The Greatest Showman è la storia di un sognatore. Di un leader che tende la mano a persone speciali e “diverse” donandogli un posto nel mondo. Ma è anche una storia di diversità ed emarginazione, di successo e fallimento. Un musical con un cast talentuoso e una colonna sonora sorprendente. Hugh Jackman spicca al centro del palco, regalandoci il più grande degli spettacoli.

P.T. Barnum (Hugh Jackman) ha un sogno: è il successo. Successo che rincorre anche per necessità, considerando che viene da un background molto umile. The Greatest Showman racconta la sua storia: dall’incontro, in età fanciullesca, con Charity (Michelle Williams), una ragazza di un ceto sociale ben più alto, che poi finirà per sposare, fino all’apertura del suo “circo”. Non a caso Jackman ha paragonato P.T. Barnum a Steve Jobs. P.T. era un precursore dei suoi tempi, sapeva osare e sapeva trasformare una brutta situazione in una possibilità. Barnum è un sognatore: il film ce lo fa capire non solo attraverso le bellissime sequenze musicali, ma anche grazie ad una fotografia patinata: quando la musica parte, ci distacchiamo dalla realtà anche visivamente.

Forte dell’influenza, per stessa ammissione del regista Michael Gracey, di film come Freaks (del 1932), ma anche molto più semplicemente la saga di X-Men (per restare nel territorio di Jackman), The Greatest Showman è anche una storia di diversità ed emarginazione. Ci racconta della paura di essere diversi e del terrore di doversi allontanare dal proprio gruppo di appartenenza. Ma anche della paura di amare una persona che viene da una diversa classe sociale: Zac Efron (che torna verso le sue radici musical) e Zendaya sono i Romeo e Giulietta del film. È una storia di outsiders che vogliono avere un posto in questo mondo e che cercano un leader (Barnum), che ha le capacità di darglielo.

zendaya, zac efron, recensione, hugh jackman, rebecca ferguson, recensione, the greatest showmanDa Hugh Jackman a Michelle Williams, ci troviamo di fronte ad un cast talentuoso con le capacità di portare avanti un film di questo genere. Stilisticamente e tematicamente, The Greatest Showman è un musical che ha bisogno di un ensamble del genere per funzionare. E nonostante sia la storia di Barnum, racconta una verità corale, concentrandosi non solo sul singolo ma sul gruppo di persone che compongono la storia. Un punto di forza della pellicola è la straordinaria colonna sonora, il talento di Hugh Jackman (che affonda le sue radici anche in spettacoli di Broadway) spicca, i pezzi sono orecchiabili e genuinamente belli. Tra tutti This Is Me di Keala Settle, la meravigliosa Never Enough di Loren Allred, Rewrite the Stars di Zac Efron e Zendaya e From Now On di Jackman.

The Greatest Showman è anche una storia di fallimento. Della capacità di rialzarsi dal baratro, del dono di avere qualcuno capace di ritirarti su. D’altronde fu lo stesso Barnum a prendere una recensione negativa del suo spettacolo e a trasformarla in qualcosa di positivo. A prendere i limoni aspri e a trasformarli in una limonata. È una storia di sogni ma anche di incubi. D’amore e di odio. Di delusione ma soprattutto di speranza. La speranza di un sogno che si trasforma in realtà e ti cambia la vita.

4

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