Dopo una partenza fiacca, il reboot di Dynasty mette la quinta e con l’arrivo di Nicolette Sheridan le cose cambiano completamente. La storia tenta anche di affrontare temi attuali e riesce a risultare rilevante. La serie è un guilty pleasure, è puro intrattenimento e, nonostante i difetti, è uno show che sa tenere incollati allo schermo i suoi telespettatori.

Dynasty è stata una soap opera da prime time cult negli anni ’80: le liti, gli intrighi, i colpi di scena e il puro nonsense la resero una delle serie più viste ai tempi. La prima stagione del reboot parte in quinta, concentrando numerose storyline della serie originale nei primi episodi. D’altronde ci troviamo nell’era della golden age della televisione, tutto va veloce e i tempi sono cambiati. Lo spettatore di oggi non ha più pazienza di aspettare l’evoluzione naturale di una storyline e forse questo non è sempre un bene.
Nonostante la velocità della storia, Dynasty ha avuto una partenza fiacca qualitativamente parlando. Il reboot non era stato capace, all’inizio, di attirare l’attenzione o appassionare. Il tutto è cambiato a metà stagione e con l’arrivo di Nicolette Sheridan nei panni di Alexis Carrington. Da quel punto, lo show è diventato molto più interessante, come se ci fosse stata una rivoluzione nella stanza degli scrittori.
Da quel momento, la prima stagione del reboot di Dynasty si è trasfmormata in ciò che doveva essere: un guilty pleasure. Un piacere peccaminoso, una serie che ci vergognamo di guardare, forse, ma che non possiamo smettere di seguire perché è puro intrattenimento.
La seconda parte di stagione è accattivante, divertente e attuale. L’arrivo di mamma Carrington ha permesso di ricreare iconiche scene dalla serie originale. Elizabeth Gillies è il pezzo forte della serie, Fallon Carrington è la donna forte, indipendente e intelligente di cui avevamo bisogno in una storia del genere.
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E tornano tutti gli elementi che hanno reso la serie originale un successo: lo scontro Fallon-Alexis, lo scontro Crystal-Alexis, i segreti e i sotterfugi ideati da Blake, le questioni controverse legate all’azienda di famiglia. Il reboot si prende anche del tempo per costruire delle storyline molto attuali, tra cui la vicenda legata ai documenti di Sammy Jo, che è negli Stati Uniti in modo illegale, o il focus sulle malattie mentali, le aziende e l’ambiente, il fatto che le donne debbano combattere dieci volte di più per ottenere ciò che gli uomini hanno. Insomma, Dynasty sarà anche una serie che tratta inizialmente di temi superficiali, ma poi prova comunque ad essere rilevante.
Una delle parti più interessanti verso la fine della stagione è il triangolo amoroso che coinvolge Michael, Fallon e Liam. In una serie del genere deve esserci tensione romantica. Ricordiamo che il reboot è stato sviluppato da Josh Schwartz e Stephanie Savage, che dopo The O.C. e Gossip Girl se ne intendono di drama. Il reboot di Dynasty risulta una serie effervescente, è puro intrattenimento, è uno show che bisogna guardare a mente aperta, senza soffermarsi troppo sui perché. Non è un male, c’è bisogno di serie del genere, tra un capolavoro e l’altro della Peak TV abbiamo bisogno di staccare un po’ la spina con una serie leggera. Tra liti in piscina e tirate di capelli, la prima stagione del reboot di Dynasty termina in pieno stile Carrington: con un cliffhanger. Aspettiamo impazienti la risoluzione nella seconda stagione.
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