Bastardi senza boria

Bastardi senza boria

 È certamente uno dei film rivelazione di quest’anno. Sta già facendo parlare di sè per il coraggio con cui ha scelto di portare al cinema, per la prima volta, dei disabili cinici, scorretti e… stronzi. Ma anche per la sua irresistibile comicità e il suo cast di grande livello. Abbiamo incontrato il regista di Brutti e Cattivi, Cosimo Gomez, per parlare di pregiudizi, storie “politicamente scorrette”, fumetti, registi e attori…

Intervista di Matteo Guizzardi

In occasione della proiezione alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Brutti e Cattivi è stato accolto da una pioggia di applausi e da un vasto apprezzamento da parte di pubblico e critica. Che emozioni hai provato quella sera?

Naturalmente il film l’avevo visto diverse altre volte, quando monti e fai la post-produzione una pellicola la guardi letteralmente centinaia di volte, al punto che finisci con il conoscerla a memoria. Ma vederlo a Venezia grazie a una proiezione di qualità così elevata, circondato da un pubblico così vasto e caloroso, mi ha provocato un’emozione talmente grande che è stato come se fosse la prima volta. Ho vissuto quindi l’emozione enorme, e anche la tensione, della prima volta, dell’opera prima…

Cosa ti ha lasciato Venezia?

Una soddisfazione enorme, innanzitutto perchè non era affatto scontato non solo che il nostro film fosse selezionato dal Festival, ma anche che fosse inserito in una rassegna internazionale e prestigiosa come Orizzonti, paragonabile alla Semaine de la Critique di Cannes. Questo naturalmente ci ha aiutato molto nel promuovere Brutti e Cattivi perchè ha creato grande attenzione attorno al film.

Molti giornalisti, critici ed esperti hanno indicato proprio Brutti e Cattivi, oltre ad Ammore e Malavita dei Manetti Bros., come emblemi di un festival che si è finalmente deciso ad aprire al cinema popolare di qualità e a non rinchiudersi più soltanto in un cinema d’autore che poi alla fine nelle sale ci passa di sfuggita e non viene visto quasi da nessuno…

Io penso che la stessa parola “autorialità” venga spesso usata a sproposito. Qualsiasi opera – un quadro, un brano musicale e a maggior ragione un film – è autoriale, nel senso che è frutto del lavoro di un autore. La commedia, poi, ha regole molto precise e severe. La grande commedia italiana per esempio di Ettore Scola e Mario Monicelli, ci ha dimostrato come questo tipo di cinema richieda dei meccanismi drammaturgici molto complessi.

I tuoi personaggi, con il loro essere così estremi, sopra le righe, anche sgargianti nella loro estetica e nel loro modo di porsi (merito anche di una fotografia dalle tinte intense, a volte estreme) sembra un mix di Grand Theft Auto, Pulp Fiction e un film di Guy Ritchie…

Hai citato tre nomi che rappresentano tutti importanti reference del film, assieme all’opera di grandi fumettisti degli anni ’80 come Andrea Pazienza e Tanino Liberatore, e tanti altri.

Uno dei bozzetti di scena disegnati da Cosimo Gomez per il film.

Com’è nata la storia del film, che sta già facendo molto discutere per la sua “scorrettezza”?

Brutti e Cattivi nasce da un connubio di vari elementi, ma certamente la scintilla generatrice è stata la mia esperienza personale. Se c’è una cosa che molti amici diversamente abili mi hanno sempre ripetuto è quanto dia loro fastidio essere trattati da disabili. Loro se ne accorgono subito quando la loro disabilità viene affrontata con un atteggiamento di finto pietismo. Spesso sono i primi a sentire di meritarsi un bel vaffanculo, come tutti, e invece…

Invece?

Invece incontrano sempre questa premura un pò pelosa, finta, perfino vigliacca. C’è sempre quel pizzico di paura di offendere che seppellisce tutto sotto una colata di buonismo. Mi viene in mente un episodio legato all’onorevole Ileana Argentin, già assessore alla disabilità del comune di Roma e oggi deputato PD. Argentin è affetta da amiotrofia spinale, una malattia che la costringe a vivere su una sedia a rotelle, eppure questo non le ha mai impedito di avere una vita straordinariamente piena e attiva. Un giorno, durante una seduta comunale, un suo collega la insultò pesantemente. E lei ha successivamente raccontato di essersi sentita bene perchè finalmente qualcuno l’aveva mandata affanculo. Ecco, a me è venuta l’idea di rappresentare, vivaddio, un gruppo di disabili stronzi. Il concetto alla base di Brutti e Cattivi è l’uguaglianza. Siamo tutti uguali: abili, diversamente abili, grassi, magri, belli, brutti. Tutti possiamo essere stronzi, infami o buoni, anzi, tutti siamo sempre entrambe le cose.

Come si è sviluppata questa idea?

Ho deciso che lo stratagemma narrativo più semplice ed efficace era quello della rapina. Questo elemento mi dava la possibilità di mettere in scena i miei disabili scorretti, cattivi, addirittura infami, perchè non solo pianificano una rapina, ma segretamente ognuno ha un piano per fregare l’altro.

Questo accadeva cinque anni fa, quando hai avuto l’idea iniziale del progetto…

Sì, e a quel punto ho pensato che la cosa migliore da fare per uno “scrittore dilettante” come me (prima di esordire come regista con Brutti e Cattivi, Cosimo Gomez ha lavorato 20 anni come scenografo, NdR), fosse mandare il soggetto al Premio Solinas.

È finita che quel premio lo hai vinto…

E il produttore Fabrizio Mosca, assieme a Casanova, e naturalmente con il grande apporto di Rai Cinema acquistò i diritti della storia che poi, grazie anche alla collaborazione del mio amico Luca Infascelli, si è trasformata in sceneggiatura.

Anche la bontà, e non solo la “stronzaggine”, ha un ruolo importante nel tuo film…

Il nostro film vuole essere un po’ un fumetto, e come i fumetti ha una sua didascalicità, tende all’allegoria. Vedremo dunque che la generosità verso un personaggio come La Perla – la prostituta africana – che rappresenta il bersaglio emblematico di tanti pregiudizi di oggi nonchè una categoria relegata ai margini della società attuale, sarà cruciale nell’economia della storia e nel suo twist finale.

Qual è stata la complessità, se c’è stata, nel dirigere sullo stesso set attori dalle esperienze così diverse? Parliamo di celebrità come Claudio Santamaria e Marco D’Amore di giovani attori come Sara Serraiocco fino ad artisti alla loro prima vera prova attoriale come Simoncino.

Non è stato per nulla difficile, e per questo devo ringraziare loro e la loro generosità. Oggi che il film sta avendo dei buoni riscontri, e che 01 Distribution ha deciso di distribuirlo in 250 sale in Italia, sarebbe col senno di poi, dire che è stato una scelta azzeccata accettare una parte nel progetto. Ma cinque anni fa, di fronte a un album di disegni e alla sceneggiatura di un regista esordiente, non lo era affatto. Eppure loro lo hanno fatto e mi hanno accompagnato in questo percorso senza mai risparmiarsi. Si sono impadroniti dei personaggi, aggiungendovi qualcosa, creando i loro personaggi. Si sono dimostrati artisti più che attori. Si sono insomma trasformati, hanno indossato delle maschere, anzi sono diventati loro stessi delle maschere. E non si sono risparmiati nemmeno dal punto di vista fisico.

In che senso?

Claudio si è allenato tantissimo in palestra per sviluppare nelle braccia la muscolatura tipica di chi vive su una sedia a rotelle, inoltre ha acconsentito a rasarsi, una cosa sempre traumatica per un attore. Per certe scene – ad esempio quella in cui entra nel camion dell’immondizia – ha trascorso un’intera giornata appeso a una corda. Marco, avendo il suo personaggio una disabilità interiore, ha fatto un lavoro di introspezione enorme, ha trascorso ore interminabili a provare, inoltre si è sottoposto a intense sedute di trucco per acquisire l’aspetto che vediamo nel film. Ha persino accettato di indossare lenti a contatto speciali per poter esibire i tipici occhi rossi, “da tossico”. È stato straordinario. Sara si è presentata già al provino sapendo scrivere il suo nome con i piedi. Avevamo inizialmente pensato, per il suo personaggio, di usare una controfigura nelle scene che richiedevano l’uso delle estremità inferiori. E invece lei è riuscita a fare tutto: mangiare, fumare, pregare, tutto coi piedi.  Last but not least Simoncino, artista che a Roma gode di un grande seguito ma che sul set si è presentato con enorme umiltà, voglioso di imparare, e ha studiato tantissimo con la nostra coach di recitazione Stefania Rodà per entrare nella parte. Nonostante fossi io quello dietro la macchina da presa, sento che in un certo senso questo film l’abbiamo costruito insieme.

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Brutti e Cattivi di Cosimo Gomez è una dark comedy intelligente, oltraggiosa e bizzarra, che non si pone dubbi sul politically correct. Cinema di genere, ma corretto al vetriolo. Qui sotto trovate il trailer ufficiale del film.

 

Per maggiori informazioni: Brutti e Cattivi – Il sito ufficiale del film.

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