Con un occhio al cinema di John Carpenter e alle atmosfere di Lovecraft, Steven Kostanski e Jeremy Gillespieconfezionano un horror solido e di grande impatto visivo, che pecca però nell’approfondimento e nella rielaborazione dei suoi illustri riferimenti.

Dopo un’attesa lunga più di un anno, il 7 dicembre approda finalmente nelle sale italiane The Void – Il vuoto, film horror diretto da Steven Kostanski e Jeremy Gillespie (reduci dalle fortunate collaborazioni in ManborgFather’sDay) con un’anima fortemente indipendente e low budget (una parte dei finanziamenti per il progetto è arrivata grazie a un’apposita campagna su Indiegogo) e un occhio ai floridi anni ’80 e in particolare a maestri del genere come Stuart Gordon, Brian Yuzna e soprattutto John Carpenter, la cui influenza è nettamente percepibile in ogni sequenza della pellicola. Fra i principali protagonisti del film troviamo Aaron PooleKenneth WelshDaniel FathersKathleen Munroe ed Ellen Wong. Dopo aver trovato un ragazzo ferito sul ciglio della strada durante il suo servizio notturno, il poliziotto Daniel Carter (Aaron Poole) si reca in un vicino ospedale, in cui lavora anche la moglie Allison (Kathleen Munroe). Una volta giunto sul posto, Daniel trova una struttura semivuota e in fase di dismissione, gestita dal Dr. Richard Powell (Kenneth Welsh). La situazione, già particolarmente sinistra e inquietante, comincia a farsi ancora più pesante nel momento in cui le poche persone presenti nella struttura scoprono di essere circondati dai membri di una strana setta, che sorvegliano l’ospedale coperti da dei lenzuoli bianchi con un triangolo nero al centro del cappuccio.

I pericoli arrivano però anche dall’interno: per un misterioso fenomeno, i pazienti dell’ospedale cadono improvvisamente vittima dei loro istinti più violenti, mutando poi in vere e proprie creature mostruose assetate di sangue. I protagonisti si trovano quindi a fare i conti con un una forza occulta più grande di loro e con i più reconditi anfratti della mente umana. Steven Kostanski e Jeremy Gillespie imbastiscono un horror di grande intensità ed efficace impatto visivo, riducendo al minimo la caratterizzazione psicologica dei personaggi e puntando tutto su archetipi, meccanismi e atmosfere tipiche del periodo d’oro del genere. Lampante fin dai primi minuti il debito di riconoscenza dei due cineasti verso John Carpenter: la situazione di isolamento, la misteriosa minaccia all’interno di uno spazio ristretto e la realizzazione artigianale dei mostri ricordano da vicino quanto fatto dal maestro americano nel suo capolavoro La cosa, e le musiche a tratti sembrano quasi indistinguibili da quell’inconfondibile miscela fra rock, sintetizzatore e classicismo che ha fatto la fortuna della carriera di questo regista e di tutte le opere da lui pesantemente influenzate (StrangerThings su tutte).

the void - il vuoto, recensione, steven kostanski, jeremy gillespie, aaron poole, kenneth welshThe Void – Il vuoto contiene però anche altre interessanti contaminazioni con punti fermi del genere, che vanno dalle atmosfere sfumature squisitamente lovecraftiane al tema della seconda vita dopo la morte sviscerato abilmente in Re-Animator, senza farsi mancare anche richiami al nostro Lucio Fulci, esplicitamente citato in una sequenza che è difficile non accostare a …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà. Per la prima metà, The Void – Il vuoto funziona egregiamente, traendo il meglio dalle sue illustri ispirazioni e superando con la costruzione di una genuina e viscerale tensione e ben congegnate inquadrature in penombra anche la limitatezza del proprio budget. Persino la mancanza di un’appropriata caratterizzazione dei personaggi principali e la scarsa espressività degli attori vengono rese funzionali al racconto, trascinando lo spettatore in un vortice di orrore e surrealismo, fortificato da un crescendo di mistero e splatter. I problemi sorgono nel momento in cui si rende necessario dare forma e sostanza all’insieme di idee, suggestioni e visioni proposte in precedenza. Condizionati da una matassa di situazioni e temi difficile da sbrogliare, dal legame fra morte e rinascita alla continua evocazione di altre dimensioni, il tutto condito da un marcato misticismo, Steven Kostanski e Jeremy Gillespie compiono la precisa e deliberata scelta di limitare al minimo indispensabile spiegazioni e conclusioni, lasciando che sia lo stesso spettatore a colmare del tutto quel grande vuoto suggerito fin dal titolo.

Una fuga dalla logica e dalla razionalità che da una parte evita al film di scadere in un indigesto didascalismo, ma dall’altra lo priva di una necessaria e auspicabile rielaborazione dei propri riferimenti, impedendogli la definitiva esplosione e rendendolo solamente una piacevole ma poco incisiva rielaborazione in chiave moderna di atmosfere e tematiche già sfruttate in passato in maniera più penetrante e significativa. The Void – Il vuoto si rivela quindi un apprezzabile e godibile film di genere, capace di soddisfare sia le nuove generazioni che lo zoccolo duro di appassionati dell’orrore con una messa in scena solida e di grande impatto, che rifugge la CGI per puntare su imperfetti effetti speciali artigianali e un gusto quasi retrò per il mistero e il simbolismo. Un prodotto ben al di sopra della media di horror usa e getta del periodo, spesso basati esclusivamente sui jumpscares e su meccanismi narrativi ormai logori, penalizzato però da una mancanza di coraggio nell’approfondimento e nella rielaborazione che gli impedisce di proporsi come cult per le generazioni future.

Marco Paiano

 

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