Il cinema secondo Darren Aronowsky: “Tenere il pubblico sul bordo del proprio posto è il nostro mestiere”

Il cinema secondo Darren Aronowsky: “Tenere il pubblico sul bordo del proprio posto è il nostro mestiere”

Mother! È senza dubbio il film che non lascia indifferenti. C’è chi lo ha odiato alla follia, così come c’è stato una buona fetta di pubblico e critica che ha apprezzato l’ultima fatica di Darren Aronowsky. Il film possiede moltissime chiavi di lettura, da quella ecologista, con la casa che rappresenta una versione microscopica del mondo circostante, a quella teologica, grazie alla descrizione di alcuni passaggi biblici rivisitati dal regista. A Venezia non si parlava altro che dello “scandaloso” lungometraggio di Aronowsky, fischiato durante la proiezione stampa e durante l’anteprima, con gli spettatori indignati rispetto a quanto visto. L’autore ha comunque sentito la necessità di girare un’opera disturbante, inquietante, ispirato dai film senza tempo come Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, o Liquid Sky di Slava Tsukerman, senza contare i capolavori del visionario David Cronenberg, come lui stesso ha affermato durante l’intervista a Indiewire.

“Penso che i miei gusti abbiano sempre riguardato quei tipi di film, che spesso sono polarizzati e diversi, ma è solo un mio gusto. Tutti questi film, che immagino dovessero essere fantastici, mi hanno eccitato e mi hanno commosso in modi diversi”.

Al cineasta le opinioni in merito a mother! non gli interessano. Quello che conta è la percezione delle immagini, capaci di destare sensazioni più disparate, dalla gioia al tormento interiore. Un aspetto che compare, nel bene o nel male, nel suo ultimo lungometraggio.

“Il mio mentore Stuart Rosenberg diceva sempre che devi farli ridere, piangere o spaventarli a morte. Penso che tenere il pubblico sul bordo del proprio posto sia il nostro mestiere, soprattutto nel mondo di oggi, quando nel cinema abbiamo a che fare con persone su due o tre schermi diversi contemporaneamente. Siamo tutti colpevoli di farlo quando guardiamo la TV a casa; hai il tuo telefono, a volte hai il tuo computer, e c’è dell’intrattenimento per il quale qualcuno ci ha messo anima e cuore. Quindi devi fare cose che ti fanno venir voglia di guardare”.

Tutto ciò che lo spettatore prova lo ha subìto persino il gruppo di lavoro di mother!, avendo scritto la sceneggiatura in soli 5 giorni. Nonostante ciò, ci sono state innumerevoli prove per trasmettere le sensazioni del registe e spingere l’asticella sempre più in alto.

“Volevo provare un processo diverso per vedere cosa sarebbe successo alla squadra se avessimo fatto qualcosa in cui non c’era tanta pre-produzione. Se avessimo un atteggiamento più rock’ n roll (come è accaduto per un po’ di tempo), sapremmo che ci piace spingerci l’un l’altro, e provare a fare qualcosa di pazzo e osservare semplicemente cosa succede nel mondo. Penso che sia importante scuoterlo”.

Questa metodologia di lavoro, anticonvenzionale e dirompente, è ispirata a uno dei documentari dell’autore Alex Gibney Mr Dynamite: the rise of James Brown, che racconta le gesta di uno degli artisti più importanti della musica statunitense, tanto da essere definito “Godfather of Soul”.

“Qualcosa che mi ha davvero ispirato è stato il documentario di Alex Gibney su James Brown. C’è un momento in cui la sua band si è spezzata ed è diventato elettrico e improvvisamente è uscito il funk e tutto ciò mi è stato di grande ispirazione, per scuotere le cose e continuare ad andare avanti in modo creativo e correre rischi e fare cose diverse, penso che sia questo a mantenerti giovane “.

Fonte: Indiewire

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