The Deuce è abbagliante! La rappresentazione dell’erotismo è quanto di più libero e disinibito si sia mai visto in tv, a conferma del marchio HBO. Come apertura, la prima stagione è provocante e divertente. Con questi primi 8 episodi Simon e Pelecanos hanno appena messo in moto la macchina. È un viaggio attraverso un certo tipo di inferno. E non vedo l’ora di tornarci.

Il giornalista David Simon e il suo collega, lo scrittore George Pelecanos, insieme ad autori come Megan Abbott, hanno dato vita a uno show decisamente diverso da tutto il resto. Sotto molti aspetti, The Deuce è un classico di David Simon, già creatore di The Wire. Ambientata nella New York degli anni ‘70, tra la nascita dell’industria del porno e l’umanità alla deriva della 42ma Strada, detta ‘The Deuce’, visivamente è entusiasmante, e non è che l’inizio dei punti a suo favore. Come per The Wire e Treme, viene presentato un folto gruppo di personaggi di diverse culture e provenienze, tratteggiati in modo preciso e ben interpretati.

E, ancora come per The Wire e Treme, le loro vite si intrecciano, fino a formare una trama in cui si muovono americani ai margini della società. Simon focalizza lo sguardo sulla nascita dell’industria pornografica nella New York degli anni ‘70, mentre Vincent Martino (James Franco, che interpreta anche il gemello Frankie) e Candy (Maggie Gyllenhaal) guidano il racconto. Ma in The Deuce il protagonista assoluto è il quartiere stesso. La regia di Michelle MacLaren (Game of Thrones, Westworld) riesce a catturare le ambientazioni in modo straordinario, dalle sigarette ai diner, dai clacson delle vecchie auto al fruscio dei giornali gettati a terra. In questo mondo niente è forzato, o messo lì per ‘educare’ o per ammiccare. Ma a colpire di questa serie HBO sono gli scambi di battute, i dialoghi, la verità che emerge sibillina in personaggi, allo stesso tempo coraggiosi e vulnerabili.

the deuce, recensione, maggy gyllenhaal, james francoLa tecnica di regia in ‘stile anni 70’ dona quel tocco in più all’intero set, che ci offre la Grande Mela di quegli anni, ricca di citazioni e riferimenti come i grandi cartelloni al neon dei cinema che annunciano l’uscita del Conformista di Bertolucci o L’Uccello delle Piume di Cristallo di Dario Argento. La difficoltà dell’ambientazione e delle atmosfere erano chiare ai produttori sin dall’inizio. “Sapevamo che lavorare a una serie tv ambientata a New York e ricreare una Times Square che oggi non esiste più sarebbe stato un progetto ambizioso e potenzialmente destinato a fallire, – ha spiegato Pelacanos – è una delle ragioni per cui abbiamo deciso di farlo”.

Brulicante di situazioni tragicomiche di vita e puzzolente di disperazione, pericolo e declino morale, la serie si prende il suo tempo nella costruzione della storia. Dopo le prime otto ore, però, dopo che la pornografia si trasforma ufficialmente in business, cresce la voglia di scoprire cosa succederà dopo. Di certo The Deuce è una serie furba, più sorniona e matura di The Wire. Ha una narrazione spumeggiante, commovente e brutale allo stesso tempo: di quelle che fanno venire voglia di averne sempre di più. Uno show formidabile.

4

Buono

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