Non parlate all’autista

ryan gosling, drive, nicolas winding refn

I cattivi rubano la scena? È perché non hanno avversari all’altezza. Ecco lo spazio sugli eroi che non si lasciano fregare da nessuno. Su questo numero arriva il pilota senza nome, il personaggio di Ryan Gosling in Drive.

Testo Alessandro Scola

Ecco un delinquente che, per gli strani casi della vita, si ritrova ad avere a che fare con criminali talmente incalliti e spietati da fare diventare lui il ‘buono’ della situazione. Il ‘driver’, un eccellente pilota senza nome che guida le auto dei rapinatori per garantire loro la fuga, è incarna il desiderio inconscio e la nobile aspirazione che molti hanno, cioè quella di vedere un personaggio negativo che appena ha l’occasione di diventare un eroe la coglie, come se fino a quel momento fosse stato cattivo solo per assenza di alternative più allettanti. Anche se questo comporta una serie di spiacevoli inconvenienti. Il nostro taciturno e vagamente disadattato autista, infatti, si ritrova nei guai perché decide di aiutare una ragazza e il suo bambino. Si potrebbe pensare che il nostro voglia in cambio procacciarsi una sistemazione con quella giovane donna che chiaramente gli fa battere il cuore, se non fosse che molto presto interviene un grosso inghippo: lei è sposata, il marito sta per uscire di prigione e non aspetta altro che redimersi e fare il bravo. Solo che i cattivi lo costringono a fare un colpo, minacciando la sua famiglia. Qui il personaggio di Ryan Gosling rivela senza più remore la sua natura altruistica, offrendosi di aiutare l’uomo a compiere la rapina guidando per lui. Insomma, si mette in pericolo per salvare la famigliola problematica.

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Sembra quasi un upgrade vivente del pistolero di Clint Eastwood in Per un Pugno di Dollari. Certo qui ci sono più automobili, la bravura dell’(anti)eroe è di essere quello che sfreccia in macchina tenendo le strade della città in pugno, invece che perdersi in volgari sparatorie; è al volante che lui sublima la sua arte della sopravvivenza, è una sorta di atleta prestato al crimine che sta sempre un po’ fuori posto in mezzo agli altri; un tizio che dice meno parole in un anno di quante l’uomo medio ne dica in un pomeriggio e che si veste con un giubbetto sul cui dorso campeggia un enorme scorpione giallo. Il silenzio è un’altra caratteristica del personaggio, per cui le rare volte che apre bocca le cose che dice pesano dieci volte di più e colpiscono gli altri come mattonate sulla testa. Un altro tratto che salta agli occhi è la precisione puntigliosa con cui il driver pianifica le sue performance coi clienti che chiedono i suoi servigi. Nel mondo in cui vive non c’è il benché minimo spazio per l’errore, e questo vale anche per la sua attività legale e alla luce del sole, quella di stuntman. Il senso della disciplina che sfoggia fa risaltare i momenti in cui perde la pazienza: la celebre scena dell’ascensore, dove lo vediamo devastare di botte uno degli sgherri del villain, è una di quelle sequenze che rischiano di farci preferire le scale a vita. Del resto il suo forte sono le macchine, non gli ascensori.

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