Una bella ambientazione, un cast più che azzeccato e qualche interessante soluzione visiva, ma il film resta con del potenziale inespresso e non riesce a spiccare.

Ormai lo sappiamo, non occorre necessariamente una storia originale e costellata di imprevedibili colpi di scena per avere un thriller potente e memorabile. Quello che conta è anche il mood, il “sentire” il racconto e ritrasmetterlo allo spettatore veicolato da una interpretazione, una presa di posizione che lasci il segno e getti nuova luce su meccanismi narrativi magari già visti ma che, se ben adoperati, sanno sempre fare la loro figura. C’è più di un momento in cui L’Uomo di Neve riesce a tirare questo genere di respiro, e sono diverse le cose interessanti che caratterizzano il nuovo film di Tomas Alfredson ma, alla fine, tirando le somme, il totale non è così potente come lo si poteva immaginare con queste premesse. Un’ambientazione nevosa e glaciale, che porta con sé un immaginario inospitale, la neve come una sorta di silenziatore in grado di coprire, almeno temporaneamente, anche i più indicibili misfatti di sangue, le urla e gli spari; un cast assolutamente interessante e in generale un lavoro sulle immagini che cerca di andare oltre lo scontato, almeno in qualche momento.

Ma tutto questo stavolta non ci lascia niente di più di un normale entertainment, e forse il problema principale è la mancanza di una scrittura adeguata, in grado di osare e di creare una reale tensione che faccia quello che in un film del genere sempre ci si aspetta: crescere, agire come una forza dinamica che genera curiosità e avvince, trascinando lo spettatore in una corsa a rotta di collo, giocando con le emozioni e l’approfondimento degli aspetti tipici della macchina thriller. Qui il personaggio di Michael Fassbender è comunque ben reso dalla performance dell’attore, abbastanza per essere un buon protagonista e trainare la vicenda, affiancato dalla brava e bella Rebecca Ferguson. Entrambi dotati della stoffa del protagonista, anche la loro alchimia funziona alla perfezione, ma con il limite intrinseco di una sceneggiatura che non riesce a trovare tutto il mordente necessario. La caccia all’assassino si snoda con pochi sussulti, che per lo più lasciano intendere quello che il film avrebbe potuto essere con una progettazione più tagliente. L’indagine dei due detective è un veicolo per far emergere anche le loro personalità, ma le loro parole e le loro azioni non graffiano come in altri nobili rappresentanti del genere.

Se al mondo esiste Il Silenzio degli Innocenti, allora diventa inevitabile aspettarsi che un thriller firmato da un regista con un approccio personale (con questo genere di ambientazioni è impossibile non pensare al gelo fisico ed esistenziale di Lasciami Entrare) e popolato da un cast così ben scelto e ben diretto (bravissimo anche Val Kilmer, anche se ha poco screen time) a un certo punto trascenda se stesso e decolli come una furia, spalancando una botola a sorpresa sotto i piedi dello spettatore e spingendolo giù dalle proprie certezze, come una rovinosa caduta per le scale che però alla fine dei conti è in grado di ricompensarti di tutto. Ne L’Uomo di Neve questo effetto domino emozionale scatta incerto e sfocato, lasciando la sensazione di una mano di poker giocata un po’ distrattamente. Il montaggio stesso del film, almeno nella prima parte, passa di scena in scena senza far spiccare nulla in particolare, come se tutto fosse troppo fluido. Eppure l’introduzione sfoggia un inseguimento in macchina con soluzioni visive insolite ed efficaci, con un ritmo che funziona.

L’Uomo di Neve possiede comunque un appeal, e anche una certa eleganza che, insieme all’ambientazione “estrema”, gli forniscono un minimo di carburante con cui far valere qualcuno dei suoi assi nella manica. Ma allo stesso tempo manca l’ispirazione decisiva, quella per cui un film ben instradato parte da lontano ma a un certo punto trova da solo la sua strada di casa, qualcosa che lo spettatore percepisce come il traguardo ma che per l’opera era in realtà il punto di partenza. Certo non si può neanche pretendere che un simile prodigio avvenga tutti i giorni.

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