Un viaggio avvincente e contorto tra i meccanismi della mente umana e una stimolante combinazione di svariati tipi di gameplay che offre un intrattenimento brillante e intelligente.

I videogiochi spesso devono far fronte alle accuse di essere veicoli di un intrattenimento senza intelligenza e ripetitivo che stimola i riflessi più che la mente. Ma questa opinione è profondamente antiquata. Forse può essere veritiera nel caso dei più grandi franchise, che fanno la loro proposta annuale, ma i piccoli sviluppatori indipendenti, senza le risorse per competere con i pezzi grossi, devono avere un approccio più fantasioso e sperimentale.

Cosa certamente vera per Get Even. È un gioco che lavora per mettere alla prova la mente e raggiunge tale scopo lodevolmente. In Get Even voi interpretate Cole Black, un burbero ex soldato con un passato oscuro che ora lavora come consulente per la sicurezza di una compagnia coinvolta nello sviluppo di un futuristico hardware militare. Ma il primo incarico di Black è salvare una giovane donna, Grace, che è stata rapita; Black l’ha rintracciata in un misterioso magazzino abbandonato nelle Midlands. Il suo equipaggiamento consiste in un telefono con pratici gadget, incluso lo scanner del DNA, un filtro per il rilevamento del calore, una mappa che visualizza i nemici nelle vicinanze e una luce agli ultravioletti. Di primo acchito la procedura sembra un po’ quella di un gioco di detective.

Black ha anche una pistola e l’abilità nell’uccidere per raggiungere la ragazza. Ma ecco il disastro: non riesce ad evitare che esploda la bomba che lei ha addosso. A questo punto le cose diventano davvero strane. Black si risveglia in un istituto per malattie mentali disgustosamente inquietante in cui, come scopre dal guardiano (Mr. Red), lui stesso ha deciso di entrare. Viene a sapere anche di avere addosso il gadget Pandora, che ricrea ricordi in forma di realtà virtuale. Perché Mr. Red lo lasci uscire deve indagare su quello che è successo a Grace e su diversi altri scenari. Inizialmente le varie missioni cui Black viene introdotto sembrano scollegate, anche come gameplay. I rompicapo, spesso connessi con l’apertura di aree prima inaccessibili, sono una costante. E ci sono ripetute sequenze oniriche di una casa che si assembla mentre lui la attraversa, che ripercorrono la disfunzionale vita domestica di un uomo chiamato Robert Ramsey (che ha una figlia di nome Grace). È tutto molto strano, ma gli elementi eterogenei confluiscono a creare un intero che tutto comprende. Quando Pandora visualizza elementi discordanti e il dialogo tra Black e Red si approfondisce, diventa chiaro che la fallibilità della memoria umana è un tema fondamentale di Get Even. E, andando verso il finale, i modi in cui la mente altera i ricordi per rimediare al senso di colpa emergono come ulteriore elaborazione di quel tema.

In altre parole, Get Even ha un’agenda molto più intellettuale dei soliti giochi, e la introduce in modo brillante senza mai risultare didattico. Una colonna sonora meravigliosamente misteriosa contribuisce moltissimo al senso di inquietante disagio. Via via che Black continua a scoprire cosa è successo, il gioco continua a crescere fino a un grande climax, che culmina in un falso finale, e la tensione sale ancora. Uscirete dall’esperienza emotivamente prosciugati ma anche ispirati, trovandovi inevitabilmente a riflettere sulla natura della memoria umana e a chiedervi se la realtà virtuale che può entrare all’interno della nostra mente possa in realtà essere una cosa terribile. Inoltre il gioco offre più di dieci ore di gameplay. Get Even non è immune alle critiche. Lo ha realizzato un piccolo team, quindi ha una carenza sul fronte della brillantezza visiva reperibile nei blockbuster. E alcune delle ultime missioni sono tanto difficili da sembrare impossibili. Ma se l’idea di essere stimolati a livello mentale vi fa gola, farà proprio al caso vostro. In più, se siete stanchi degli scettici che dicono che tutti i giochi sono banali, vi offrirà un modo eccellente per dimostrare che si sbagliano.

Steve Boxer

4

Buono

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