David di Donatello 2017: cronaca di un trionfo annunciato

David di Donatello 2017: cronaca di un trionfo annunciato
Come previsto, la pazza gioia di Virzì è l’asso pigliatutto, ma le speranze future del nostro cinema risiedono nei runner up “Veloce come il vento” e “Indivisibili”.

Alla fine è andato tutto come da copione. Ai David di Donatello 2017 stravince La pazza gioia di Virzì, premi “di consolazione” a Veloce come il vento e Indivisibili. La goleada della commedia drammatica del regista livornese (Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista alla talentuosa Valeria Bruni Tedeschi), seppur non del tutto immeritata, va un po’ a vanificare i progressi fatti con la scorsa edizione dei David, quando la vittoria di Lo chiamavano Jeeg Robot aveva messo in chiaro una verità incontrovertibile: il cinema italiano che può competere a livello internazionale è quello che si contamina con linguaggi diversi e che non ha paura di sfidare i generi più gettonati sulla scena anglosassone (cinecomic e sci-fi in primis), raccontandoli con la nostra sensibilità e filtrandoli alla luce della nostra personale identità.

Il nostro futuro risiede lì, piuttosto che nell’opera agrodolce di Virzì, nel quale l’indubbio merito di aver affrontato temi toccanti come la follia e la solidarietà femminile viene controbilanciato dal “vizietto” di averlo fatto con uno sguardo un po’ qualunquista che oscilla tra l’elogio incondizionato delle protagoniste e una visione completamente misandrica del mondo. Tra questi due estremi si colloca poi un altro difetto de La pazza gioia (e del cinema virziniano in generale): la tendenza a perdere l’equilibrio narrativo per concentrarsi unicamente – e ossessivamente – sulle attrici principali e sulla loro chimica davanti alla macchina da presa, tralasciando tutto il resto.

Con il risultato, in questo caso, di ridurre l’esperienza narrativa della pellicola a un’istantanea bidimensionale come il famoso selfie di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti dal quale Virzì ha tratto l’idea stessa del film (la foto fu scattata sul set del Capitale umano in una pausa tra le riprese). Decisamente meritati i premi a Indivisibili (in particolare la statuetta per la Miglior attrice non protagonista ad Antonia Truppo), lungometraggio di Edoardo De Angelis che con la storia toccante e straniante delle gemelle siamesi Viola e Dasy – cantanti neomelodiche “unite” nella vita e in carriera – affonda il coltello nella dura realtà di una terra difficile e martoriata dalla criminalità come Castelvolturno.

Ma la nota più lieta sono, secondo noi, i riconoscimenti tributati a Veloce come il vento di Matteo Rovere. In particolare il premio di Miglior Attore a Stefano Accorsi, straordinariamente convincente e a fuoco nei panni del pilota ex-tossicodipendente Loris, per il quale la velocità e le curve di un tracciato significano soprattutto un’opportunità di riscatto e di catarsi personale. Salendo a ritirare il premio con la vitalità e la genuinità che si confanno al suo personaggio (“Lui direbbe ‘Vacca boia abbiamo vinto’” ha esclamato Accorsi con la statuetta in mano) l’attore bolognese si è fatto portabandiera di un cinema italiano che ha i numeri per stupire non solo dentro i nostri confini.

Ed è proprio questo il responso che ci arriva da una serata scivolata via piacevolmente grazie alla conduzione brillante di Alessandro Cattelan (piaccia o non piaccia, volendo cercare un Jimmy Kimmel alle nostre latitudini, la scelta non potrebbe che ricadere su di lui), al toccante omaggio musicale di Manuel Agnelli al mondo del cinema sulle note di Across The Universe dei Beatles e all’immancabile quanto gradito Benigni Show (“Vi ringrazio, nemmeno il Papa ieri a San Siro ha avuto tanti applausi, addirittura mi viene da dire una Messa, vi benedico anzi Dio vi benedica”). Il mondo del cinema viaggia veloce, velocissimo, ma un certo cinema italiano corre altrettanto veloce, e ha il fiato e lo scatto per tenerne facilmente il passo.

Matteo Guizzardi

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*