Damon Lindelof su Watchmen: “Un racconto rischioso”

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Si sa veramente poco sul progetto intrapreso da Damon Lindelof , sceneggiatore e creatore  di storie come The Leftovers, Prometheus e Lost. L’unica certezza sta nel nome: Watchmen. La graphic novel di Alan Moore e DaveGibbons rappresenta uno dei primi racconti capaci di illustrare le ambiguità, le debolezze e le imperfezioni del genere umano, in un periodo in cui la lotta per il potere e per la supremazia avveniva non per mano umana, con i soldati, ma per mano esterna, attraverso l’atomica. Una narrazione inedita e per certi versi sorprendente compariva per la prima volta su vignetta, che strappa dalle mani della letteratura il diritto di critica e l’analisi della società dell’epoca. Mai si sarebbe pensato che un racconto a fumetti potesse entrare nel merito della questione, attribuendo ai personaggi l’onere e il peso delle responsabilità del mondo attuale.

L’uscita di Watchmen è stato invece il punto di svolta per tutti i fumetti successivi, a partire da Batman: The Dark Knight Returns di Frank Miller, da cui hanno preso ispirazione le trasposizioni cinematografiche di Tim Burton e Cristopher Nolan. Zack Snyder è stato il primo a comprendere il potenziale del testo illustrato di Moore e Gibbons, che con il lungometraggio del 2009 ha portato sul grande schermo il clima tetro e oscillante di Watchmen, con i Minutemen richiamati a intervenire sul campo per impedire una possibile guerra nucleare tra Stati Uniti e URSS. Il regista ha estrapolato solo alcune parti del fumetto, cambiando alcuni aspetti narrativi ma riprendendo fedelmente alcune scene dalle inquadrature ai dialoghi tra i soggetti della storia.

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Ora il racconto cambia ufficialmente forma, passando sul canale HBO per opera di Lindelof, che fino a questo momento ha solamente aggiornato il pubblico sul proseguo del progetto attraverso il suo canale Instagram. Dopo mesi di attesa, l’autore ha deciso finalmente di venire allo scoperto, durante il panel al Vulture Fest insieme al creatore di The Good Place Mike Schur. L’editore di Vulture Josef Adalian gli ha chiesto il motivo per cui ha scelto di proseguire il suo lavoro con l’adattamento di una graphic novel come quella di Moore. “La ragione per cui sto producendo questa serie è perché questi sono tempi pericolosi e abbiamo bisogno di spettacoli rischiosi”, dichiara Lindelof. “Quello che pensiamo sui supereroi è sbagliato.”

Lo scrittore ricorda anche la prima volta che ha aperto le pagine di Watchmen, definendosi un “drogato di supereroi” sin da quando era un bambino grazie alla passione che proveniva da suo padre. Durante l’incontro, rievoca un episodio spiacevole avvenuto al suo genitore. La madre buttò via tutta la sua collezione di fumetti, ma nonostante ciò, tentò in tutti i modi di ricostruire la sua collezione, portando persino il figlio alle convention alla ricerca di specifici numeri, contribuendo così adaccrescere la curiosità di Lindelof. “Verso la metà degli anni ’80, mi diede il primo numero di Watchmen e mi disse:«Probabilmente è troppo maturo per te, ma penso che tu possa sopportarlo»”. Probabilmente era così, continua lo sceneggiatore, ma sfogliarlo a 12 anni fu fondamentale, soprattutto in vista della serie che uscirà prossimamente, perché ha ancora impresso dei ricordi “romantici” riguardanti quell’albo illustrato. “Per uno sfegatato di fumetti come me, non ho mai fatto un film sui supereroi o uno show televisivo al riguardo – conclude l’autore – ma ora quel momento è arrivato”.

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Fonte: Indiewire

Riccardo Lo Re

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