Discovery è una serie sci-fi moderna, che non vuole esagerare a proporre tematiche troppo pressanti ma preferisce piuttosto di sviluppare una struttura narrativa efficace per intrattenere ed appassionare. I puristi di Star Trek noteranno qualche sbavatura, ma nel complesso la serie ideata da Fuller e Kurtzman funziona in modo più che discreto.

Star Trek: Discovery è la sesta serie televisiva ispirata all’universo sci-fi di Star Trek che potete trovare disponibile su Netflix. Ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman, è ambientata dieci anni prima degli eventi della serie originale di Star Trek e racconta le avventure del viaggio intergalattico della nave stellare USS Discovery intenta a scoprire nuovi pianeti e forme di vita. Sonequa Martin-Green è la protagonista della serie e interprete di Michael Burnham, primo ufficiale della Discovery nonché un’umana allevata però dalla razza vulcaniana.

Preceduta da un’incredibile attesa, Discovery ci ha accompagnato lungo un percorso più che piacevole di eventi, caratterizzati principalmente da una grande consapevolezza da parte degli autori, capaci di modellare un’esperienza televisiva fresca, divertente e appassionante. Se il genere sci-fi negli ultimi anni sta lentamente tornando in auge, lo deve anche a prodotti come Discovery, in grado di modellare storie ritmate e perfettamente contemporanee, senza però dimenticare i punti cardine del genere.

star trek discovery, sonequa martin-green, recensionePer essere chiari, Star Trek Discovery non è una serie pregna di chissà quale significato o sottotesto, piuttosto è uno show che sfrutta molto bene i suoi punti di forza, quali l’immaginario di Star Trek e tutte le sue possibili derivazioni, per andare in una direzione innegabilmente valida, al netto di qualche difetto di struttura. A conti fatti la regia è precisa, educata ma quando serve anche più schizofrenica e veloce, la scrittura è oculata e impreziosita da almeno due plot twist magnificamente riusciti e le prove attoriali sono tutte nelle norma. eccezion fatta per Doug Jones, meritevole di una citazione d’onore per il suo longilineo Saru.

In Discovery funziona quasi tutto, dal tessuto sociale che regola i rapporti fra Flotta e Impero Klingon, alla caratterizzazione non troppo approfondita ma comunque più che funzionale dei suoi protagonisti. La mitologia è utilizzata con maestria  (nonostante qualche piccola incongruenza, risolvibile però nelle prossime stagioni) e viene fusa ad intrecci socio-politici che contribuiscono a creare un quadro d’insieme tumultuoso e credibile. Riportare in vita Star Trek non era insomma una missione facile, a sembra proprio che il compito sia stato portato a termine: se cercate una serie sci-fi frizzante, intrigante e magnetica allora Discovery è quello che fa per voi. Certo, i più attenti noteranno alcune forzature redatte in sede di sceneggiatura, ma d’altronde di troviamo davanti a un prodotto d’intrattenimento plasmato per avvicinare un pubblico eterogeneo e voglioso di scoprire una delle saghe più famose di tutti i tempi. Siamo certi che in questo Discovery abbia fatta centro e visto il finale di stagione non vediamo l’ora di tornare in plancia assieme a Michael, Saru e tutti gli altri membri del’equipaggio.

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