Stuart Hazeldine e Un Dollaro D’Onore

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Il Club Primo Ciak: colmiamo lacune cinematografiche, una persona alla volta.

L’idea dietro a il Club Primo Ciack di Empire è tanto semplice quanto geniale. Ogni mese chiediamo a qualcuno di scegliere e vedere un film che non ha mai visto dalla nostra lista dei “301 Migliori Film di tutti i Tempi” (pubblicata da Empire UK nel 2014) e dirci che cosa ne pensa. Questo mese, Stuart Hazeldine, regista di Exam e di The Shack atteso per quest’anno, ha affrontato un film che è considerato uno dei migliori Western di tutti i tempi. Bravo. Bravo.

50… 100… 150… Scorrevo la lista dei “301 Migliori Film di tutti i Tempi” di Empire e con grande soddisfazione stavo notando di potermi vantare di averli visti tutti… finché non sono arrivato a Un dollaro d’onore (Rio Bravo). Mi dicevo: “Aspetta, ma qual è? No, non è quello con Michael Caine e una ragazza in bikini sulla copertina sbiadita del VHS (quello è Quel Giorno a Rio, o meglio “Quel giorno in preda agli ormoni”), né il terzo sequel con Andy McNab di Pattuglia Bravo Two Zero: STAVOLTA IN TEXAS”. No, questo era un Western, ma non ricordavo quale. Così, ho iniziato a ripercorrere mentalmente tutti i film della mia infanzia, tutti con Il Duca e tutti con nomi simili: Rio Grande, Il Fiume Rosso… Ma nulla. Non riuscivo a ricordarlo.

Ho pensato: “Beh, magari l’ho visto durante il corso di ‘Introduzione alla narrazione cinematografica’ che ho seguito all’università. Ombre Rosse, Il Cavaliere della Valle Solitaria, L’uomo che uccise Liberty Valance…” Ma ancora nulla. Quindi, ho capito che, a quanto pare, abbiamo un vincitore: non ho mai visto questo film, ma ora lo guarderò, lo amerò e poi vi verrò a dire che dovete innamorarvene anche voi. Insomma, John Wayne e Howard Hawks sono i protagonisti ed è scritto da Leigh Brackett, altrimenti noto come “Il secondo sceneggiatore semi sconosciuto” de L’Impero Colpisce Ancora. Come può non piacermi?

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Tanto per cominciare, il titolo, che si riferisce alla città dov’è ambientato il film, non ha sostanzialmente alcun significato. Seconda cosa, la trama è inesistente: uno sceriffo e i suoi vice disadattati difendono la loro città da un originalissimo proprietario di un ranch ricco sfondato con il suo personalissimo esercito di mercenari che gli fa la guerra perché hanno sbattuto al fresco… O qualcosa del genere. Grazie al cielo, attori e personaggi danno vita alla pellicola. E che attori: Wayne è lo sceriffo John T. Chance, che nome meraviglioso. Dopodiché abbiamo un Dean “Pasta e Fagioli” Martin nei panni del vice ubriacone che cerca di dimostrare quanto vale, mentre un Walter Brennan dalle mille sfaccettature interpreta un vecchio vice sfigato che cerca di dimostrare anch’esso quanto vale e, per concludere, un giovanissimo e innamorato Ricky Nelson nella parte di una nuova recluta che cerca di dimostrare… quanto vale.

Ora immaginate l’uscita de I Magnifici Sette l’anno successivo: “Come non sai chi sia Kurosawa? Senti, è Un dollaro d’onore. Ma con quattro personaggi in più!”. E Angie Dickinson, ovviamente. Che spettacolo. Nella parte di un’ingenua dal corpo scultoreo, è tutto ciò che si può desiderare: intelligente, sfacciata, ha lo sguardo che strega e un corpo da sirena a coronare il tutto. Seppure il suo personaggio chiacchierone ed entusiasta contrasti con quello dell’immenso e impassibile Wayne, sai che alla fine lei l’avrà vinta. Ma qualcosa non mi quadrava. Sapevo che questo film ha ricevuto gli elogi di Bogdanovich e Quentin Tarantino e Carpenter l’ha definito “il non plus ultra dei Western”, quindi, perché non aveva convinto anche me? Poi ho capito che il motivo è lo stesso per cui è piaciuto a molti cineasti: ce n’è per tutti i gusti. All’inizio non ci sono dialoghi e l’orchestra punta a rapire lo spettatore con sonorità forti che ricordano le onomatopee dei fumetti.

Più avanti, si trasforma in una sitcom ambientata in un saloon con personaggi volutamente grotteschi dove lo sceriffo, interpretato da Wayne, viene dipinto come il maltrattato uomo di casa. In seguito, diventa una storia d’amore. Dopodiché Martin e Nelson canticchiano in carcere e, infine, viene introdotto l’antagonista, DOPO OLTRE UN’ORA, per poi arrancare verso l’atto finale. I registi che ammiro, Weir, Mann, Nolan, Fincher, Spielberg, sono maestri di consistenza per quanto riguarda il tono della narrazione, e Un dollaro d’onore non sa dove andare a parare. Quindi, se siete amanti di film che sono un potpourri di svariate cose, vi consiglio di vederlo. Per quanto mi riguarda, me la sono cavata godendomi i personaggi, ma nulla di più. L’altra sera ho rivisto per la prima volta dopo anni Gli Spietati. Quello sì che è un Western, signori… (Stuart Hazeldine)

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Disponibile in: dvd, blu-ray

Durata: 141 min.

Distributore: Warner Bros.

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