Gypsy Recensione

Gypsy Recensione

Gypsy dà forma a una delle fantasie più ricorrenti – non me ne vogliate – di molti psicologi. Infilarsi nelle vite dei propri pazienti, conoscerne le persone che li circondano davvero, e non solo attraverso il vissuto. E lo spettatore viene trasformato in un voyeur.

La regola di ogni terapeuta è di mantenere i confini ben delineati coi propri pazienti: mettere paletti precisi per restare distaccati e non farsi coinvolgere. Frapporre la giusta distanza per ascoltare le loro storie, i punti di vista, farsi narrare le fissazioni, le paure, il dolore come uno spettatore attivo, ma senza oltrepassare il limite deontologico. Ma che cosa succede quando il terapeuta decide di conoscere, ovviamente di nascosto, l’antagonista della vita di ogni suo paziente? Naomi Watts è sbarcata su Netflix con una nuova serie in cui interpreta una terapista dalla doppia vita. E che doppia vita.

Nemmeno il tempo di svestire i panni di Janey-E Jones ne I segreti di Twin Peaks di David Lynch, che la Watts, 48 anni splendidamente portati, è già in quelli di Jean Halloway, la conturbante terapista che stringe una serie di relazioni intime e pericolose con persone che fanno parte della vita dei suoi pazienti. Questa è una di quelle serie TV che va vista col telecomando in mano se, come me, hai in casa tre ragazzine preadolescenti. La velocità del tuo indice nel cambiare l’immagine sullo schermo ti salverà da quella straordinaria sequenza di domande imbarazzanti che solo un genitore organizzato sa accuratamente evitare per la propria sopravvivenza.

Gypsy mostra l’attrice britannica sotto un’altra ottica: il suo aspetto etereo e angelico è totalmente fuorviante rispetto alla vera indole del suo personaggio, che si muove tra tensione erotica, ricatti psicologici e volontà di monopolio e controllo mentale sui suoi pazienti. Probabilmente la molla che la spinge è la sua monotona vita coniugale, col marito perfetto anche se in odore di tradimento con l’assistente molto sexy, e una figlia in difficoltà in una scuola dove un nugolo di casalinghe-disperate esasperanti farebbero andare in ansia anche la più solida delle madri. E così Jean Halloway si costruisce una nuova identità, la giornalista freelance Diane, per svelare a se stessa il proprio io più profondo, il che la rende di volta in volta spavalda, sensuale, erotomane. Forse sarebbe stato più godibile se lei fosse stata una protagonista più ‘maledetta’. Vedremo.

4

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