Avengers: Endgame, anche se non è l’ultimo della Fase 3 della MCU, rappresenta non solo la resa dei conti contro un essere determinato come Thanos, ma il culmine di un lungo viaggio emotivo. Anthony e Joe Russo con il tempo a loro disposizione mostrano l’evoluzione di alcuni personaggi che, di fronte agli eventi, devono decidere se è ancora il momento di rischiare preservando l’equilibrio dell’universo. In una parola: epico.

Regola numero uno di Avengers: Endgame: mai parlare di Avengers: Endgame. È dura, davvero, parlare di questo film senza raccontare gli eventi significativi di questo nuovo episodio di Marvel Studios. Ma David Fincher ci ha insegnato che dopo Fight Club, le imprese impossibili sono solo difficili da attuare. Dunque, seguendo il motto #DontSpoilTheEndgame da dove si comincia? Si parte dall’inizio, da quello schiocco di dita che ha portato sgomento e stupore. Il motivo è che nessuno se lo aspettava che i Vendicatori si avvicinassero così a noi umani. Fallire non era contemplato nei loro piani, che al massimo potevano prevedere di risolvere dei guai che loro stessi avevano combinato. Ma non fallire. Fino a Infinity War quella parola poteva essere solo pensata, e vederla realizzarsi sullo schermo si può dire per certo che fu un vero e proprio trauma per chi guarda. Il successo di questo genere sta proprio nel lasciarsi trascinare in questo mondo e incanalare le virtù umane verso delle figure straordinarie su cui immedesimarsi. Di conseguenza, non dovrebbero esserci alternative: l’eroe, per sua stessa natura, è obbligato a sconfiggere l’avversario.

Quando tutto questo va in cortocircuito, il pubblico si accorge che persino degli esseri totalmente architettati per essere invincibili si trovano nella situazione di una persona comune. Deve rincorrere il tempo, ha poche soluzioni, va in crisi per tutto quello che ha vissuto fino a quel momento e crede che il mondo stia percorrendo un corso dove qualsiasi gesto, piccolo o grande che sia, non avrà poi un effetto tangibile. In poche parole: ha paura.  Per questo, paradossalmente Avengers: Endgameparte con un’impronta simile a un dramma esistenziale, ma si ha già avuto modo di conoscere le qualità di Anthony e Joe Russo sin da Captain America: The Winter Soldier. Non bisogna pensare che questo film si racchiuda in uno schema ben preciso e uniforme. In questo film i registi giocano con i generi mischiandoli a loro piacimento, creando un miscuglio di emozioni che vanno da punti di estrema drammaticità e sofferenza fino a toccare anche situazioni paradossali dove la risata è la sua diretta conseguenza. C’è persino spazio per le citazioni di grandissimi film del passato, di cui ovviamente non si fa alcun nome ma che gli appassionali facilmente sapranno individuare.

Un’altra questione interessante di questo progetto riguarda lo spazio dedicato ai personaggi. In film corali come questo, saper bilanciare al meglio i diversi soggetti presenti sulla scena è sempre complicato, soprattutto se il numero aumenta vertiginosamente mettendo in difficoltà il flusso narrativo del racconto. L’impressione è che i fratelli Russo abbiano scelto consapevolmente di allontanarsi dall’equilibrio visto in Infinity War, puntando invece su alcuni protagonisti della storia e valorizzando così il loro ruolo in questo film. Indipendentemente dalla presenza o meno nello scorso episodio, il tempo diventa così l’unità di misura in grado di mettere a confronto la crescita interiore di certi eroi che, rispetto alle avventure del passato, sono totalmente cambiati.

E qui si ritorna al punto di partenza. Se alcuni eroi si sono dimostrati capaci di crescere e di cambiare, che n’è di chi sta lì a osservare? Detto in altre parole, siamo davvero pronti a quello che stiamo per guardare? Il pubblico da questo punto di vista diventa un elemento attivo in Endgame, perché se in apparenza può sembrare uno dei classici racconti dove l’eroe deve per forza reagire di fronte alla sconfitta, la storia metterà molto in soggezione chi osserva, perché se è vero che gli indizi erano nell’aria, è altrettanto chiaro che anche di fronte alla realtà non sempre si è davvero preparati. Per questo l’esperienza cinematografica di per sé è qualcosa di incomparabile, perché in una sala ci si trova tutti a condividere la medesima emozione. Persino il silenzio attorno a sé, che teoricamente può trasmettere una sensazione di distacco verso l’immagine, è indicativo se messo in relazione al corso degli eventi. Per queste ragioni film come Avengers: Endgame devono essere rivalutati, perché sono tra i pochi capaci di riportare fiducia verso il cinema senza mai dimenticarsi di intrattenere e riflettere.

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