In Polar si salvano solo l’interpretazione minuziosa di Mads Mikkelsen, e un mix di colori che rievoca la cultura dei fumetti. La parte narrativa viene lasciata da parte prediligendo quella dell’azione, con sequenze che a volte risultavano troppo meccaniche, ma che di certo accontenterà un pubblico vicino al genere pulp.

Se pensate davvero che, raggiunta la pensione, la ricompensa del lavoro compiuto sia il meritato riposo, in parte è davvero così. Ma non è quello che pensate voi. Dimenticatevi gli hobby, le giornate passate a programmare le partite a golf o il giro del mondo a tappe attraversando luoghi mai visti prima d’ora. Dimenticate tutto questo, e aprite bene gli occhi, perché può essere che l’INPS possa venire a cercarvi. A parte gli scherzi, questa è il sunto della vita di Duncan Vizla, conosciuto dagli addetti ai lavori con il soprannome di Black Kaiser. L’uomo ha lavorato per anni per un’agenzia di assassini professionisti. Non ha mai sbagliato un colpo, eseguendo ogni missione in maniera pulita e nei tempi previsti. Dalle cicatrici visibili nel suo corpo, possiamo dire che ha accumulato una certa esperienza nel settore, e di conseguenza, un bel gruzzoletto da spendere quando arriverà alla soglia dei 50 anni d’età.

C’è infatti una regola ferrea (forse l’unica) che tiene in piedi l’intera organizzazione. Puoi essere anche il migliore che c’è in piazza, ma anche il più bravo di tutti deve per forza mettere la pistola al chiodo. Nel caso di Duncan non sembrerebbe neanche una costrizione, visto che si è già preparato per ricevere il grosso assegno di 8 milioni di dollari. Peccato che per toccarli, deve per forza raggiungere il traguardo, il ché non manca poco. È proprio in quel momento di stallo che entra il progetto spietato di Blut, il capo dell’associazione. Il capo della baracca pensa in grande e sul lungo periodo. Il contratto firmato da ogni sicario dice tutto: se per un incidente o una missione fallita la persona muore, i soldi versati per la pensione vengono automaticamente rimessi nelle casse del gruppo. Come a dire: grazie del tuo lavoro, ma la porta (dell’oltretomba) è da quella parte.

C’era molta curiosità verso Polar, per due ragioni. La prima è che è tratta dai fumetti di Dark Horse, quelli che, giusto per citarne uno, hanno dato vita a un altro osso duro come Hellboy. Il secondo riguarda invece il regista (e artista) Jonas Åkerlund, che vanta collaborazioni con musicisti da tutto il mondo. Dunque è interessante vedere uno che nasce dalla musica addentrarsi nell’oscuro mondo del cinema. Di recente ha diretto Lord of Chaos, un film su una band, i Mayhem, ambientato nel momento esatto in cui il genere black metal norvegese si stava affermando. Questo è per lui una grossa produzione, nata dalla collaborazione tra Constantin Film e Netflix, il ché portava una certa aspettativa verso questa storia, vista la provenienza del fumetto di Victor Santos.

Il risultato può essere riassunto dal titolo stesso, che tutto è tranne che equilibrato. Non è di certo una critica, visti gli innumerevoli colleghi che negli anni si sono divertiti a far esplodere qualsiasi cosa che sia viva e vegeta. I riferimenti a certi action movies sono palesi, come la sequenza di spari preceduta da una scena erotica come in Shoot ‘Em Up – Spara o muori!, alla lunga sequenza di uccisioni che ricorda la lunga striscia di vendetta e di redenzione che Black Mamba (strana coincidenza col nome) ha compiuto in Kill Bill. Le parti del film dove la tortura, il sangue e i dolori diventano protagonisto ci riportano più all’horror che ai classici di James Bond come Casinò Royale. Eppure tutto questo non è sufficiente. Il tormento maggiore si vede nella parte narrativa, dove si cerca di semplificare il tutto, a partire dai vari punti di svolta che si raggiungono con troppa rapidità. Ci sono però due elementi di forza di Polar, se si cerca di tralasciare una narrazione poco originale: il controllo attento ai particolari della fotografia, che varia dal freddo delle temperature montuose, al calore delle grandi città marittime, un espediente molto usato dal mondo del fumetto e che qui si cerca di riproporre fedelmente e con criterio; l’interpretazione senza dubbio convincente di Mads Mikkelsen. All’attore non può gravare il peso di salvare l’intero film, ma ha di certo impresso la sua capacità di mutare il proprio personaggio, che da freddo e distaccato qual era (si doveva persino comprare dei libri per capire come prendersi cura di un cane o un pesce), comincia, come si vede attraverso i flashback, una lenta, ma decisiva, trasformazione fisica (con la benda da anti-eroe come in Metal Gear Solid), e mentale, avendo finalmente uno scopo vero, giusto, e che non gli sia stato ordinato dall’alto di una scrivania di un fastoso palazzo.

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