Bel film che non fa pesare le sue due ore di durata. Riesce a creare empatia con i protagonisti trattando la storia con rispetto e dignità senza scadere nel melodramma. Godibile e scorrevole, e con un messaggio speranzoso di fondo e di nobili intenzioni.

Al Box Office USA La signora dello zoo di Varsavia ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 17,4 milioni di dollari e 3,3 milioni di dollari nel primo weekend. Racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme dichiarazione d’amore per la natura e gli animali, è ben costruito e recitato, sorretto da una buona sceneggiatura basata sul libro The Zookeeper’s Wife pubblicato nel 2007, che narra le gesta eroiche di una coppia realmente esistita. La vita dei coniugi Jan e Antonina Zabinski, proprietari dello zoo di Varsavia, cambiò drasticamente durante l’invasione nazista: lo zoo fu distrutto, la maggior parte degli splendidi animali fu uccisa e divenne una postazione per i militari tedeschi.

A quel punto i coniugi decisero di escogitare un piano per aiutare le famiglie ebraiche perseguitate. Antonina e Jan adibirono i sotterranei dello zoo a rifugio per alcune famiglie per salvarle dalla deportazione: quasi 300 persone furono ospitate dai Zabinski e tutte riuscirono a sopravvivere. La pellicola dunque mette in scena questa straordinaria storia di coraggio e tenacia e si concentra soprattutto su Nina, interpretata da una meravigliosa Jessica Chastain.

Antonina è gentile e dolce ma coraggiosa e determinata, sia con gli animali di cui si prende cura sia con le persone. È lei che incoraggia il marito a dare una mano ai concittadini ebraici e riesce anche a tenere sotto controllo Lutz Heck (Daniel Bruhl), ex amico ma anche generale nazista e biologo che prende il controllo del luogo subito dopo l’occupazione. Molto curate le ricostruzioni e la scenografia dello zoo, dove si svolge quasi tutto il film. È indimenticabile la scena d’apertura con i due tenerissimi cuccioli di leone. Azzeccata anche la fotografia che non punta su tonalità cupe, bensì regala sequenze luminose e brillanti per sottolineare il carattere positivo della storia.

Non mancano momenti di spiccata drammaticità, come il bombardamento del parco e la distruzione del ghetto o la brutale esecuzione di due donne ebraiche. Ma l’intento è narrare una storia straordinariamente positiva, che riesce a ristabilire un senso di fiducia nell’umanità e a ricordarci che anche in uno dei periodi più bui della storia, la solidarietà e la compassione non si esaurirono, anzi, trovarono terreno fertile.

4

Buono

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