A tre anni di distanza da Vizio di forma, Paul Thomas Anderson centra l'apice della sua già memorabile filmografia, raccontando dal lontano ed elitario mondo dell'alta moda britannica i più intimi e misteriosi segreti del cuore.

A tre anni di distanza dal discusso Vizio di forma, Paul Thomas Anderson muta radicalmente luoghi e atmosfere, abbandonando le soleggiate spiagge di Los Angeles e la scena hippy magistralmente incarnata dall’atipico detective Larry Sportello di Joaquin Phoenix in favore del rigore e dell’eleganza dell’alta moda londinese degli anni ’50, teatro del suo ultimo sbalorditivo lavoro Il filo nascosto.  Ancora una volta, il cineasta statunitense non ancora 48enne, ma con alle spalle già diversi cult del cinema degli ultimi decenni come Boogie Nights, Magnolia e Il petroliere, stupisce per il suo totale controllo del mezzo cinematografico e per la sua stupefacente libertà autoriale e narrativa nel mettere in scena storie uniche e inclassificabili, capaci di giocare costantemente con le emozioni e le aspettative dello spettatore per portarlo in recessi profondi e inesplorati della sua mente. A dare corpo e volto all’ultima fatica di colui che si può ormai tranquillamente definire come uno dei migliori registi del cinema statunitense contemporaneo è uno dei massimi interpreti della Settima Arte, ovvero Daniel-Day Lewis, il quale, salvo auspicabili ma improbabili ripensamenti, concluderà proprio con Il Filo Nascosto il suo memorabile percorso sul grande schermo.

L’attore inglese impersona magistralmente Reynolds Woodcock, affermato stilista britannico che guida insieme alla sorella Cyril (Lesley Manville) il prestigioso marchio sartoriale di famiglia, a cui si rivolgono le più altolocate celebrità. Un artista schivo e austero, che si oppone alla sfavillante eleganza dell’ambiente in cui opera con una sorprendente rigidità e una pedante maniacalità, alla perenne ricerca della perfezione assoluta e in costante fuga da un qualsiasi coinvolgimento sentimentale. Tutto cambia nel momento in cui Reynolds fa la conoscenza dell’umile e tenace cameriera Alma (la bravissima Vicky Crieps). Fra i due scocca immediatamente la scintilla dell’amore, che li trascina in un ineffabile, ossessivo e appassionato dualismo sentimentale, alimentato dalla voglia di reciproca affermazione sull’altro e dal vicendevole bisogno di un supporto ai momenti di debolezza e sconforto.

Il filo nascosto è una miracolosa armonia di sfumature e generi completamente diversi, che Paul Thomas Anderson attraversa con eccezionale maestria, utilizzando un’estetica ricercata, ma mai fine a se stessa, come strumento narrativo di una profonda e pungente riflessione sul rapporto di coppia nella sua interezza, dalle tante luci alle poche ma minacciose ombre, che diventano al tempo stesso agenti del caos e carburante di ogni legame sentimentale. Il regista utilizza l’imponente impianto visivo, con luci calde e avvolgenti che si alternano ad atmosfere più gelide e rigide a sottolineare il mutevole stato d’animo dei protagonisti, la trionfale anche se a tratti ridondante colonna sonora orchestrale di Jonny Greenwood, la sfarzosa ma funzionale scenografia e l’ineguagliabile espressività di Daniel-Day Lewis per mettere in scena una pellicola che sa essere contemporaneamente toccante melodramma, thriller hitchcockiano (chiara l’ispirazione da Rebecca – La prima moglie) , noir con sfumature da ghost story (con il metaforico fantasma della madre che ossessiona il protagonista) e delicata e malinconica riflessione storica e sociale, con l’alta moda britannica che diventa emblema del contrasto fra il più sobrio stile british e l’imminente rivoluzione culturale della Swinging London.

il filo nascosto, daniel day-lewis, recensione, paul thomas andersonIl filo nascosto è soprattutto la storia di un amore viscerale e respingente, che proprio come un filo invisibile ma palpabile lega due anime opposte e complementari, che si cercano, si toccano, si allontanano e si riprendono, in un valzer sentimentale in cui i passi sono gli sguardi, gli impercettibili gesti, le sottili provocazioni e i più ambigui giochi di potere insiti in ogni coppia. Una tela ostica e rarefatta, su cui Paul Thomas Anderson disegna una pellicola costantemente attraversata da una tenue e appagante tensione, che la rende una sorta di giallo amoroso, in cui al posto delle violenze più efferate ci sono loquaci silenzi e dove i colpi di scena sono sostituiti dalla lenta ma inesorabile manifestazione della vera personalità e delle più umane e condivisibili fragilità dei protagonisti.

Daniel-Day Lewis e Vicky Crieps sono sensazionali nel dare profondità e spessore ai gesti e alle azioni più semplici, come un pasto, la discesa di una scala, la reazione a una frase poco gradita, rendendoli parte di uno struggente saliscendi emotivo, in cui non esistono né vittime e carnefici né capi e schiavi, ma soltanto due innamorati che attraverso il cibo, le movenze e la reciproca riottosità combattono e si donano per trovare il proprio posto in un rapporto che va al di là delle parole e della carnalità, toccando gli anfratti più nascosti del significato più intimo dello stare insieme. Una menzione d’onore la merita certamente la straordinaria Lesley Manville, giustamente candidata all’Oscar per la sua performance, il cui personaggio diventa una sorta di arbitro in questa contesa sentimentale, agendo da filtro fra la soltanto apparente fragilità e inesperienza di Alma e l’inquietante maniacalità di Reynolds e spostando continuamente gli equilibri della coppia.

Come i pregiati abiti creati da Reynolds, Il Filo Nascosto amalgama magnificamente le più preziose eccellenze, che si intrecciano fra loro in un’opera unica e ineguagliabile di uno dei più grandi autori del cinema contemporaneo. La più ricercata rappresentazione visiva e scenografica si incrocia con la recitazione teatrale di attori poliedrici e icastici, mentre le musiche di Jonny Greenwood esaltano le fasi più significative di un rapporto particolare e allo stesso tempo universale, in un tripudio di emozioni e sentimenti che appaga i sensi, soddisfa la mente e riscalda il cuore. Un manifesto sentimentale che ci mostra come a volte il miglior modo per farsi valere sia quello di defilarsi e la maniera più efficace per affermarsi sia cedere e abbandonarsi alle proprie debolezze. Un film fatto più di sensazioni che di storia, più di gesti che di parole, che con dissacrante sincerità scava nell’animo dello spettatore, raccontando da un mondo lontano ed elitario i più misteriosi e intimi segreti del cuore.

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