Al decimo film, Nolan ha raccontato la storia dell’Operazione Dynamo, imprigionando i suoi protagonisti in una striscia di terra tra mare e cielo, in cui il nemico è una presenza senza volto e l’unico valore rimasto la sopravvivenza a tutti i costi. È presto per parlare di capolavoro, ma certamente questa è un’opera che dal punto di vista tecnico, formale ed emotivo entra di diritto tra i più grandi blockbuster degli ultimi anni. Assolutamente consigliato ammirarlo nelle sale IMAX.

Film di guerra praticamente muto il cui ritmo viene dettato dal ticchettio di una bomba a orologeria pronta ad esplodere. La tendenza al realismo di Christopher Nolan trova compimento in Dunkirk, straordinaria rievocazione bellica che lavora sulla tensione e sul tempo, suo vero protagonista. Dosando perfettamente tecnica e cuore, il regista di Interstellar, Inception e della trilogia de Il cavaliere oscuro realizza qui il suo capolavoro: un’esperienza totale, che nella meraviglia dell’IMAX unito al 70mm cattura lo spettatore, lo trascina sulla spiaggia assieme ai quei 400mila soldati intrappolati, e gli fa vivere, istante dopo istante, la tensione, la paura, la speranza, la disperazione. In sintonia col film, senza un attimo di tregua, si respira la sabbia polverosa che diventa gelida tomba di cadaveri dilaniati dai bombardamenti; si percepisce l’odore dell’acqua salmastra ricoperta di combustibile pronta a prendere fuoco; si rabbrividisce tra le onde gelide che coprono ogni grido di dolore; si trema all’arrivo dei cacciabombardieri, inseguiti dagli spitfire, che ingaggiano duelli estenuanti; si sussulta a ogni deflagrazione che devasta le speranze dei giovani imprigionati in un lembo di terra. Lo schermo si impregna di emozioni: si soffre, si teme e si spera fino all’ultimo istante.

Centosei minuti bastano al regista inglese per raccontare una delle più grandi pagine della storia della Seconda guerra mondiale. Nolan orchestra gli eventi di Dunkirk dividendo la storia in tre linee temporali e fisiche usando i tre elementi primordiali: terra, acqua e aria, ovvero il molo (una settimana), il mare (un giorno) e l’aria (un’ora), inizialmente fuori sincrono ma che poi si incontrano, battono all’unisono come un unico cuore pulsante, costruendo un incredibile viaggio nell’essenza dell’essere umano. A sottolineare la precarietà della vita umana, la scelta geniale di scritturare giovani attori molto simili fra loro, a dimostrazione che siamo tutti uguali di fronte alla morte e alla follia della guerra. Dunkirk trova nelle espressioni dei suoi attori di grande esperienza il più importante effetto speciale: gli occhi lucidi del Comandante Bolton (Kenneth Branagh), che muovendo appena le labbra sottolinea le gioie e le paure più grandi; lo sguardo buono e generoso di Mark Rylance (indimenticabile il cenno che scambia con il figlio); le sopracciglia di Tom Hardy, unica parte del volto visibile per gran parte delle sue scene mentre indossa il casco da pilota. Non servono parolea questo film asciutto, condensato, silenzioso, non servono neanche le ridondanti scene madri e i classici cliché di un film bellico: basta uno sguardo diretto verso l’orizzonte o due occhi che si cercano sperando di trovare un sostegno per arrivare al cuore dello spettatore. Il frastuono sonoro incessante realizzato da Hans Zimmer è estenuante come il tempo tiranno che lega indissolubilmente il destino di migliaia di persone. E alla fine ci si rende conto di quanto sia speciale anche solo una tazza di tè caldo.

Arianna Pinton

4

Buono

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