Stan Lee – l’ultimo super-uomo sulla Terra

Stan Lee – l’ultimo super-uomo sulla Terra

È pressoché impossibile, in quanto mortali, stabilire quantitativamente e qualitativamente ciò che Stan Lee, il super uomo, ha lasciato sul pianeta Terra. Scritto così, da l’impressione che nei suoi confronti ci sia un atto di fede verso un entità sovrannaturale e onnisciente. Non è così. Verso Stan, quando si apriva un fumetto, si guardava un film in attesa di assistere al suo ormai usale cameo cinematografico, si era creato un senso di empatia difficile da descrivere. È come se davanti a noi ci fosse un parente, una persona che ci conosce a menadito anche se non ci ha mai visti prima d’ora. È quello che è accaduto a chiunque si trovasse in una fumetteria a sfogliare pagine e pagine di storie, senza fermarsi mai. Come sa chi sono io? Perché ci conosce più di un nostro migliore amico o di un nostro fratello? Qual è il suo potere?

Chi scrive ricorda perfettamente la prima volta che ha preso in mano un albo a fumetti, un classico rivisitato dell’Uomo Ragno comprato con i soldi regalati per il compleanno o la paghetta settimanale. Quel testo, non appena preso in mano, trasportava il lettore a New York (già questo un fatto straordinario) descrivendo le vicende non di un ricco snob del centro, ma di un ragazzino insicuro e fragile che, in balìa degli eventi, si trova ad avere dei poteri fuori dal comune. Non è certo vedere un giovane munito di maschera arrampicarsi sui muri di Manhattan o a combattere dei avversari con tentacoli meccanici, o con un parassita insinuatosi in un corpo umano, a sentirci vicino alla sua vita. È tutto ciò che sta attorno, dalle relazioni familiari, a quelle con gli amici, che rendeva tutto, dalla comprensione all’immedesimazione stessa nel personaggio, così semplice e immediata. Il fine non era, ragionando a posteriori, diventare Spider-Man, ma essere Peter Parker, un ragazzo impacciato, diverso dagli altri e preso di mira dal più forte che, nonostante le vicende che hanno riguardato la sua famiglia e i pugni presi dal villain di turno, si è sempre rialzato e ha continuato per la sua strada. Per questo un grazie è solo il minimo che si può dire a uno come Stan Lee, che non ha solo intrattenuto generazioni di appassionati con storie che gradualmente crescevano di qualità e di contenuto e mondi sempre più variegati e intrecciati tra loro, ma ha sempre lasciato all’interno di quelle vignette dei messaggi puri, autentici, affidandosi a ciò che accadeva e percepiva attorno a sé. Grazie Stan.

Qui sotto una delle dichiarazioni di Stan Lee

Il bigottismo e il razzismo sono tra i mali sociali più letali che affliggono il mondo oggi. Ma, a differenza di una squadra di super-cattivi in ​​costume, non possono essere fermati con un pugno sul naso o essere cancellati con una pistola a raggi. L’unico modo per distruggerli è esporli – rivelandoli per il male insidioso che sono veramente. Il bigotto è uno che odia irrispettosamente, uno che odia ciecamente, fanaticamente, indiscriminatamente. Se il suo obiettivo sono i neri, odierà TUTTI gli uomini di colore. Se un pellerossa una volta lo ha offeso, odierà TUTTI i pellerossa. Se qualche straniero lo ha picchiato a lavoro, allora giù a TUTTI gli stranieri. Odia le persone che non ha mai visto – persone che non ha mai conosciuto – con uguale intensità – con lo stesso veleno.

Ora, non stiamo cercando di dire che è irragionevole per un un uomo essere infastidito da un altro. Ma, anche se qualcuno ha il diritto di detestare un altro individuo, è totalmente irrazionale, se non folle, condannare un’intera razza – a disprezzare un’intera nazione – a denigrare un’intera religione. Prima o poi, dobbiamo imparare a giudicarci l’un l’altro per i nostri meriti. Prima o poi, se l’uomo sarà mai degno del suo destino, dobbiamo riempire i cuori di tolleranza. Perché allora, e solo allora, saremo veramente degni del concetto che l’uomo è stato creato a immagine di Dio, un Dio che ci chiama TUTTI Suoi figli.

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