Gli Sdraiati è un film ben fatto, comico, commovente, filosofico. L’indifferenza, piaga dell’umanità, è bandita da i rapporti tra i personaggi, le relazioni sono autentiche e il messaggio trasmesso fresco e significativo.

Gli Sdraiati è un romanzo, altamente gradito, di Michele Serra. Il nucleo narrativo si presta a varie trasposizioni da quella teatrale (Father and Son con il medesimo Claudio Bisio) all’adattamento cinematografico (Gli Sdraiati di Francesca Archibugi). Al centro, la tumultuosa dinamica relazionale tra padre e figlio. Il conflittuale rapporto genitore/figlio è reso nei modi più disparati nella nostra letteratura, un esempio aulico e appropriato, è la relazione tra Zeno Cosini e il vecchio padre nella Coscienza di Zeno di Italo Svevo. Zeno, considerato l’inetto per antonomasia, in realtà lo è in riflesso speculare alla figura paterna, borghese, efficiente e pragmatica.

Il figlio, contrariamente alle aspettative del padre, è incompiuto; se realizzarsi significa seguire pedissequamente le orme del genitore tanto meglio essere un inetto, quella di Zeno è una garbata forma di ribellione.Il libro di Serra è un romanzo epistolare, o meglio dato che sono assenti le risposte del destinatario, è una lettera, a senso unico, scritta da un padre per il figlio diciassettenne. Un flusso di coscienza, una meditazione filosofica sulle contraddizioni di una generazione, incomprensibile agli occhi di quella precedente. Le basi da cui partire nella stesura della sceneggiatura non sono, dunque, le più semplici, la maggior parte dei personaggi del film di Francesca Archibugi sono originali.

gli sdraiati, recensione, francesca archibugi, antonia truppo, claudio bisioFrancesco Piccolo, co-sceneggiatore, ammette la difficoltà di tradurre in linguaggio filmico una storia, così perfettamente letteraria, senza tradirne l’essenza. Tradurre e non tradire, creare situazioni, personaggi adatti allo schermo, mantenendo i contenuti espressi nel monologo interiore del protagonista di Michele Serra. Il Giorgio di Claudio Bisio è un giornalista celeberrimo, viene riconosciuto per strada, è un uomo di successo, gestisce autonomamente il proprio lavoro, viene stimato, ascoltato da tutti, collaboratori e amici, tranne che dal figlio. Tito, l’esordiente Gaddo Bacchini, dalle incredibili doti attoriali, è un adolescente sregolato, cocciuto, dai modi scontrosi, una spina nel fianco di Giorgio.

Il padre non si arrende, cerca un dialogo, un punto di incontro, un interesse comune con il diciassettenne. I momenti di collisione tra i due protagonisti sono tra i migliori, più autentici della pellicola. Francesca Archibugi ha ammesso in conferenza stampa di essere attratta dai i dissidi tra padri e figli e, soprattutto, dalla tensione delle parti, alla continua ricerca di equilibrio e armonia. L’opera di Serra come il film stesso, non mostra un padre con il dito puntato contro il figlio, un personaggio autoritario, con la verità in tasca, come si suole dire, ma un genitore confuso, incerto. La straordinarietà della storia dimora nella personalità chiaroscurale dei personaggi, Giorgio non è l’assoluto positivo, ha un passato dalla moralità discutibile, è debole alla sensualità della carne, non è stato fedele alla moglie, è narcisista e autoreferenziale. Tito, sembrerebbe uno smidollato, e, invece, con Alice esprime una dolcezza infinita e la voglia di vivere un sentimento puro e profondo. Una nota di merito alla pellicola è il personaggio di Cochi Ponzoni, il nonno, suocero di Giorgio, trait d’union tra i protagonisti, tollerante e simpatico, dolce e disponibile, pronto ad ascoltare entrambi.

gli sdraiati, recensione, francesca archibugi, antonia truppo, claudio bisioIl film a primo impatto è al maschile, il rapporto madre/figlia non avrebbe riscosso il medesimo esito, la donna è più comunicativa, concreta, l’uomo meno esplicito, più taciturno, si vergogna a mettere in campo i sentimenti e dai silenzi si generano incomprensioni e fraintendimenti; inoltre tra padri e figli è presente una rivalità latente. Sebbene il nodo centrale della vicenda sia la relazione tra due uomini, i personaggi femminili hanno un ruolo trasversale e, comunque, fondamentale alla trama. La madre è onnipresente nei pensieri di Tito, Alice è un momento di svolta, la madre di Alice infonde tridimensionalità alla storia e al personaggio di Giorgio e, infine, la presenza di una futura presidentessa del consiglio è un buon auspicio alla riscossa del femminile in politica. In ultima analisi il film è ambientato a Milano e Francesca Archibugi, pur essendo per metà romana e per metà toscana, regala un quadro di valore della città. Il Liceo Manzoni, Sant’Ambrogio, Il Domo, Piazza Gae Aulenti. Non è necessario essere nativi di una città per coglierne la bellezza, vedi la Roma di Fellini e di Sorrentino. Gli Sdraiati è un film ben fatto, comico, commovente, filosofico. L’indifferenza, piaga dell’umanità, è bandita da i rapporti tra i personaggi, le relazioni sono autentiche e il messaggio trasmesso fresco e significativo.

Chiara Negri

4

Buono

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