Tuo, Simon è l’incognita che mancava nella grande equazione del cinema per adolescenti. Un’opera che sa stare in equilibro tra spensieratezza, divertimento, ironia e consapevolezza di sé.

Si intitolava Il club dei cuori infranti (The Broken Hearts Club, 2000) il primo film scritto e diretto da Greg Berlanti. Era una commedia dichiaratamente gay con qualcosa di autobiografico e con gli stessi ingredienti che, oggi, hanno reso inestimabile Tuo, Simon: amicizia, accettazione, famiglia. Diciotto anni fa i colleghi della writers room di Dawson’s Creek, di cui Berlanti era executive producer, invitavano gli spettatori a spendere otto dollari e correre al cinema a vedere quel film. Tuo, Simon non ne ha avuto bisogno. La pellicola, diretta da Berlanti e tratta dal romanzo Non So Chi Sei, Ma Io Sono Qui (Mondadori) della psicologa Becky Albertalli, è diventata in fretta un altro sorprendente caso cinematografico della stagione e un formidabile blockbuster. Il primo teen movie a tema gay prodotto da una major.

Simon è un diciassettenne gay. Non è intenzionato a rivelarlo ancora (immagina di farlo quando sarà al college accompagnato da Whitney Houston sulle note di I Wanna Dance With Somebody) e si tiene stretti gli amici nella più effervescente delle società giovanili 2.0 drogata di caffeina, tra messaggini e ritrovi internettari dove, un giorno, legge la mail di un certo Blue, gay anche lui. Non dichiarato, come lui. I due iniziano a scambiarsi mail sempre più coinvolgenti, finché Simon viene per caso intercettato da un compagno di scuola, Martin, che in pratica lo ricatta per poter far breccia nel cuore di Abby Suso, una ragazza della compagnia. Simon cede e incasina tutto. Quando salta fuori che è omosessuale, qualcosa si incrina con gli amici e con Leah in particolare che conosce da tredici anni. Non tanto per il suo coming out ma per aver trafficato alle loro spalle e a dispetto dei loro rispettivi e autentici sentimenti.

Lezione uno, prendi esempio da John Hughes. Il cantore dei teen movie anni 80 era uno che leggeva nella mente: come li stuzzicava lui gli adolescenti americani, nessuno mai. Hughes era un adolescente nel corpo di un maturo scrittore di cinema in grado di acchiappare al volo il mood esistenziale dei suoi giovani personaggi e sapeva ritrasmettere sullo schermo emozioni autentiche, inquietudini, cialtronaggine perfino, e la giusta dose di autoironia. Greg Berlanti, che di John Hughes deve essere per forza un mezzo discepolo se ha cominciato la carriera proprio con Dawson’s Creek, non tradisce il mandato. In Tuo, Simon parla solo di cose che conosce e che ha vissuto, esattamente come ai tempi di Il club dei cuori infranti. Guai a lui a eccedere in ruffianerie. Siamo a Hollywood, d’accordo, ma che tenerezza vedere aggiornati ai tempi di oggi famiglie riunite attorno a un tavolo per la colazione o la cena, genitori con sesto senso amoroso, amici che tu sia dannato se tradisci, e amori che sbocciano quasi per irrefrenabile partenogenesi.

tuo, simon, recensione, nick robinson, greg berlanti, katherine langfordLezione due, tratta il prossimo tuo come te stesso. Una delle battute più esilaranti del film è la riconversione etero del coming out. Siccome Simon, interpretato con usuale bravura e convinzione da Nick Robinson, è uno che l’immaginazione la lascia fluttuare sullo schermo, in Tuo, Simon la fioritura di opportune o speranzose o semplicemente divertenti proiezioni mentali sono il solo antidoto alla dittatura della voce fuori campo. Film in prima persona singolare, quello di Berlanti è però il meno egocentrico dei film sugli adolescenti. Un tempo c’era Molly Ringwald al centro dell’universo, qui l’affresco corale si dirama a partire da una sceneggiatura limata alla perfezione che il timing lo applica a poche ma efficaci scene e battute: Simon con la madre (Jennifer Garner: ormai ti tocca…); Simon con il padre, gran tenerone; Simon e Leah (Katherine Langford, incisiva quanto basta); perfino Simon e lo spassoso preside Mr Worth (Tony Hale). Una sceneggiatura in estasi creativa con i sentimenti più ovvi e con i raccordi razionali dell’adolescenza che talvolta rammentano proprio la dialettica di Dawson Leery. Tuo, Simon è sicuramente molto più audace e coraggioso. E soprattutto ha ceduto al fascino della Tv: in famiglia non esiste più la serata cinema, ma quella seriale.

Lezione numero tre, un film come questo era necessario. Il cinema nell’Era Trump, dove un tweet basta ad azzopparti (vedere alla voce: Roseanne Barr), si trova in posizione di vantaggio per dare voce e legittimità a chi è rimasto inascoltato. Greg Berlanti con il suo bel film, che è divertente, romantico e di una purezza quasi toccante, riporta il mondo intero alle corrette coordinate di comportamento civile. Lo fa recuperando il tempo perduto, ma senza esagerazioni, ben sapendo che in circolazione ci sono film più riusciti, più “alti”,sulla materia (i critici tirano in ballo il solito Chiamami Col Tuo Nome per restare ad affari recenti, noi invece ricordiamo un grande dimenticato: Pride dell’inglese Matthew Warchus). Tuo, Simon è l’incognita che mancava nella grande equazione del cinema per adolescenti. Un’opera che sa stare in equilibro tra spensieratezza, divertimento, ironia e consapevolezza di sé.

Mario A. Rumor

 

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