiti progetti più seri e maturi, che era ciò che mi interessava veramente. Come attore, se sei in grado di pianificare la tua carriera, allora ti trovi in una posizione molto, ma molto fortunata. Per la maggior parte del tempo sei alla mercè dei desideri di qualcun altro. Ma penso che ci sia molto più spirito imprenditoriale tra i millenial e le generazioni in arrivo, e credo che questo stia incidendo sul modo di sentire degli attori. Adesso dicono: “Va bene, recito nei film. Quindi perché non dovrei anche produrli o realizzarli?”

Hai avuto problemi in passato a parlare apertamente, temendo in questo modo di essere considerata una difficile?

[Pausa lunga] Ah! Devo ammettere che sono stata molte volte sul punto di cantarne di tutti i colori… Detesto ammetterlo, ma ho scoperto questa verità come attrice: devi avere il titolo per sostenere la tua opinione.

È più probabile che siano gli uomini a dire la loro?

Dio, sì.

È una situazione che si riscontra un po’ ovunque.

Sì, non fa alcuna differenza. La gente fa un gran baccano per come vengono trattate le donne a Hollywood, ma è un problema di tutte le industrie. Passare per questo processo produttivo è stata una vera sorpresa per me, anche in termini di casting. Ci sono così tanti attori che non si presenteranno e non faranno il provino e di cui non hai mai sentito parlare in tutta la vita! Io e le mie colleghe – le altre donne – andiamo sempre alle audizioni per qualsiasi cosa. Esiste un motivo per cui ci sono molte donne a capo del nostro show.

christina ricci, intervista, z: the beginning of everything, distorted, la famiglia addams

A quanto pare eri in lizza per il ruolo che alla fine è andato a Thora Birch in Ghost World. Cos’è successo?

Non è che fossi in lizza, ero affezionata a quella parte. Solo che poi è diventato un problema di impegni e non ho potuto farla.

Eri una fan del fumetto?

Lo ero! Daniel Clowes è fantastico!

Come ti sei sentita alla notizia che Pan Am non sarebbe andato avanti? Quando la serie è partita sembrava qualcosa di grosso.

Mi sono divertita tantissimo in quel progetto. Ma quello che ho imparato da quell’esperienza e che mi ha spinto a produrre il mio show personale è stato il fatto che, in televisione, esiste questa specie di visione diluita e legata al modo in cui si fa un programma tv. A volte ti tocca lavorare all’interno di progetti dove chiedi: “Com’è questa scena? Dovrei interpretarla in modo totalmente drammatico, o si tratta più di una commedia nera?” E ho avuto esperienze precedenti in cui qualcuno avrebbe detto: “Beh, un po’ di entrambe”. Non è una risposta! E dopo non hai la minima idea di cosa diavolo stai facendo.

In Prozac Nation hai interpretato Elizabeth Wortzel, una donna con problemi di depressione e abuso di sostanze. Anche nella storia di Zelda Fitzgerald si parla di infedeltà e alcolismo. Ti rende nervosa approcciarti a questi temi un po’ cupi?

Non divento nervosa, ma sento salire una specie di paura perché si tratta di parecchio lavoro e io sono molto pigra [ride]. Mi viene l’ansia; ma non quel genere di nervosismo del tipo: “Ho paura di non farcela”. Semplicemente mi rendo conto che ci sarà molto da lavorare.

Sei apparsa nuda in Prozac Nation, ma non ricordo di aver visto lì una parrucca pubica immensa come quella che compare nel quarto episodio di Z.

Oh Dio, immagino che non siano intervenuti con gli effetti digitali nella copia che hai visto.

Era enorme! Era più grande della tua testa! Cos’hai pensato appena l’hai vista?

Beh, le cose appaiono molto differenti quando vengono riprese, soprattutto da angolazioni differenti, per cui si è trattato di qualcosa che abbiamo inserito sapendo che sarebbe stato eliminato digitalmente. [Ride] Sono felice che ti abbia fatto fare una bella risata.

Ho letto che una volta dicesti: “Se non mi fossi dedicata alla recitazione, probabilmente sarei uno di quegli strani fuggiaschi che si incontrano su Hollywood Boulevard. No, sarebbe molto peggio; probabilmente sarei morta”.

Quand’è che l’ho detto? Quand’ero una teenager? Come la maggior parte delle persone, preferisco non dover rispondere delle mie affermazioni di quand’ero adolescente. Improvvisamente la gente ti chiede di parlare di te stessa e di argomenti sui quali non hai alcuna competenza ad esprimerti. Pensavo fosse una cosa talmente folle e ridicola, che si chiedesse la mia opinione su questi temi. Qualcuno una volta mi disse: “Cosa saresti se non fossi un’attrice?” e io risposi: “Oh, sarei una prostituta su Hollywood Boulevard”. Capisci cosa voglio dire? Nel senso, cosa vuoi che ti risponda? Ho 17 anni! Non ho idea di quello che sarei! Potrei essere così tante cose!

A quanto pare Zelda si inventava dei tradimenti per portare un po’ di dramma nella sua vita, e c’è una tua frase riportata su un numero del 1998 della rivista SPIN dove affermavi che tradivi i tuoi fidanzati semplicemente per creare una piccola tragedia.

Non è mai successo! Non ricordo neppure di averlo detto. In tutta la mia vita non sono mai stata infedele con nessuno. Voglio dire, a 18 anni probabilmente non avevo neanche il fidanzato, mi pare di averne avuto solo uno prima – tutto qui! Di nuovo, qualcuno ti piazza un microfono davanti alla faccia, come dire “Fai pure!” e non so che cazzo ho detto. Ricordo che a quei tempi pensavo: “Non so niente di niente”. Non sono andata al college, mi sono a malapena diplomata a scuola, ho trascorso tutta la mia vita sui set dei film. “Non so cosa vuoi sentirmi dire”. Per cui è questa la vera spiegazione di tutte le cose ridicole che ho detto i primi tempi. La gente sembrava arrabbiarsi con me se ero onesta e diceva che non avevo nessun tipo di esperienza.

Non avendo ancora fatto pratica come attrice, non potevi neppure ricorrere alla frase a effetto “questo è il mio metodo”.

Esattamente! Non ce l’avevo neppure, un metodo! Ero una bambina, e su qualunque set in cui ti presenti ci si aspetta che ti adegui a tutto quello che fanno gli adulti. Io sono decisamente un prodotto dell’infanzia trascorsa sui set. Si tratta di una posizione molto diversa. Ma hai ragione, c’era veramente poco di cui parlare, per cui dicevo solo cose stupide.

Un’altra cosa che hai detto è che hai paura delle piante.

Lì sono stata un po’ iperbolica perché trovavo divertente che ci fosse una parola per quello! Botanofobia. Lo trovo esilarante. Non mi piace tenere in casa le piante. Non mi piace portare in casa la terra, e in generale non amo molto la natura. In particolare le felci, non mi piacciono proprio.

C’è mai stata una frase che ti ricordi e che ti penti di aver detto?

Ce ne sono tante, ma ripeterle significherebbe farle rivivere ancora. So come vanno le cose, ora.

christina ricci, intervista, z: the beginning of everything, distorted, la famiglia addams

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>