Il film di Paul King è un esempio di come trarre uno spettacolo coinvolgente da elementi misurati, mostrando personalità e cogliendo la perfetta tonalità di humour e di meraviglia dalla storia e dai personaggi. Un intrattenimento senza età e pieno di gusto, con un protagonista sempre efficacissimo, in cui la tecnica è usata al servizio del racconto.

Spesso fare cinema di fantasia e immaginazione conduce su sentieri pericolosi per la qualità artistica di un film, e questo è dovuto a diversi fattori. Da una parte, date le illimitate possibilità offerte dagli effetti visivi, si finisce per abusarne e perdere per strada elementi fondamentali come la storia e i personaggi, per non parlare dell’atmosfera generale del racconto. Dall’altra, specie quando si approcciano soggetti o contesti fiabeschi, c’è il forte rischio di non riuscire a tenere salda la rotta umorale del film: è per bambini? È per adulti? Sta in bilico tra le due opzioni? In quest’ultimo caso è facile che alla fine ne escano scontentati tutti.

L’altro grande pericolo è di non sapere cosa farsene di tutti i prodigi della tecnologia e di finire per sfornare un immaginario standard, destinato a confondersi nella massa. Per nostra fortuna, Paddington 2 non casca in nessuno di questi trabocchetti. Il sequel diretto da Paul King, anche co-sceneggiatore, è una storia insolita, semplice, con uno stile classico nel gusto e moderno nella realizzazione, in cui si riesce senza sforzo a provare simpatia per ogni scena, per ogni situazione e, ovviamente, per l’orsetto protagonista, una figura candida e con una comicità naturale che rimane impressa a lungo. Paddington stavolta vuole comprare un libro pop-up per sua zia. Ma a mettergli i bastoni tra le ruote in questa così semplice e costruttiva aspirazione intervengono diversi fattori, soprattutto un avversario che è interessato ad avere proprio lo stesso oggetto desiderato dal nostro eroe.

paddington 2, recensione, paul king, recensioneHugh Grant realizza una delle sue prove migliori, brillante, divertente ma senza invadere la scena. Tutto è avvolto in un velo di complicità col pubblico, e uscendo dalla sala si ha una sensazione di benessere, di appagamento. Il ritmo è calibrato con garbo e la semplicità del protagonista, la sua bontà, lo rendono un vero eroe, per cui tifare con tutto il cuore e da cui ricevere in cambio un vero intrattenimento, che si distingue a partire dall’aspetto visivo. Un tono delizioso, pieno di umorismo, con ogni piccola azione del personaggio che diventa uno spettacolo. Il resto lo fanno un cast che funziona sempre alla grande, con le facce giuste nei ruoli giusti, e il saper gestire il tempo comico ogni volta che si presenta l’occasione, in modo elastico e adatto alle singole invenzioni della sceneggiatura.

Il trasformismo del personaggio di Hugh Grant è una caratterizzazione dinamica che rimane impressa. Paddington 2 è una storia senza età, un racconto fuori dal tempo che prende per mano lo spettatore e lo coinvolge con un tocco magico e leggero, a cui è difficile fare resistenza. Una dimostrazione che non esistono barriere nell’intrattenimento che sappia mostrare personalità e abilità narrativa.

4

Buono

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