Ant-Man and The Wasp è un sequel che riprende tutto ciò che di buono è stato visto nel primo capitolo, continuando il proprio percorso narrativo composto da scontri e combattimenti su diversi livelli e da sketch di puro divertimento. Ad aggiungere un valore in più è l’entrata in scena di The Wasp, che porta stabilità e solidità per tutto il corso della storia.

Pensando a ritroso agli eventi che sono successi del più grande crossover di Marvel Studios Avengers: Infinity War, la domanda che sorge spontanea è la stessa che gli appassionati di Formula 1, insieme al cronista, si sono fatti quando all’ultima curva del Gran Premio del Brasile Lewis Hamilton beffò la Ferrari di Kimi Raikkonen vincendo il mondiale del 2008. “Che fine ha fatto Glock?” si chiedevano sbigottiti, ed è un po’ la stessa sensazione che hanno provato i fan di casa Marvel quando durante lo scontro con Thanos mancavano all’appello alcuni personaggi che avrebbero, almeno sulla carta, ostacolato la sua ricerca delle gemme dell’Infinito. Ebbene, “Che fine ha fatto Ant-Man?”, “Che fine ha fatto Occhio di Falco?”. Il capitolo successivo si concentra sul primo quesito, sebbene già in Infinity War qualche indizio su quanto accaduto a Scott Lang (Paul Rudd) lo ha dato il filantropo cuor di metallo Tony Stark. Dopo lo scontro tra Cap e Iron Man in Civil War, il protagonista ha ottenuto un patteggiamento con il Governo americano, che gli ha ridotto drasticamente la pena, a patto però di stare 2 anni agli arresti domiciliali.

Per uno che è riuscito a uscire indenne dal Regno Quantico, questo è sicuramente come vivere recluso in gabbia, ma grazie al cielo che durante quelle giornate interminabili dentro le mura domestiche ci pensa la sua “puzzola”, la piccola Cassie, a rendere tutto un po’ meno amaro, insegnandole persino come cercare di rubare un oggetto di valore affrontando ogni genere di ostacoli. Tutto questo per gioco, sia chiaro, anche se ben presto il buon Scott sarà di nuovo chiamato a fare sul serio. Ant-Man and The Wasp non è solo una micro corsa contro il tempo, raggiungendo livelli visti nei recenti Fast and Furious (anche se con meno esplosioni), ma è anche un ottimo modo per imparare i trucchetti di magia con le carte, i segreti della batteria, e della diplomazia. Non è infatti facile trattare con un losco trafficante a sangue freddo, ma sappiate che se le parole non bastano a raggiungere l’obiettivo, una tuta capace di variare le dimensioni del corpo e di rendere il singolo estremamente potente e agile, è l’ideale per raggiungere un accordo.


Questo secondo capitolo dedicato ad Ant-Man ripropone infatti le stesse dinamiche narrative viste non solo nel primo episodio, ma in altri lungometraggi come Thor: Ragnarok, dove il livello di ironia e di sberleffo raggiunge soglie mai toccate in un film Marvel, grazie allo stile tagliente e scorretto di Taika Waititi. Peyton Reed mantiene la quota al di sotto dell’altezza percorsa dal terzo film sullo “Zio” del Tuono, ma non rinuncia alla risata e alla leggerezza che è ormai il marchio distintivo dei cinecomic di casa Marvel. Il fatto da tener presente in questo nuovo racconto su Ant-Man è l’accostamento con il personaggio di The Wasp, interpretato da Evangeline Lilly, che offre un giusto equilibrio all’interno del film, soprattutto in riferimento allo sviluppo narrativo che riguarderà direttamente la famiglia van Dyne.

La coppia funziona perché i due soggetti sembrano completarsi a vicenda, unendo l’istinto, la spensieratezza e l’impudenza di Scott con il raziocinio, la serietà e il controllo di Hope, che comunque non perde tempo a farsi valere in combattimento contro validi avversari. In più non mancano i diverbi tra loro, il che rende tutto ancora più vivace e autentico avvicinandosi a dei moderni Bonnie e Clyde. Se questo apparentemente non basta a Ant-Man and The Wasp a distinguersi dalle altre storie come Guardiani della Galassia, ci sono dei momenti riusciti dove la regia, con inquadrature e pieni sequenze che mutano assieme ai corpi durante il film, unita a un montaggio accurato sia nelle scene d’azione che in quelle più frivole, trasmette dinamismo dall’inizio alla fine.

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