Pretty Little Liars 7 Recensione

Pretty Little Liars 7

Dopo sette anni a caccia di A (prima, e ora di A.D.) era inevitabile che lo show dovesse trovare una conclusione. L’ultima stagione rende giustizia a un percorso narrativo mai in calando, e scioglie tutti i nodi della trama nel momento e nel posto giusto.

Un commiato agrodolce per le Giovani Carine e Bugiarde e una sentita lettera d’amore ai fan. La settima stagione di Pretty Little Liars fa centro su tutti i livelli: dagli azzeccati twist della trama all’eccellente prova corale del cast fino all’impeccabile lavoro svolto in sala di montaggio. Proprio come nelle scorse stagioni, ogni dettaglio è stato curato in maniera maniacale. L’abbigliamento, la musica, perfino i “prop” e gli elementi di scena apparentemente più insignificanti… tutto fa parte di un disegno volto a offrire ai die-hard fan indizi, suggestioni e un senso di pienezza e coerenza cui sono stati abituati fin dalle prime puntate. A fornire carburante ed energia alla più longeva serie tv originale firmata ABC Family (ora FreeForm) è stata d’altronde proprio la sua irriducibile fan base. Quella, e le diaboliche e geniali trame a base di minacce, ricatti e torture psicologiche che hanno costretto molti a frenetiche sessioni di binge watching nel tentativo di rispondere a una sola domanda: a chi appartengono quei dannati guanti di pelle neri che alla fine di ogni episodio vediamo all’opera nel confezionare feroci e inattesi regali ricattatori ai danni delle Giovani Carine e Bugiarde?

La settima stagione conclude il lungo viaggio delle cinque migliori amiche Spencer Hastings (Troian Bellisario), Hanna Marin (Ashley Benson), Aria Montgomery (Lucy Hale), Emily Fields (Shay Mitchell) e Alison DiLaurentis (Sasha Pieterse), che hanno dovuto farsi strada tra le angosce del liceo prima, e i patemi dei vent’anni poi, aggiungendovi per giunta le attenzioni indesiderate di un super-stalker misterioso specializzato nell’anticipare ogni loro mossa e tempestarle di inquietanti messaggi – lettere, video e canzoni – per manipolarle costringendole a fare qualsiasi cosa. Finalmente, la settima stagione ci rivela misteri che erano rimasti sospesi per un tempo interminabile: chi ha ucciso Charlotte e Jessica DiLaurentis; cos’è successo a Wren e Melissa; quali sono i problemi della gemella di Jessica, Mary Drake; e ovviamente la madre di tutte le domande… chi è in realtà A.D.

Ovviamente dovrete attendere l’ultimo episodio, il numero 20, che dura 89 minuti, per scoprire le risposte a tutti questi interrogativi, e soprattutto per conoscere il movente di A.D. Riguardo al colpo di scena finale, è gratificante nella misura in cui riesce a collegare tutti i pezzi del puzzle in una gigantesca esclamazione di stupore, ma a voler guardare il pelo nell’uovo rimane qualche incongruenza nel background di A.D., specialmente per quel che riguarda le sue capacità di hacker. Nonostante ciò si tratta di un finale in grande stile che celebra in modo più che appropriato una straordinaria cavalcata lunga sette anni. Alcuni fan avevano fatto centro con le loro teorie sull’identità di A.D., altri brancolavano nel buio, ma il bello di PLL è proprio questo. Il modo cioè in cui la quantità inesauribile di speculazioni, ipotesi e storie circolate sulla serie le ha permesso di vivere anche e soprattutto al di fuori dello schermo televisivo, rimbalzando nella rete e tra i social, con infografiche e alberi genealogici circolati su Tumblr, video e spezzoni catturati su YouTube, scoop e indiscrezioni annunciati su Facebook e Twitter.

Ad aiutare i fan a destreggiarsi tra le innumerevoli piste è stata sempre lei, l’infaticabile I. Marlene King, showrunner e produttore esecutivo di PLL, che non ha mai smesso di elargire dritte e consigli sui suoi profili Instagram e Twitter. PLL è cominciato come un teen drama per poi diventare, man mano che le ragazze crescevano e la posta in gioco si faceva più alta e pericolosa, una storia di mistero molto più dark e adulta nella quale ogni personaggio veniva spinto, lentamente e inesorabilmente, verso il proprio personale punto di rottura. Come dice il proverbio: “non è la destinazione, ma il viaggio che conta”. Sono stati sette anni lunghi ed entusiasmanti, pieni di trame intricate e di imprevedibili colpi di scena, ma le Giovani Carine e Bugiarde sono sopravvissute, e così pure i loro affezionati spettatori. E il senso di questa settima stagione è proprio questo: trovare una chiosa appropriata e finire su una nota alta. Missione compiuta.

4

Buono

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