Ovunque Proteggimi è un film che colpisce per come vengono affrontati dei temi spinosi come la dipendenza, la solitudine e l’emarginazione sociale. Un racconto equilibrato che affronta una vicenda unica e delicata con un linguaggio universale, sostenuto da delle interpretazioni convincenti e sincere di Alessandro Gazale e Francesca Niedda.

Capelli brizzolati, chitarra in mano. Il pubblico attende che la prima nota della sua chitarra dia inizio al concerto. Scritto in questo modo, sembra proprio l’inizio di A star is born, il film di Bradley Cooper che lancia sul palco che conta una fragile, ma talentuosa, Lady Gaga. Qui però non siamo in una favola americana, ma in un racconto spoglio e arrugginito. Se dobbiamo usare una metafora, non è mai nata una stella in quelle strade. L’unica luce quasi accecante è quella nel bar disposto in periferia, o nella discoteca frequentata dai giovani a cui non basta la musica assordante del locale per divertirsi. Il vizio, come la cocaina, il gioco d’azzardo, l’alcool non conosce età, e su questo il messaggio di Bonifacio Angius è chiaro ed evidente. Il protagonista del film è un uomo che non ce l’ha fatta, ma che continua imperterrito a commette sempre lo stesso errore, soprattutto quando è il bicchiere a comandare.

Alessandro non c’è la fatta nonostante le sue effettive qualità musicali. Da anni gira la Sardegna per racimolare qualche soldo, e a mantenere viva una tradizione che altrimenti sarebbe gradualmente scomparsa. Ma il risultato non è rassicurante. L’uomo continua a vivere con la madre, legato ancora al desiderio di poter un giorno diventare qualcuno. Crede ancora che la fortuna possa cambiare la sua condizione. Lo dimostra la sua giacca prodigiosa davanti alla slot machine, con lo stesso esito che ha l’ignaro agente Cooper in uno degli episodi di Twin Peaks: “Hellooo!”. C’è però poco da festeggiare, perché dalle stelle alle stalle non ci vuole molto. Alessandro in un solo giorno viene portato con la forza in un ospedale della zona, ed è è proprio lì che trova una giovane donna, Francesca. Non serve moltissimo per capire il personaggio. A Bonifacio Angius basta solo qualche inquadratura. La ragazza per molti aspetti è molto simile ad Alessandro. Entrambi risultano immaturi, infantili e incapaci di uscire dai loro problemi interiori. Ma il loro primo incontro cambia qualcosa dentro di loro, come se quella condivisione emotiva li possa condurre fuori da quella gabbia.

Da lì Ovunque Proteggimi passa dall’essere inizialmente un film introspettivo sugli errori commessi, a un road movie che cerca di affrontare quegli sbagli che hanno reso i due personaggi degli emarginati, o peggio, delle persone che non esistono per la società. C’è infatti una frase che colpisce nel racconto di Bonifacio Angius, in cui il padre di Francesca, rivolgendosi ad Alessandro, utilizza delle parole spietate: “Tu non sei nessuno”. In realtà sono proprio quei momenti a creare finalmente l’identità del protagonista, deciso più che mai a compiere qualcosa di buono e di utile per Francesca e non per lui: riabbracciare il figlio.

Non è solo questo a valorizzare un film meritevole come questo. Angius con la macchina da presa utilizza l’immaginario del western per portare i due personaggi verso il confine, che anche qui assume sia un valore geografico, essendo la Sardegna un’isola incontaminata, che morale, con il porto che non rappresenta la fine di un percorso di redenzione, ma l’inizio di un nuovo capitolo. Da notare inoltre i dialoghi tesi al banco dei bar, come nei classici saloon ottocenteschi, i paesaggi immutati nelle forme e nei colori che accompagnano Alessandro e Francesca in un tragitto non privo di ostacoli ma percorribile solo con il sostegno di ognuno di loro.

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