Flatliners è un horror che rimane in superficie tanto nella messa in scena quanto nei temi che propone, trattati meglio in altre produzioni. Rispetto al film originale manca di personalità, e il nuovo cast non regge il confronto col vecchio.

Il nuovo Flatliners è il purgatorio in formato panoramico, un luogo dell’altrove dove guardare da vicino se stessi e fare ammenda. Soprattutto: un luogo dove trovare il meglio di sé per vivere una vita (terrena) davvero compiuta. Nella sua essenza, il film di Niels Arden Oplev ci crede fermamente, ma nella sostanza, in carne e ossa da questa parte dello schermo, è un rifacimento con pochissimo da invidiare alla pellicola originale del 1990. Certi film a Hollywood dovrebbero restare dove la memoria collettiva li ha lasciati. Pena: essere risucchiati nell’infernale girone dei film che nulla aggiungono. Ce ne vuole di epinefrina per risvegliare dal coma Flatliners, il reboot-sequel (non è chiaro questo) del film di Joel Schumacher del 1990.

L’ossessione comprensibilmente umana per l’aldilà è un tema che non smette di soggiogare l’immaginazione di sceneggiatori e registi. È diventata una valvola di sfogo creativa che potrebbe meritare un genere a parte, e il numero di produzioni che trattano la morte e ciò che esiste dopo ha subìto recentemente il fascino delle “storie vere” con retrogusto da grande film per famiglie (da Il paradiso per davvero a Miracoli dal cielo) oppure produce interessanti paradigmi scientifici su cui discutere (da Hereafter a La scoperta, prodotto da Netflix). Per l’horror tale materia è ovviamente una manna dal cielo e il nuovo Flatliners si è cautamente introdotto in quest’ultima categoria, quasi per distinguersi dal precedente Linea mortale. Con risultati tuttavia altalenanti. Come nel film del 1990 un gruppetto di studenti di medicina, capitanato da Courtney (Ellen Page), mette a rischio la propria vita per scoprire cosa c’è dopo. La ragazza ha sviluppato un interesse per la materia a causa di un dramma personale: la morte della sorellina in un incidente d’auto.

Ellen Page, flatliners, Diego Luna, recensione,Le conseguenze dei loro esperimenti nel darsi la morte ed essere riportati in vita avrà delle conseguenze tragiche, dopo l’euforia iniziale. Ben presto gli errori del passato si tramutano in un pericolo autentico che può condurli a morte certa. Scritto da Ben Ripley su soggetto di Peter Filardi, autore di Linea mortale, il film di Niels Arden Oplev non solo modifica il suo stato di servizio cercando il facile sussulto e disseminando le scene di presenze inquietanti e letali, ma quasi dimentica lo squallore un po’ gotico del lavoro di Joel Schumacher. Le grandiose scenografie realizzate allora da Eugenio Zanetti si accontentano di rimpiazzo tramite banale campionario high-tech in un sottoscala chirurgico che una qualunque puntata di Grey’s Anatomy potrebbe mettere a disposizione. Terminologia compresa. I suoi giovani interpreti, manifesto saccente e spericolato dei millennials, appaiono sullo schermo per partito preso. Solo Diego Luna si rende conto della marginalità dei colleghi all’interno del privilegiato mondo da cui provengono. Ma l’appunto non basta certo a smuovere il film dalla sua rigidità, né convincono il suo personaggio a stare davvero alla larga dal pericolo.

Tutti loro cavalcano l’irripetibile momento a sentirsi Dio, ma la regia di Niels Arden Oplev non li sostiene a sufficienza, rinchiudendoli nella gabbia del déjà vu. Perfino quando sono costretti a salvare la situazione nel più ovvio dei modi. Flatliners fa rimpiangere le storie ben scritte affrontando il tema sullo schermo senza approfondire o proporre una lettura più avvincente. Soprattutto, fa rimpiangere la cara generazione X da cui provenivano le star di allora: Julia Roberts, Kiefer Sutherland (qui in un improbabile cameo che disorienta) e Kevin Bacon. Tutto il loro charme e la carica emotiva vengono rimpiazzate qui da una fredda linea piatta di sensazioni e sentimenti. Con motivazioni a rischio retorica ed escamotage che s’accontentano di rivolgere la camera di uno smartphone su se stessi per fornire la sola ancora di salvataggio a un plot superficiale e zoppicante.

Mario A. Rumor

2

Scarso

Average User Rating
0
0 votes
Rate
Submit
Your Rating
0