Ron Howard riesce con Solo a ripercorrere con equilibrio la storia della giovane icona della saga di Star Wars, un tempo interpretata dal grande Harrison Ford. Non un film indimenticabile sotto l’aspetto narrativo, che non riesce a incidere come gli altri episodi a causa di scelte piuttosto forzate, ma che ha il pregio di portare in scena il potere non tanto in relazione con la Forza, ma col denaro, che diventa lo strumento di controllo e di dominio verso un popolo in cerca di una guida per la ribellione.

Uno dei personaggi iconici della saga di Guerre Stellari è finalmente sbarcato sul grande schermo. Chi sta leggendo in questo momento ovviamente obietterà a questa affermazione. Han Solo è uno dei protagonisti indiscussi della narrazione classica di Star Wars. Che vuol dire allora che “è finalmente sbarcato”? È sempre stato presente. Bisogna dire però che nelle passate avventure al centro della scena erano altri, a partire della famiglia Skywalker. Difficilmente infatti vedremo uno spin-off incentrato sulle figure di Luke e Anakin, analizzati e approfonditi nelle due trilogie complete, e in quella che si sta piano piano completando. Non a caso Lucasfilm ha deciso di mettere in moto una serie di racconti che hanno lo scopo non solo di ricostruire alcuni eventi centrali avvenuti in passato (Rogue One), ma anche di offrire uno spazio più che dignitoso a dei soggetti che, purtroppo, hanno avuto uno spazio limitato al cinema, come avverrà prossimamente (ancora da confermare) ai personaggi di Obi-Wan Kenobi e Boba Fett.

Torniamo al presente, o meglio, al passato lontano lontano, quando ancora Han era solo un ragazzo con la voglia di volare. La passione per i motori è sempre stato il suo forte, ma a Corellia, il pianeta dove vive, è praticamente impossibile scappare. I Sindacati del Crimine dominano incontrastati, alimentati dalla crescita a dismisura dell’Impero Galattico che sta mettendo sotto scacco la Repubblica e l’intero sistema. L’avanzamento di questi gruppi ha reso schiavitù non più un’eccezione, ma la regola. Il giovane non ci sta, e assieme alla sua amata, Qi’ra, cerca di accaparrarsi i soldi necessari per scappare da quel posto infernale e ottenere così la libertà tanto sperata. Si sa che per farlo, bisogna arrivare a un compromesso. Han comincia a compiere qualche furto, e la somma da raggiungere non sembra essere così lontana. Nel momento dello sbarco, la ragazza viene catturata, lasciandolo di fatto solo in balìa del suo destino. Per lei, Han farebbe qualsiasi cosa, persino arruolarsi nell’aeronautica dell’esercito dell’Impero, ed è proprio lì che viene a conoscenza di alcuni mercenari senza scrupoli che hanno in mente un colpo sensazionale. A capo della banda c’è Tobias Beckett, che, nonostante il disappunto iniziale, accetta di inserirlo nel gruppo, che in quel momento lavora per conto di Dryden Vos, appartenente all’Alba Cremisi.

Il resto è storia, come l’incontro con Chewbecca, il compagno di un’intera vita che lo accompagnerà innumerevoli avventure a bordo del Millennium Falcon, che qui verrà introdotto quando ancora era nelle mani di Lando Calrissian, conosciuto nei capitoli passati della saga e qui interpretato da un carismatico Donald Glover. Anche il film stesso ha avuto diversi proprietari. Inizialmente erano i registi Phil Lord e Christopher Miller alla guida del timone di Solo, ma a causa delle visioni completamente opposte degli autori, che avevano puntato più su un film spensierato e ironico rispetto a ciò che la produzione prediligeva, si è deciso di cambiare pilota, passandolo nelle mani di Ron Howard. Non era per nulla semplice aggiustare la rotta, soprattutto quando si è già nel pieno delle riprese, e il pensiero che questo potesse essere il primo, grosso, errore di casa Disney non era così tangibile come in questo momento. Howard ha invece salvato il salvabile, riportando in carreggiata un racconto inizialmente allo sbando e privato di un percorso narrativo e stilistico definito.

Non si giudica qui il lavoro compiuto da Lord e Miller (anche se è comunque percepibile il tono nel film), o come sarebbe stato la storia se ci fossero stati ancora loro dietro la macchina da presa. Il cambio è comunque visibile nell’equilibrio che l’autore di Rush e di A Beautiful Mind ha compiuto sia nell’ambito narrativo sia nella regia, anche se una delle conseguenze visibili nel corso della storia riguarda purtroppo la perdita graduale di ritmo. Solo non è infatti un film scoppiettante ed energico come gli altri episodi, ma riesce comunque a entrare a gamba tesa su un discorso non di poco conto. Il potere in questo caso deriva da quanto denaro si possiede, ed è sulla base di questo che è davvero difficile fidarsi dell’altro, in un contesto in cui è la moneta a determinare la propria sopravvivenza. Il film ricorda i classici thriller hollywoodiani, con alcuni frangenti che si avvicinano al western (soprattutto nella scelta di inquadrature in campo americano e ravvicinate quando ci si trova immersi nel deserto sconfinato) e persino al gangster, mentre la camera inquadra gli affari tra i mercenari e i Sindacati del crimine, le diverse partite illegali a carte come nei classici cult del genere, e, non per ultimo, la scena iniziale  dell’identificazione di Han Solo in quella che può essere definita l’Ellis Island galattica, che ricorda quella di Vito Corleone ne Il Padrino – parte 2. Il ragazzo avrà infatti proposte difficili da rifiutare, ma sarà la sua indole e la sua crescita interna, descritta in maniera accurata nel film, a portarlo verso una delle direzioni possibili, quella di un mercenario spietato che esegue solo gli ordini, o quella di un soldato utile alla causa dei ribelli.

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