Chiamatemi Anna: al via le riprese della stagione 2, intervista alla studiosa Irene Gammel

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Anne Shirley, la ragazzina dai capelli rossi con “un mare di lentiggini” creatadalla scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery nel 1908, in Italia è diventata un personaggio grazie al celebre cartoon giapponese Anna dai capelli rossi prodotto nel 1979.Il romanzo della Montgomery ha in realtà più volte ispirato il piccolo schermo: dalla mini serie targata BBC del 1972 alla più celebre di dieci anni dopo firmata da Kevin Sullivan per la televisione canadese, Anne of Green Gables, interpretata da Megan Follows e da due attori immensi, Coleen Dewhurst e Richard Farnsworth. Il 2017 è stato un anno fortunato per l’orfanella canadese, con ben due Anne Shirley in circolazione: la prima sprizza gioia da tutti i pori ed è protagonista di un paio di Tv movie attesi anche sul piccolo schermo italiano che vedono nel cast Martin Sheen e la giovane Ella Ballentine; la seconda, più irascibile e sfascia consensi, è stata ribattezzata in chiave cool e femminista da Moira Walley-Beckett, la sceneggiatrice di Breaking Bad nella serie Netflix Chiamatemi Anna.

Dopo l’enorme consenso degli utenti Netflix e gli articoli lusinghieri sulla stampa di mezzo mondo (compresa una puntuale analisi sul “The New York Times”), Chiamatela Anna è ripartita in vista della stagione 2. L’annuncio è stato dato in estate, dopo snervante attesa, in mezzo ai tweet della sua protagonista, l’attrice irlandese/canadese Amybeth McNulty. In queste settimane sono cominciate le riprese in Ontario esull’isola Principe Edoardo, dove è ambientata la storia. L’entusiasmo dei vertici Netflix è pari a quello della produttrice Miranda De Pencier. I primi sono doppiamente entusiasti: fare ritorno a Green Gables, la dimora tanto agognata della giovane Anne Shirley, è l’equivalente di un biglietto di sola andata per ammirare i meravigliosi paesaggi canadesi che fanno da sfondo alla serie (per definire i quali servirebbero i paroloni altisonanti tanto cari alla protagonista). Euforica anche la De Pencier, ma soprattutto orgogliosa di aver dato il via, assieme a Moira Walley-Beckett, a un prodotto televisivo tanto ambizioso e di qualità.

Rispetto agli otto episodi della prima stagione, la storyline della seconda si svilupperà in dieci puntate e la serie è attesa per la primavera o l’estate del 2018. La produttrice De Pencier ha annunciato che le vicende narrate nel nuovo ciclo saranno un mix esplosivo di emozioni e sorprese. Il merito è tutto della showrunner Walley-Beckett, a cui piace entrare in profondità nelle vicende dei personaggi, e del suo staff tutto femminile di sceneggiatrici. Per capire meglio il personaggio Anne Shirley, il romanzo di Lucy M. Montgomery e le nuove evoluzioni su piccolo schermo, Empire ha intervistato Irene Gammel, studiosa e professoressa alla Ryerson University di Toronto, che della Anne Shirley letteraria sa tutto: come, quando e perché è nata.

Chiamatemi Anna trasmesso da Netflix si è dimostrato ferocemente femminista. Ne è sorpresa?

Non del tutto, i produttori della serie hanno voluto allontanare il ricordo del precedente e molto fortunato serial Anne of Green Gables (1985) con Megan Follows.Il nuovo Chiamatemi Anna ha una forte propensione femminista. Come period drama mostra costumi e dettagli storici del XIX secolo, ma i valori che stanno alla base della serie sono chiaramente del XXI secolo. Anna, la protagonista, insiste a parlare di autonomia femminile, tra cui la scelta di rifiutare il matrimonio convenzionale. In questo adattamento ci sono pensieri progressistiche erano profondamente incorporati nel romanzo della Montgomery, e pertanto potevano essere trascurati dalla maggior parte dei lettori, ma sono stati posti in evidenza volutamente nella serie televisiva. Questa nuova Anna è molto moderna.

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Nel suo libro Looking for Anne of Green Gables(St. Martin’s Press) afferma che Lucy M. Montgomery dovette fronteggiare un mondo di uomini, a partire dal suo editore di Boston L. C. Page, sino a quei pochi commenti sul romanzo che arrivarono da critici quali William Arthur Deacon o Arthur L. Phelps.

Lucy M. Montgomery non apparteneva alla prima ondata femminista, nel senso che non lottò per il suffragio o il diritto di voto alle donne. Era diversa dalla sua contemporanea Nelly McClung, che si batté per i diritti delle donne nell’Ovest canadese. Tuttavia, la Montgomery ha sovvertito le convenzionali strutture sociali e i codici femminili, minacciandone lo status e concedendo ai suoi personaggi femminili poteri significativi. Per esempio, Anne Shirley è arguta e piena di immaginazione. Queste ammirevoli qualità sono incoraggiate dal testo. Ed èdiventato quasi un marchio di fabbrica della scrittrice, grazie aipotenti ritratti femminili descritti nei suoi romanzi, i quali spesso partivano come stereotipi per poi riscattarsi diventando figure intensamente complesse, guidate dalle loro ambizioni.

La Montgomery non lasciò molte tracce del lavoro che la portò a scrivere Anna dai capelli rossi. Lei da dove è partita per ricostruire l’incredibile percorso descritto nel suo saggio?

Sono partita da una singola immagine: la fotografia di una giovane ragazza dall’aria romantica che la Montgomery aveva incollato nel suo diario personale negli anni Trenta del secolo scorso. Il diario indicava in maniera chiara che quel ritratto aveva ispirato il volto di Anne Shirley. Sono rimasta affascinata da quell’immagine perché era graziosa e angelica, antitetica ad Anne. Seguire questa fotografia e la ragazza misteriosa (che poi si trattò esserela modella Evelyn Nesbit fotografata da Rudolf Eickemeyer) ha avviato un viaggio nella cultura dell’epocaattraverso un periodico come The Metropolitan Magazine. È stato un percorso affascinante di continue scoperte perché ha rivelato quanto formali fossero in quegli anni le storie incentrate sulle orfanelle (tra cui alcune sconosciute chiamate anche Anne). Quindi, la Montgomery al tempo stesso scriveva stando dentro e fuorila tradizione. Molti racconti erano incentrati su ragazze trascurate dalla vita ed era il genere di racconto che la scrittrice intendeva sviluppare dando al suo personaggio un’origine tragica. Opponendosi a sfondicosì cupi, la Montgomery creò la luminosa e più ottimistica storia di Anne.

Leggendo il suo libro si resta intrigati da due cose: il mistero dietro la creazione della storia di Anne Shirley, e il fatto che la Montgomery recitò una parte nei suoi diari dandoci una sua versione degli eventi. Perché tenne così tanti segreti mascherando i suoi sentimenti?

La Montgomery era un po’ fanatica del controllo, amava pianificare e avere pieno controllo sulla sua carriera. Era diventata una celebrità che coltivava con cura la sua immagine, assicurandosi che fosse commisurata al suo pubblico,composto da ragazze, donne e intere famiglie. D’altronde aveva lavorato duramente per promuovere se stessa e il romanzo: dava pubbliche letture e rispondeva alle lettere, dimostrandosi inesauribile in presenza dei fan. Una tale intimità con il suo pubblico ricorda le interazioni tra gli scrittori e i lettori di oggi.

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Però, dopo la pubblicazione del romanzo, temette per la sua reputazione.

Infatti. Era scrupolosa con la sua persona pubblica perché faticò per costruirsela. Divenne famosa e conosciuta piuttosto tardi, quando aveva circa trent’anni, e questa fragile gloria era qualcosa che non intendeva compromettere. Sotto questo aspetto poteva apparire meno scrittrice romantica e più metodica e attenta organizzatrice di se stessa.

Anche se fatichiamo a inserirlo nella categoria letteratura per l’infanzia, Anna dai capelli rossi è una combinazione di elementi personali e locali, con una miscela di influenze culturali. Era qualcosa di insolito nella letteratura per l’infanzia o perfettamente consentito?

Resisto anch’io alla tentazione di infilare Anna dai capelli rossi in tale categoria. Come Huckleberry Finn di Mark Twain, il romanzo della Montgomery contiene importanti questioni sociali che si rivolgono agli adulti. Il libro fu commercializzato come opera per tutte le famiglie dopo la pubblicazione iniziale. È stato promosso come lettura familiare, e i nuclei familiari dell’epoca erano visti sempre più percettivi e aperti. Questa strategia di marketing ha dato un contributo fantastico alle vendite del romanzo nel 1908.

Nel romanzo, il poeta Alfred Tennyson è nell’aria, nella serie NetflixJane Eyre è citata ben due volte. Un vero colpo di stato ai danni dei kindredspirits evocati dalla scrittrice…

Le citazioni dalla letteratura classica e dalla poesia sono state fondamentali per la Montgomery. Conosceva quei testi a menadito, amava la forza delle parole, la letteratura. Quando era più giovane lavorò anche nella biblioteca di Cavendished era solita leggere un libro parecchie volte prima di acquistarlo per la sua collezione personale. Inoltre era dotata di una memoria formidabile e amava recitare versi e intere poesie mentre passeggiava con gli amici. Lucy Montgomery ha rivelato un impegno partecipativo e performativo nei confronti della letteratura davvero straordinario. Questo spiega perché l’intertestualità divenne così importante nella sua narrativa, sia che si riferisse al versetto di Tennyson o a Jane Eyre.

Moira Walley-Beckett, showrunner di ChiamatemiAnna, l’aveva promesso: la nuova versione sarebbe stata più realistica e non quella dei nostri nonni.

Fin dalla prima scena quando Matthew Cuthberg cavalca un cavallo sulla riva e incontra Anne alla stazione di Bright River abbiamo la percezione di un tono diverso nella serie. L’attenzione di Moira Walley-Beckett sul realismo sociale può apparire deludente ai fan che speravano in un adattamento più fedele. Alcuni spettatori mi hanno scritto lamentando che questa nuova Chiamatemi Anna è troppo dark. Indipendentemente da ciò, trovo in essa molti aspetti efficaci. Per esempio, i tre attori principali sono scelte brillanti che veramente ci portano dentro i personaggi. Matthew, interpretato da R.H. Thomson, ha un’impressionante profondità che segue lo spirito del libro, tutte le scene con lui mi hanno commossa. Marilla Cuthberg ritratta da Geraldine James è una donna di grandi sfumature e Anne, interpretata da Amybeth McNulty mi ha colpito molto. Anche se talvolta appare stridula e manchi del fascino di Megan Follows, le sue lentiggini, i suoi capelli rossi e la figura sottile sono intensi e toccano il cuore.

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Indubbiamente è una delle più credibili Anne Shirley mai viste sullo schermo: non tantopersonaggio letterario ma autentica ragazza piena di problemi e traumi. Dunque,Chiamatemi Annacome“manifesto” per le ragazze contemporanee?

Nel suo maestoso ritratto di Anne, Amybeth McNulty ha rianimato un classico della letteratura canadese e mondiale. Il suo accento moderno e la sua energia infondono al personaggio nuova vita,ideale per i nostri tempi, evidenziando che la sua storia non è solo per bambini ma anche per gli adulti. Come volto contemporaneo di Anne Shirley, la McNulty rappresenta l’attuale contesto sociale e i suoi valori. Inoltre, questa serie è più critica nei confronti della mitologia romantica su Anne di quanto lo siano stati i suoi predecessori televisivi.

Sia il suo saggio che la serie Tv hanno posto in primissimo piano Anne Shirley. Entrambe l’avete strappata al passato e riconsegnata ai lettori di oggi. Cosa rimane della donna dietro le quinte, Lucy M. Montgomery?

In realtà ho una speranza: che l’interesse per la Montgomery e la storia della sua vita continuino a incuriosiregli appassionati e gli studiosi. C’è ancora molta ricerca da fare su questa donna, il cui genio letterario ha abbagliato milioni di lettori in tutto il mondo.

Mario A. Rumor

 

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