Poveri ma ricchissimi di Fausto Brizzi riporta nei cinema la famiglia Tucci capace di riscrivere i canoni del cinema natalizio con la sua irriverenza. Christian De Sica, Lucia Ocone e , soprattutto, Anna Mazzamauro sono ancora una volta i mattatori in una “brexit ciociara” con Danilo Tucci novello Donald Trump nel principato di Torresecca capace di regalare risate e intrattenimento. Anche quest’anno, seppur non siamo ai livelli dello scorso capitolo che poté anche contare su delle guest star straordinarie, il film di Fausto Brizzi si presenta come la miglior commedia italiana del periodo.

Poveri ma ricchissimi torna nelle sale per provare a regalare un Natale di risate e ci riesce per lunga parte. A differenza del primo capitolo la sfida di Fausto Brizzi è stata scrivere una sceneggiatura originale a sei mani con Marco Martani e Luca Vecchi dei “The Pills”, dato che il precedente era il remake adattato di una commedia francese. In Poveri ma ricchissimi i Tucci tornano nuovamente in possesso della loro fortuna con una storia tutta nuova, che ha un’idea divertente e attuale, una “brexit ciociara” dall’Italia per sfuggire ad una pressione fiscale che fa morire le imprese prima di nascere. Ecco che il Danilo Tucci di Christian De Sica si autoproclama principe di Torresecca sfoggiando un look tutto nuovo alla Donald Trump scimmiottando con irriverenza i problemi dell’attualità politica non solo italiana ma mondiale.

Le gag e le battute spesso sono prevedibili in Poveri ma ricchissimi, con dei richiami anche al cinepanettone originale d’annata reso famoso da De Sica, ma fanno ridere e funzionano citando anche grandi successi seriali e cinematografici come Il Trono di Spade e 50 Sfumature. La vera forza del film più che nei dialoghi e nelle battute è nell’interpretazione di Lucia Ocone e Christian De Sica, ma anche di una strepitosa Anna Mazzamauro mentre non brilla come nel primo capitolo Enrico Brignano.

poveri ma ricchissimi, fausto brizzi, recensione, christian de sica, enrico brignanoFausto Brizzi riesce comunque a giostrare bene con il cast, inserendo anche delle new entry come il Christian Grey dei noantri Massimo Ciavarro e il presidente del consiglio italiano Dario Cassini, il cui confronto politico con Danilo Tucci sembra quasi una riproposizione degli scontri grillini. Un acceso dibattito carico di risate e divertimento con la voglia di rottamare il passato, anche se sarà proprio Torresecca a rivivere nel proprio microcosmo le fasi più floride e scure dell’Italia.

C’è spazio anche per una sorpresa, la comparsa della figlia naturale di Danilo Tucci che arriva a minare gli equilibri famigliari al castello di Torresecca con la furia della first lady e la giustificazione con una battuta di stile evergreen usata da Christian De Sica perché “un uomo deve provare diverse spiagge prima di scegliere dove piantare l’ombrellone della felicità”. Tra servizi segreti vestiti da Babbi Natale e ritorni alla vecchia lira con le leggi ad personam che non passano mai di moda dunque i Tucci son tornati più irriverenti che mai. Il primo capitolo resta superiore a questo, resta anche una ventata di novità importante benché riproponesse una sorta di Benvenuti al Nord, ma anche qui Fausto Brizzi è riuscito nel difficile compito di non deludere è ancora una volta probabilmente ci ha regalato la miglior commedia italiana di questo Natale 2017.

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