Nonostante l’inizio sottotono il film va sempre in crescendo e riesce a raccontare lo scontro del secolo King - Riggs con uno sguardo delicato e mai banale.

Sembra sia passata un’eternità da quella partita andata in scena in Texas e trasmessa dalla ABC in tutto il suolo americano. Eppure ancora ci si chiede se realmente qualcosa è cambiato nella società odierna dopo gli anni della rivoluzione culturale in Occidente. È ancora una teoria filosofica e utopistica quella che afferma la parità delle condizioni tra uomo e donna, o si ritiene ancora il sesso femminile relegato all’ambito puramente domestico, a cucinare e stirare mentre il marito quotidianamente se ne va a lavoro per mantenere la famiglia? Questo concetto è al centro dell’analisi puntigliosa e attenta compiuta dai registi Jonathan Dayton eValerie Faris ne La Battaglia dei Sessi. Non è la prima volta che questi autori affrontano tematiche che ancora oggi si riflettono nell’America contemporanea. Little Miss Sunshine ne è il più valido esempio, dove la famiglia Hoover rappresenta (almeno sulla carta) il modello familiare americano, che deve competere e vincere a tutti i costi, nonostante nel corso del film emergono le contraddizioni di ciascun individuo senza alcun giudizio esterno. Quel lungo viaggio passato all’interno di un vecchio e scolorito pulmino della Wolkswagen non riguarda solamente il sogno di Olive alla conquista del concorso di bellezza, ma diventa un percorso alla scoperta della propria identità.

Anche qui in ballo non è solo la vittoria, i soldi o la fama, ma il proprio ruolo nelle competizioni agonistiche così come nella vita sociale. Billie Jean è infatti una campionessa nel suo sport, il tennis, che continua a darle immense soddisfazioni fino alla decisione della federazione americana di non conferire alla donna vincitrice lo stesso premio in denaro destinato al giocatore maschile nelle gare successive. La battaglia, prima che sul campo di gioco, parte inizialmente da fuori, cercando un’alternativa possibile che trasmetta un messaggio forte sia in ambito sportivo che politico.

La Battaglia dei Sessi, emma stone, steve carell, recensioneIl film infatti non si concentra sulla sfida che è passata nella storia, visibile solo nella parte finale del racconto, ma vuole descrivere passo per passo una crescita psicologica che coinvolge per intero il personaggio interpretato da Emma Stone, dalle sue esperienze sessuali, descritte con delicatezza e tatto, fino al suo innalzamento (metaforico ma anche reale, come si vede nella sequenza di entrata nel campo di gioco) a simbolo e icona femminista. Un peso non indifferente da sostenere, con i riflettori addosso, e con la gente da entrambe le parti che non pone alcuna fiducia in lei perché la si ritiene incapace di gestire lo stress.

Il suo costante disequilibrio emotivo viene messo in contrasto con le certezze e la sicurezza di Bobby Riggs (Steve Carrell), uomo di 55 anni con il vizio del gioco e della scommessa. È lui l’avversario da battere, il maschio alfa che utilizza il pregiudizio sulla donna per il solo scopo di dimostrare al mondo il suo valore. Grazie a un uso attento del montaggio e a inquadrature fisse sulle espressioni e sui gesti dei soggetti, Dayton e Faris riescono a portare in scena un’immagine assolutamente curata e precisa dei due protagonisti della storia, dove niente è lasciato al caso. I due sfidanti possiedono visioni opposte nei confronti di questo match, dall’approccio (politico per Bille Jean, economico per Bobby), fino alla stessa preparazione (dinamica e intransigente per la campionessa, passiva e statica per l’ex tennista, che sottovaluta con arroganza il suo avversario). Tutto questo avrebbe perso senso senza le interpretazioni eccellenti degli attori, con Emma Stone e Steve Carrell che si confermano capaci di mettere in scena personaggi credibili e realistici.

Riccardo Lo Re

4

Buono

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