Un thriller elegante, ben congegnato ed elaborato partendo da noti fatti storici. La tensione e il dramma si alimentano a vicenda, esaltati dal ritmo, dallo stile asciutto e dalla costruzione delle linee narrative. Gli attori perfetti nei rispettivi ruoli e la ricostruzione storica funzionale e mai invadente completano l’efficacia della pellicola.

Esistono vari modi per realizzare film basati su storie vere, specialmente se parliamo di fatti drammatici e legati a vicende di ampio respiro. Da un lato c’è il metodo più accademico, che prevede un massiccio ricorso alla pesantezza, a un tono penitenziale, a un sovraccarico di autorialità, quasi che una storia molto seria debba essere narrata per forza di cose con una gravità tale da farci scordare che si tratta pur sempre di un film. E poi c’è il metodo che guarda i suoi spettatori negli occhi, e che prevede di raccontare in modo avvincente, appassionante, mettendosi al servizio della narrativa. Non c’è nulla da rimproverare, anche le storie cruciali a livello sociale e politico vedono sempre per protagonisti degli esseri umani, perché vergognarsi delle nostre emozioni più peculiari?

Atto Di Difesa – Nelson Mandela e Il Processo Rivonia imbocca felicemente il secondo sentiero. Ma una scelta del genere non supportata dalle necessarie abilità di esecuzione potrebbe sì essere scambiata per opportunismo. La buona notizia è che queste abilità ci sono tutte. Due ore che concentrano l’attenzione sulla battaglia legale che vide Mandela e un gruppo di altri uomini accusati di aver cospirato contro il governo del Sudafrica e la sua organizzazione della vita pubblica fatta secondo la rigida discriminazione dei neri, vale a dire la stragrande maggioranza della popolazione. Come viene detto esplicitamente nel corso del film, questo non è un processo giudiziario, ma un confronto politico. È questo il modo in cui gli imputati attraversano una tempesta che li vede fortemente svantaggiati fin da prima di mettere piede in aula. Da queste premesse in poi, il film è tutto un susseguirsi di mani vincenti.

nelson mandela, recensione, atto ri difesa, il processo rivonia, sello motloung, peter paul mullerNella figura di Bram Fischer, l’avvocato della difesa, lo spettatore può riconoscere una presenza carismatica ma non appariscente, qualcuno le cui azioni guidano il ritmo e l’efficacia di ogni scena, grazie anche alla bravura dell’attore Peter Paul Muller. La sua credibilità presidia lo schermo in ogni singola sfaccettatura del personaggio, un profilo complesso ma svolto con scioltezza e gusto, che contribuisce a rendere scorrevole la pellicola, e anche Sello Motloung veste con grande destrezza i panni di Mandela. Tutta la ricostruzione degli ambienti dell’epoca, siamo nel 1963, è realizzata e fotografata senza appesantirla o cercare di renderla protagonista, è solo ciò che deve essere: uno scenario che non cerca di risaltare ma che fa al meglio la sua parte, contribuendo al quadro generale.

Il resto lo fa una bella escalation che associa un sussulto emotivo a ogni piccolo snodo della trama e a ogni dialogo tra i personaggi, senza incertezze, con un uso dell’immagine elegante e asciutto che, come tutto il resto, lascia intendere senza esibizionismi una notevole padronanza del mezzo cinematografico. Dramma e thriller trovano una sintesi encomiabile, al cui fascino è davvero difficile resistere. D’altra parte, non c’è alcuna ragione di provare a farlo.

4

Buono

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