One Cut of the Dead è la vera sorpresa di questa edizione del Far East Film Festival. Con pochi mezzi, l’autore dimostra che è possibile creare qualcosa di originale e di sofisticato, non pretendendo nulla se non di regalare un intrattenimento completo, spaziando tra il terrore e l’umorismo e mostrando tutti i passi per realizzare un progetto cinematografico.

È record. Shuichiro Ueda ci è riuscito. In precedenza altri registi hanno saputo fare di meglio, da Alfred Hitchcock con la scena iniziale di Nodo alla gola, ad Alejandro González Iñárritu, con il suo film da Oscar Birdman. L’autore giapponese rientra tra i cineasti che hanno saputo utilizzare al meglio la tecnica del piano sequenza, utilizzato per ottenere dinamismo e vigore a quanto narrato. Nonostante i mezzi non siano proprio paragonabili ai lungometraggi citati, la scelta è stata azzeccata per raggiungere l’obiettivo: incutere paura, e, non per ultimo, scatenare una reazione interminabile di risate. One Cut of the Dead è prima di tutto un horror, un racconto situato in una fabbrica abbandonata del Giappone. La protagonista delle scene è una donna alle prese con uno zombie affamato di carne umana; la donna con tutte le sue forze cerca di tenerlo lontano con l’aiuto di un’ascia, ma il morto vivente avanza, e la ragazza sembra spacciata.

Poi, la sorpresa. Il pubblico scopre che quello è in realtà un set di un film, assolutamente prefetto per l’occasione. Il regista, una sorta di René Ferretti in salsa nipponica, pur di portare a casa il risultato vuole che tutti gli attori diano il massimo, perché non esiste un secondo ciak. O la va, o la spacca. Prima di iniziare le riprese, l’uomo cerca di incoraggiare i propri interpreti a provare le sensazioni dei personaggi. Il consiglio è perlopiù riferito all’attrice, visto che dall’altra parte l’inespressività è la caratteristica peculiare che deve avere uno zombie. Il racconto, che prosegue con la macchina a spalla, mostra le due facce della produzione di un horror, dalla messa in scena al dietro le quinte, che nel corso narrativo inizieranno a interagire tra loro. È proprio questa interconnessione dentro-fuori che scaturisce l’effetto sarcastico della storia, che vede ripetutamente i membri della troupe entrare direttamente in scena scatenando effetti paradossali dettati dalla casualità e dall’improvvisazione.

L’intreccio tra cinema e metacinema emerge ancor di più con il termine del corto, che altro non è, citando Aldo in Così è la vita, che “un film nel film”, che raggruppa la fase realizzativa della storia con una seconda parte che riporta il flusso narrativo indietro nel tempo. Il pubblico già sa come è andato a finire il racconto, pensando ad un certo punto di aver assistito a un cortometraggio horror con poco budget a disposizione. In realtà si passa a un livello ancora più profondo, con il regista che si trova dentro uno studio televisivo che ha deciso di creare un nuovo format ai suoi spettatori, un programma in diretta dove gli zombie prendono realmente vita durante la sua realizzazione. È proprio in questo punto che One Cut of the Dead comincia a perdere i colpi, diventando, in particolare nella fase centrale, eccessivamente prolisso nel ripercorrere le ore che porteranno quel gruppo a concretizzare quel progetto concordato con i vertici dell’emittente.

Nel finale il racconto ricomincia a ingranare la quinta, ritornando ai ritmi mostrati nel lungo piano sequenze, e aggiungendo dettagli che inizialmente erano rimasti sfocati, essendo l’attenzione rivolta agli eventi principali che accadevano sul set. Il film rappresenta un grossissima lode al cinema di Romero, come si evince dalle ambientazioni e dall’uso frammentario della macchina da presa nel primo lungometraggio del regista del 1968 La notte dei morti viventi, che proprio quest’anno raggiunge il traguardo dei 50 anni dalla sua uscita nelle sale. La storia di Shuichiro Ueda utilizza inoltre i classici cliché del genere per sottolineare un esito satirico rispetto ai comportamenti dei personaggi, totalmente opposto al sentimento di angoscia e di paura.

4

Buono

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