24 Hours to Live è un action thriller adrenalinico che mescola sapientemente brivido e dramma, composto da un buon cast e da una sceneggiatura che ha piccole crepe, e che nonostante tutto centra il suo obiettivo, garantendo un'ora e mezzo di spettacolo senza indugi.

Ethan Hawke è un redivivo in 24 Hours to Live, un uomo che cambia spesso punto di vista e ruolo, da villain a redentore, da punitore a sadico killer perennemente intriso di sangue. Hawke è Travis Conrad, ex militare reduce da un tragico lutto in cui hanno perso la vita la moglie e il figlio per mano di ignoti sicari. Travis viene contattato da un suo ex compagno d’armi, Jim, che lo ingaggia per un lavoro rischioso ma molto ben pagato, in cui dovrà scovare e uccidere un membro pentito dei Red Mountain, agenzia di sicurezza privata che vuole divulgare informazioni segrete su atroci esperimenti che l’organizzazione ha condotto su alcuni civili in Namibia.

24 Hours to Live è un film sulla redenzione, su un uomo che non ha più nulla da perdere e che non può fare a meno di condurre una vita angustiata dai suoi demoni. 24 Hours to Live è un action thriller adrenalinico che mescola sapientemente brivido e dramma. Questo film vive di scontri a fuoco, esplosioni e inseguimenti in auto, un insieme di scene trepidanti dirette piuttosto bene. 24 Hour To Live riesce a regalare un’ora e mezzo di intrattenimento, ma è un film che non si innalza mai dalla propria spettacolarizzazione.

24 hours to live, recensione, brian smrz, Ethan Hawke, Rutger Hauer, Paul Anderson, Liam Cunningham, Nathalie BolttIl regista Brian Smrz commette l’errore di non porre in contrasto le scene meno concitate con quelle più violente, non permettendo allo spettatore di vivere il climax, l’escalation palpitante di un film che vive di pura frenesia. La narrazione si perde in momenti inconcludenti e vaneggianti, come quando Travis ha allucinazioni e flashback della sua famiglia, e risulta sorretta da una sceneggiatura non proprio solidissima, né tanto meno inedita.

Il substrato più intrigante è legato proprio al personaggio principale e su come Hawke riesca a sfruttare il suo animo tormentato e a renderlo in modo coerente e percepibile in scena. Hawke come attore è davvero difficile da inquadrare, non ha un genere d’appartenenza o un personaggio che tende a interpretare più spesso. Sicuramente è un attore capace, che è in grado di regalare performance intense, spaziando da film d’autore come Good Kill o First Reformed, a produzioni più commerciali. Questo film si riflette nello stile di John Wick, ovvero la storia di un assassino che per certi versi cambia la propria linea di lavoro, ma dal suo canto è una pellicola la cui fiamma, in certi punti, tende a diminuire di intensità. Un film composto da un buon cast e da una scrittura caratterizzata da piccole crepe che ne sviliscono l’andamento, che però nonostante tutto centra il suo obiettivo, garantendo un’ora e mezzo di spettacolo e suspence senza indugi.

3

Okay

Average User Rating
0
0 votes
Rate
Submit
Your Rating
0